La vita da spertusare di Barbara Apuzzo

Maddalena Peluso - 29.05.2007 testo grande testo normale

Tags: Barbara Apuzzo, Teatro Verdi, Maddalena Peluso, disabili. Milano,

Infermità non è sinomino di infelicità
A raccontarlo nell'intenso e spiazzante monologo "A Noce" è la 30enne Barbara Apuzzo in scena al Teatro Verdi di MIlano. Per lei grande successo di pubblico e di critica.

Fisioterapia? Logopedia? Invalidità? Un mondo "zerodifetti"? No! No! No! No! Senza mezzi termini. Con determinazione e perseveranza, come un "papiccio con la sua noce". Ma tante negazioni celano inequivocabilmente un positivo e responsabile grido alla vita, " a' spertusarla" con allegria e convinzione. Un messaggio che giunge dalla 30enne Barbara Apuzzo, autrice e interprete del delicato "A' Noce", in scena al Teatro Verdi di Milano fino al 27 maggio. Un monologo, presentato al Premio Ustica nel 2005 e vincitore del premio speciale della Giuria, che non cede mai al patetico e attanaglia lo spettatore conducendolo nel mondo di un "pappicio", un animaletto piccolo piccolo…nero…con le zampe corte…lento….insomma un verme...vive all'interno della noce e si nutre del frutto…e intanto si rende conto che al di là del guscio esiste un mondo…un mondo che è sinonimo di libertà…di un "fuori" mai visto…un fuori che forse verrà conquistato uscendo dalla noce…dal suo guscio…guscio che molto lentamente viene scalfito in più parti…fino ad essere "spertusato". La metafora di una vita da conquistare giorno per giorno fatta di piccole sfide: ottenere la libertà di prendere un tram a Milano, andare ad una manifestazione, prendere la bicicletta, andare in montagna, iscriversi in palestra, vista con gli occhi di chi ha dovuto lottare per "uscire dal guscio". Barbara Apuzzo, affetta da artogriposi sin dalla nascita, ha iniziato a camminare a 14 anni, dopo 15 interventi. Ma con ogni probabilità ha scoperto la passione per il teatro già molto prima. E qui sviluppa la relazione tra il concetto tempo/spazio ed una persona, come lei, che ha le sue diversità, i suoi handicap fisici: "ogni tanto lo Stato si ricorda di convocarti per confermare l'invalidità…ed io lo sono permanente al cento per cento…ma che cazzo c'è da confermare allora??!!". La giovane attrice, vestita di rosso in una tetra scena nera, unica presenza una sedia a rotelle, ma, si badi, di quelle utilizzate negli uffici, che diventa all'uopo strumento di divertimento, non nasconde a fine spettacolo un certo affaticamento e una certa emozione, ritornando dinanzi al pubblico per ben tre volte. Il suo racconto, "ironico e toccante, lucidissimo e spiazzante" costringe il pubblico a cambiare punto di vista e ridere con lei delle assurdità nel mondo che cura i diversi: "fin da piccola ogni giorno dovevo fare logopedia, in cui un adulto ti fa i versi come se fossi in fasce "caaa..caaa…caaa…piii…piii…piii…cuuu..cuuu..cuuu". E pensi: non voglio diventare adulto se devo finire così". La leggerezza nell'ironizzare sulle piccole miserie del quotidiano, dei parcheggiatori abusivi che "potrebbero lavarle le macchine sul marciapiede, che mi sporco tutta quando sono costretta ad appoggiarmi", alle stampelle che "permettono di arrivare un quarto d'ora prima. Vi sembra poco? Più di sette minuti a stampella!" fa così riflettere sulla cosiddetta normalità dei "normodotati". E la recitazione della Apuzzo non lascia spazio ad applausi, a pause di compiacimento, va avanti come un treno esigendo il più rigoroso silenzio dal pubblico, diviso tra chi l'ascolta severo e chi tenta di partecipare alla conversazione, comprendendo che non c'è pietismo strumentale nelle sue parole e che, come "dicette o pappici a' noce: damm' o tiemp ca te spertoso" E alla fine Barbara Apuzzo vince. "Spertosa" il pubblico. E il suo messaggio resta vivido…

"A noce"
Compagnia del pappicio
di e con Barbara Apuzzo
Teatro Verdi
Via Pastrengo 16 - Milano
15-27 maggio
tel. 02.6880038


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