Vite a passo di danza VASLAV NIJINSKY (Kiew 1889 – Londra 1950)

Isabella Sala - 04.09.2007 testo grande testo normale

Tags: Nijinsky,biografia,vite,danza,danzatore,coreografo

Il nome di Vaslav Nijinsky è annoverato fra quello dei più celebri e noti danzatori di tutti i tempi, per indubbi meriti artistici, ma anche, purtroppo, per la dementia precox che caratterizzò l'ultima fase della sua vita.

Il nome di Vaslav Nijinsky è annoverato fra quello dei più celebri e noti danzatori di tutti i tempi, per indubbi meriti artistici, ma anche, purtroppo, per la dementia precox che caratterizzò l'ultima fase della sua vita.
Nijinsky, secondogenito di una coppia di ballerini polacchi emigrati in Ucraina, trascorse un'infanzia povera, segnata dagli stenti e dalla passione per la danza. Nel 1900 si iscrisse alla Scuola di Ballo Imperiale di Sanpietroburgo, dove si formò sotto la guida di Pavel Gerdt e Nicholas Legat (1) perfezionandosi poi con Enrico Cecchetti (2). La robusta preparazione tecnica gli permise di ovviare allo svantaggio di una conformazione fisica non del tutto armonica.
Non ancora diplomato ebbe occasione di danzare in alcune creazioni di Mikhail Fokin (3) per il Teatro Marijinsky di Sanpietroburgo: Acis e Galatea (1905), Pavillon d'Armide (1907), Une nuit d'Egypte (1908) e Chopiniana (1908). Diplomatosi restò al Marijinsky, dove fu affiancato da partners d'eccezione quali: Pavlova, Preobrajenska, Karsavina e Kschessinska.
Qui fu notato da Sergej Diaghilev e scritturato per le tournées europee dei Ballets Russes, pur restando legato al Marijinsky. Tra il 1909 e il 1910 interpretò diverse creazioni di Fokin: Le Pavillon d'Armide, Le festin de Cleopatre, Les Sylphides (una ripresa sotto altro titolo di Chopiniana), una rielaborazione di Giselle, Shéhérazade e Carnaval, queste ultime su musica di Rimskij-Korsakov. Diaghilev aveva visto giusto: Nijinsky rivelò eccezionali doti espressive e un'innata capacità di calarsi nei personaggi cui dava vita.
Nel 1911 il danzatore fu costretto ad interrompere il proprio legame con il Marijinsky, a causa di uno scandalo (4), Diaghilev ne approfittò per vincolarlo a sé instaurando un asfissiante rapporto di dittatura umana e artistica. Fino al 1913 Nijinsky partecipò alle tournées europee dei Ballets Russes interpretando coreografie pensate appositamente per lui da Fokin, fra cui Le Spectre de la Rose, Petruska, Narcisse, Le Dieu Bleu, Daphnis et Chloé, e titoli di repertorio.
Nello stesso periodo iniziò ad interessarsi anche alla pratica coreografica, creando capolavori capaci di destare scalpore, in quanto espressione di un progressivo distacco dal genere classico-accademico. Per L'Apres-Midi d'un Faune (1912), su musica di Debussy, Nijinsky si basò su un'idea iniziale di Leon Baskt (5): la realizzazione di un balletto, ispirato ad un'egloga di Mallarmé, che fosse come un bassorilievo greco in movimento. Secondo il ricordo della sorella Bronislava Nijinska, che collaborò alla coreografia, Vaslav scelse di estrapolare dalle sculture greche le pose più spigolose, accentuandone l'aspetto primitivo e la carica erotica sottesa. Si allontanò così dal dettato classico-accademico in favore di un movimento più espressivo e meno codificato. Ricerca che proseguì con Jeux(1913), sempre su musica di Debussy, in cui sviluppò una coreografia mista di movimenti liberi, non precostituiti, tratti dal gioco del tennis e passi accademici. Con Le sacre du Printemps (1913) consumò, invece, la rottura definitiva con la tradizione classica, proponendo movimenti del tutto inusuali a quei tempi per il balletto, ma funzionali alla visione di un'umanità primordiale, legata alla terra, ed intenta a celebrare riti primitivi. Le nuove idee coreutiche, che comprendevano l'utilizzò dell'en dedans (6), di cadute, disequilibri e pose disarmoniche, vennero studiate secondo l'approccio euritmico di Dalcroze (7), utile ad affrontare le difficoltà ritmiche della partitura di Stravinsky.
Nel 1913 all'indomani di una tournée sudamericana intrapresa in assenza di Diaghilev, Nijinsky convolò a nozze con Romola de Pulzky, nobile ungherese. Questo ambiguo matrimonio, contratto forse per affrancarsi dal tirannico impresario, fece calare il sipario sull'esistenza del celebre ballerino, diventato ormai un mito vivente. Alle incomprensioni e relative riconciliazioni con Diaghilev, seguirono il tentativo di far fortuna a Londra, l'internato in un campo di lavoro a Budapest, durante la prima guerra mondiale, la fuoriscita grazie al vecchio mentore per una tourné negli Stati Uniti e infine la diagnosi di schizofrenia, nel 1919 in Svizzera. Poi trenta lunghi anni di silenzio, a far la spola tra ospedali e ricoveri psichiatrici, infine la morte nel 1950 a Londra e la pubblicazione postuma dei suoi famosi diari, testimonianza di una personalità geniale e tormentata.
Note:
1. Pavel Gerdt (1844-1917) e Nicolas Legat (1869-1937): danzatori ed insegnanti russi appartenenti all'entourage del Teatro Imperiale di Sanpietroburgo o Teatro Marijinsky.
2. Enrico Cecchetti(1850–1928): ballerino, maestro e insegnante di ballo italiano, studiò con Lepri e Blasis e debuttò alla Scala di Milano. Divenne presto secondo maestro di ballo ai Teatri Imperiali di San Pietroburgo e insegnante nella relativa scuola. Diresse anche la scuola di ballo della Scala. Il suo metodo è ancor oggi un caposaldo per l' insegnamento della danza classica.
3. Mikhail Fokin (1880-1942): ballerino e coreografo russo, formatosi all'Accademia Imperiale di Balletto, lavorò presso il Teatro Marijinsky di San Pietroburgo e fu scelto da Diaghilev come coreografo dei Ballets Russes. Occasione in cui potè mostrare le sue doti di riformatore della danza.
4. In occasione di una rappresentazione di Giselle Nijinsky interpretò Albrecht nel cosiddetto costume francese, ossia senza indossare i calzoncini allora in uso, sopra la calzamaglia.
5. Léon Baskt (1866- 1924): pittore, scenografo e costumista russo, divenne noto proprio disegnando le scene ed i costumi per i Ballets Russes, coniugando la raffinatezza del simbolismo francese alla tradizione popolare russa.
6. En dedans: termine francese usato nella danza per indicare la rotazione all'interno delle gambe e delle braccia, il concetto opposto è l'en dehors su cui si basa l'intera tecnica classico-accademica.
7. Émil Jacques Dalcroze (1865 – 1950): musicista ed insegnante svizzero, sviluppò l'euritmica, un originale metodo per l'insegnamento della musica attraverso il movimento.
Indice immagini: da sinistra a destra: Nijinsky in costume di scena, ritratto a mezzo busto del giovane Nijinsky, Nijinsky in Giselle, in Petruska, in Le Spectre de la Rose e in L'Apres-Midi d'un Faune.

  • Vite a passo di danza VASLAV NIJINSKY (Kiew 1889 – Londra 1950)

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