Il trascendente intimismo di Iben sul Lago d'Orta

Maddalena Peluso - 19.12.2007 testo grande testo normale

Tags: Iben, Nagel, Rasmussen, Maddalena

Nella piccola e accogliente sala del Teatro Sociale di Omegna, sull'immobile ed argenteo Lago d'Orta, l’atmosfera per la rassegna "Teatri in limine - walking on the lakeside...", organizzata dal Teatro delle Selve, è sacrale: Iben Nagel Rasmussen, attrice storica dell’Odin Teatret, è in scena con "Il libro di Ester"...

"La vita è un momento/Buono e cattivo./Se credi o speri/Sei deluso".

Domenica 2 dicembre 2007: nella piccola e accogliente sala del Teatro Sociale di Omegna, l'atmosfera per la rassegna "Teatri in limine- walking on the lakeside..." organizzata dal Teatro delle Selve, è sacrale: nessuno riesce a distogliere lo sguardo dalla accorata Iben Nagel Rasmussen, attrice storica dell'Odin Teatret, in scena con "Il libro di Ester", capace di "prolungare la voce di sua madre" come soltanto un'attrice dell'Odin può fare, incarnandola teatralmente, in un processo di reviviscenza che tramortisce lo spettatore e gli impedisce di seguire le foto che scorrono al fianco.
Perché l'attenzione è divinamente focalizzata su un piccolo scrittoio in una scena spoglia, dove si consuma una di quelle prove attoriali che mettono i brividi.
Il violino di Elena Floris accompagna le proiezioni, seguendone il ritmo come accadeva nei vecchi film muti mentre l'attrice, tra un racconto e l'altro, scandisce il tempo con una macchina da scrivere.
"Quando – spiega Rasmussen nell'opuscolo di presentazione - nel 2003 mia madre, a 85 anni, sprofondò nella demenza senile e fu ricoverata in una casa per anziani, decisi di portare a termine lo spettacolo che avevo cominciato ad abbozzare: il racconto della sua vita".
La ricerca interiore dell'attrice danese parte da "Il libro del seme", il diario di sua madre Ester "in cui i pensieri gravitano intorno alle aspettative per la maternità imminente, mentre gioia e speranza cozzano, letteralmente, contro la guerra che sta subito fuori dalla porta di casa".
Ed è così che i sentimenti che una donna incinta, durante la guerra, nutre per l'embrione nel suo ventre descrivendo la vita di ogni giorno, i sogni sul futuro, il terrore di morire prematuramente, si intersecano alle conversazioni commoventi, grottesche e tragicomiche di una ormai vecchia e indurita madre, le sue insistenze a lasciare l'ospizio per trasferirsi a casa della figlia, magari in una roulotte in giardino.
Uno spettacolo poetico e antropologico dove non c'è solo pathos ma una tecnica pura e perfetta, organica ed artificiale: "la fiamma viva dell'emozione dentro al vaso chiuso della forma", per dirla alla Cieslak.
“Il libro di Ester – spiega l'attrice, spellata per la forza della sua stessa maestria - è uno spettacolo o un racconto? La sua essenzialità, la rinuncia a teatralizzare, costituiscono la sua forza, o sono il risultato della stanchezza di una vecchia attrice nei confronti della propria professione e di se stessa? Che importanza hanno domande come questa se la storia vuole e se può essere raccontata e se qualcuno ha voglia di ascoltarla?”
E chi si sottrarrebbe alle storie raccontate da “un clown bianco con lacrime rosse, un arlecchino nero, un folletto, una donna radiosa e sola”, come l'ha definita Ferdinando Taviani in "Itsi Bitzi"....
“L'arte di passare dall'autobiografia alla poesia consiste proprio in questo: nel trovare in una vita privata, gettando via quintali di aneddoti e di dolori, la miniatura della storia che la circonda, come un paesaggio che si rispecchi in una pupilla”.
Ed è complesso delinearne i contorni ovattati senza confonderli con i sentimenti che ne sono scaturiti.
Il cuore non si può mettere nero su bianco. Ma Iben, lo porta in scena con gelida passione, trascendendo se stessa nello studio del distacco. E quanto fa male, ancora adesso, a pensarci…


Il libro di Ester
con Iben Nagel Rasmussen e Elena Floris
Testo e regia: Iben Nagel Rasmussen
Arrangiamento musicale: Anna Stigsgård e Uta Motz
Filmati: Halfdan Rasmussen e Jan Rüsz
Montaggio dei film: Torgeir Wethal
Consigliere alla regia: Eugenio Barba


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