Paolo Rossi: dal Derby al Cantiere il conflitto è il teatro

Maddalena Peluso - 24.05.2007 testo grande testo normale

Tags: Paolo, Rossi, Cantiere, Derby

A concludere lo streetfestival "Six in the city" organizzato dai ragazzi del Cantiere di Milano è stato domenica 20 maggio Paolo Rossi. Il comico è ritornato tra le mura del "Derby", storico cabaret milanese oggi occupato dall'attivo centro sociale.

Ma può esistere un teatro senza conflitto?
Perchè altrimenti "Romeo e Giulietta si sarebbero sposati e avrebbero divorziato dopo due anni per mancanza di conflitto".
Resta sicuramente il "conflitto" la prima e più autentica forma della risata. Il conflitto con lo società, lo stato, le istituzioni, la famiglia, la fidanzata, il potere costituito. Ed è proprio dall'analisi disincantata e ironica del conflitto che, negli anni ottanta, nasce una nuova forma di satira.
Ed oggi, dopo "sei anni di conflitto", ma quello serio, ecco che il centro sociale "Il Cantiere" di Milano organizza "tre giorni di festa", invitando per la serata conclusiva, domenica 20 maggio, un "piccolo" comico che di "conflitti" ne sa qualcosa. Così Paolo Rossi, ospite in questi giorni al Teatro Piccolo con "I giocatori" di Dostoevskij, è salito sul palchetto messo in piedi dai ragazzi del Cantiere, di fronte alla sede suprema del Sole24ore, proprio nella vecchia palazzina liberty dove un tempo sorgeva il Derby, la culla del cabaret milanese. "Ho cominciato a lavorare proprio lì" - indica Rossi - "poi li hanno arrestati tutti. Non so perchè. Io ero piccolo e li conoscevo appena".
Con cinque euro di sottoscrizione, oltre duemila persone, accampate nel piazzale in via Monterosa, in rispettoso silenzio, ascoltano Rossi, senza censure ma ricco di "conflitti": "I Promessi Sposi, senza Don Rodrigo, sono una puntata di Stranamore. Achab, senza balena bianca, è un povero vecchio che ha dei problemi di tarli alla gamba! Per finire con Peter Pan, che senza Capitan Uncino, è una checca isterica vestita da Dolce e Gabbana che importuna i coccodrilli!" Tutto per dimostrare come sia importante avere un antagonista, credere nei "conflitti". E i suoi "sogni capovolti" non possono che entusiasmare il "pubblico comunista", anche se l'audio è basso e dalle ultime file non si vede niente: "Io ci metto il mio. Voi metteteci il vostro. Sono piccolo, mica posso fare miracoli". E invece il miracolo lo fa. Scuote le vecchie mure dell'ex Derby offrendosi alla giovane platea convinta che il cabaret a Milano sia nato con lo Zelig. Il sesto conpleanno del Cantiere, "Six in the City" si chiude così. E a tarda sera, dopo tre giorni di festa, aperitivi mangerecci, mostre fotografiche, partite di basket, l'hardcore della ZizzaPawaPosse, Daniele Sepe e la Rote Jazz Fraktion, la FreakOrchestra, Tonino Carotone con gli Arpioni, le cene salentine, iniziative, presenze metropolitane, socialità e musica di tutti, Paolo Rossi annuncia un gruppo di danzatori tibetani di Sondrio. Ma soltanto per scherzo. E dalle ultime file, dopo il bis del comico, c'è chi chiede: "e i danzatori tibetani? Mica la festa è finita?". Speriamo di no...

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