Giano Daneluzzo - 29.01.2008

Mentre si festeggia il sessantesimo anniversario della nostra bistrattata carta costituzionale restando senza governo anche dal punto di vista formale, il trentenne teatro Out Off di Milano, in una veste elegante e moderna, con la sua rinomata pertinenza, propone un testo di Ibsen decisamente attuale e coinvolgente, elaborato dall’eccellente Lorenzo Loris
, regista storico del Teatro di via Mac Mahon.
Mentre si festeggia il sessantesimo anniversario della nostra bistrattata carta costituzionale restando senza governo anche dal punto di vista formale, il trentenne teatro Out Off di Milano, in una veste elegante e moderna, con la sua rinomata pertinenza, propone un testo di Ibsen decisamente attuale e coinvolgente, elaborato dall'eccellente Lorenzo Loris, regista storico del Teatro di via Mac Mahon.
Il testo scelto, "Spettri"
, non è dei più noti, e viene interpretato nella traduzione di Claudio Magris, (che molti di noi conoscono per i suoi notevoli contributi sul Corriere della Sera) che ne garantisce senza dubbio la conservazione della purezza stilistica.
Helene, stupendamente interpretata da una Elena Callegari austera ed al tempo stesso passionale, che ricorda la shakespeariana Gertrude, sta per inaugurare il nuovo asilo fatto costruire in memoria del defunto marito. Per l'occasione si riuniscono nella grande casa il giovane Osvald, panni indossati da Mario Sala
, figlio di Helene e di ritorno da un lungo viaggio tra Roma e Parigi, ed il pastore Manders, ossia l'eccellente Antonio Zanoletti
in splendida forma, amico di lunga data di Helene e suo consulente finanziario. In casa vive anche Regine (la bella Stefania Ugomari di Blas
), giovane domestica, trattata da Helene come fosse una figlia e che vive nel sogno di essere portata a Parigi, un giorno, da Osvald. Intanto Engstrand, padre di Regine, interpretato da Massimo Greco
in maniera non particolarmente appassionante, progetta di aprire una stamberga per pescatori in città e di trascinare con sé la riluttante figlia. Un acceso dibattito tra Osvald ed il pastore Manders, in cui il testo vuole lanciare un audace attacco alla morale imperante, evidenziando come tante volte coppie non unite in matrimonio sono più pure, fedeli e virtuose di tante altre coppie sposate che tanto clamore fanno per le immoralità altrui, sarà la scintilla che farà divampare la tragedia. Helene dovrà raccontare chi realmente fosse il marito, il venerato ciambellano Alving: un depravato, violento e dissoluto, mentre Regine è in realtà frutto delle violenze del ciambellano ai danni di una domestica. Il pastore Manders rivede molte verità e rivaluta le scelte del passato, come la negazione del grande amore verso Helene, per via dei Valori irrinunciabili. La vicenda precipita, un incendio distruggerà l'asilo, Osvald, colpito da una grave infermità mentale, dovrà rinunciare al suo amore per Helene, quando scoprirà che è la sua sorellastra e la tragedia consumerà tutte le vite, senza risparmiarne alcuna.
Nel complesso una rappresentazione ben riuscita, grazie in particolar modo ad una regia eccellente che ha saputo raccogliere il meglio del testo ed amplificarlo con l'aiuto degli eccezionali Antonio Zanoletti e Elena Callegari. Buono il lavoro di Daniela Gardinazza, alle scene, semplici, ma efficaci, con al centro del palco una parete trasparente che ben rappresenta il confine tra la realtà e gli spettri dei ricordi, tra ciò che è e ciò che potrebbe essere. Le immagini proiettate sullo sfondo avrebbero anche potuto aiutare lo spettatore ad entrare meglio nei ricordi e nei pensieri, ma hanno troppe volte distratto l'attenzione da ciò che avveniva.
Un piccolo appunto: nel 2006, mentre si ricordava il passaggio di un secolo intero dalla morte del drammaturgo norvegese, il teatro Out Off compiva 30 anni di successi e di ardite sperimentazioni, che ne hanno caratterizzato la fisionomia oramai ben nota ed apprezzata dal pubblico milanese.
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