Tiziana Mezzina - 24.10.2007

Ha fatto tappa al Teatro Smeraldo di Milano, per soli quattro giorni, Julio Bocca, grande danzatore e coreografo argentino, per l’ultima performance della sua carriera che si concluderà, come annunciato dallo stesso artista, il prossimo 22 dicembre a Buenos Aires.
Ha fatto tappa al Teatro Smeraldo di Milano, per soli quattro giorni, Julio Bocca, grande danzatore e coreografo argentino, per l'ultima performance della sua carriera che si concluderà, come annunciato dallo stesso artista, il prossimo 22 dicembre a Buenos Aires.
Scoperto da Baryshnikov nel 1986, diventato primo ballerino dell'American Ballet Theatre, Bocca ha fatto volteggiare un'altra grande ritiratasi quest'anno, Alessandra Ferri, creando con l'etoile italiana una coppia paragonata dal New York Times alla leggenda Nurayev-Fonteyn.
L'artista argentino, che ha ballato nei teatri più prestigiosi del mondo, Opèra, Royal Ballet, Bolshoi,
ha scelto di congedarsi dal pubblico di tutto il mondo con un tour che dura dal novembre 2006, Boccatango, accompagnato dal suo Ballet Argentino, compagnia voluta fortemente dallo stesso Bocca per dare la possibilità ai grandi talenti della sua terra di affermarsi nel mondo della danza.
In Boccatango, affiancato da sei ballerini, tra cui la bravissima Cecilia Figaredo, otto musicisti e due cantanti, Bocca porta sul palco le classiche atmosfere argentine, sulle musiche di Astor Piazzolla e di tanghi meno noti ma di pari suggestione.
Palco spoglio, luci discrete, coreografie complesse, lo spettacolo si apre all'insegna della sensualità ambigua: Bocca che danza su di un tavolo le sue ansie più profonde creando un'atmosfera di grande tensione emotiva sottolineata dal sensuale ingresso di Cecilia Figaredo che abbandona poco dopo il palcoscenico lasciando il suo compagno unico protagonista.
Si susseguono poi sulla scena giovani ballerini che danzano sulle note di questo ballo figlio delle culture latine, nato, secondo Piazzolla, nei bordelli di Buenos Aires, fino alla splendida coreografia di Bocca e della Figaredo, entrambi a petto scoperto, che diventa l'acme dell'intero spettacolo.
Ma la performance più impegnativa Bocca, che viene spesso ricordato come il "Pavarotti della danza", la regala nella parte finale del suo show dove, alle prese con una scala, muove il suo corpo sinuoso e al tempo stesso vigoroso con la grazia e l'eleganza che gli vengono dalla danza classica e con quella forza e quella virilità tipiche del tango.
Un'esibizione semplice, intima che sembra non voler cedere alle facili e spesso praticate spettacolarizzazioni cui il tango e le sue coreografie si prestano.
Si consuma in poco più di un'ora, forza e debolezza dell'arte, l'adieu alla danza di un grande che il tango, d'ora in poi, lo ballerà solo in milonga, come un argentino qualsiasi.
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