Maura Di Mauro - 15.03.2008

In concomitanza con il mese di marzo - il mese delle donne - due teatri di Milano dedicano parte della loro programmazione alla donna Antigone: il Teatro Libero ed il Teatro Verdi.
In concomitanza con il mese di marzo - il mese delle donne - due teatri di Milano dedicano parte della loro programmazione alla donna Antigone: il Teatro Libero ed il Teatro Verdi.
Rispetto all'Antigone del 2000 d.C. del Libero, quella che è stata in scena al Teatro Verdi di Milano dal 29 febbraio al 16 marzo è tutta un'altra Antigone: è l'Antigone classica, quella della tragedia greca di Sofocle, Eschilo e di Euripide.
Il Teatro Verdi inserisce questo spettacolo all'interno di parte della sua stagione dedicata ad un viaggio nel femminile attraverso tre antichi miti: Cassandra, Medea e Antigone.
Antigone, come Medea e Cassandra, è un'altra figlia di re esclusa da un mondo occidentale costruito sulla violenza, dove alla donna resta solo il gesto del rifiuto. Antigone non è vittima come Cassandra, nè capro espiatorio come Medea, ma cosciente e appassionato oppositore. Rappresenta lo sguardo femminile sulle leggi della città e sulle leggi di sangue, a cui ovviamente Antigone si oppone, perchè "Anti-gone" è colei che va contro la sua stirpe. Essa immola la sua gioventù per adempiere ad uno degli atti più antichi ed ovvi: il seppellimento del fratello morto, divenuto reato per il decreto emandato dal tiranno Creonte, suo zio. Essa sceglie l'atto più estremo, il suicidio, come unico modo di ribellarsi a un mondo che non le appartiene; un atto consapevole e disperato per affermare la propria esistenza.
Ad interpretare il mito è questa volta Elisabetta Vergani, in un monologo della durata di circa un'ora, che ne ricostruisce la biografia e la storia dell'antica Tebe, città perduta e maledetta. Ad accompagnarla, dal vivo, Danila Massimi, alle percussioni. Un set ed una drammaturgia ridotti all'essenziale, a cura di Maurizio Schmidt, in cui corpo, voce e luci sono gli unici elementi utilizzati per indagare e far esprimere le viscere della protagonista.
Dopo un prologo che narra la giornata precedente le nozze, che la giovanissima Antigone dovrebbe celebrare con Emone (figlio di Creonte), Schmidt ambienta tre quarti della narrazione nella tomba, dove Creonte la rinchiude ancora in abito nuziale. Dopo aver scacciato le ombre dei genitori e dei fratelli che le hanno rubato la vita, la protagonista compie il tragico gesto. E' un urlo disperato, rivolto all'ora a Tebe, e oggi a Milano, per dire ai cittadini "guardate la sola ultima discendente dei vostri re che cosa deve subireper aver onorato la pietà".
ANTIGONE
dal 29/2 al 16/3, Teatro Verdi
via Pastrengo 16
Ore 21, 15 euro
Tel. 02. 688.00.38.
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