Schettino: fondamentalmente... napoletano

Maddalena Peluso - 22.05.2007 testo grande testo normale

Tags: Simone, Schettino, Milano, Teatro Ciak

L'umorismo napoletano di Simone Schettino non poteva non colpire il pubblico milanese. Dopo la messa in scena al Teatro Ciak di Milano, il "fondamentalista" gioca in casa e attende il suo pubblico nel napoletano il 14 giugno .

Da sempre ci si occupa del riso come fenomeno psicologico o biologico, analizzandone le molle che lo provocano e le finalità a cui è destinato, collegandolo a un istinto e a una funzione sociale specifica.
Perché il riso non può essere compreso se non nel contesto storico in cui sorge. E quello che vale per il riso, vale in generale anche per il comico.
Una premessa fondamentale per comprendere e valutare degnamente lo spettacolo Del bel Paese c'è rimasto solo il formaggio del fondamentalista napoletano Simone Schettino, in scena al Teatro Ciak di Milano dal 16 al 20 maggio e in data unica a San Giorgio a Cremano (Napoli) il 14 giugno.
Senza dubbio anche Michail Bachtin se avesse conosciuto la comicità napoletana, ne sarebbe rimasto affascinato. E nei suoi studi invece che su Rabelais, si sarebbe concentrato su Eduardo De Filippo.
Non si tratta di campanilismo: la comicità "regionale", in particolare proprio la napoletana, utilizza da sempre chiavi "fatte su misura"; se una barzelletta non fa ridere, hai buone probabilità di scatenare un sorriso se la reciti in napoletano.
Così che, assistendo allo spettacolo di Simone Schettino, sembra di rivedere l'abusivo della Darsena o quel collega tanto simpatico di Avellino, compagno di grasse risate, un fiume in piena di battute incalzanti, frasi "scorrette", allusioni poco eleganti e urli da osteria.
Quella di Schettino, resta dunque una "napoletanità" che non è ancora diventata stantia, ma che si rinforza e trae ossigeno proprio dall'analisi disincantata dei vizi della nostra italietta, un tempo il "Bel Paese", senza falsi moralismi o prese di posizione.
Ad accogliere gli spettatori nella "piazzetta", luogo da sempre deputato a raccontare i propri guai, c'è il "presentatore", un ingessato Pino Mosca. A lui il compito di introdurre il cabarettista Enzo Fischetti, già apparso sugli schermi di Rai Due con Bulldozer, che riscalda il pubblico con le sue misere vicissitudini in attesa dell'entrata di Schettino.
La politica, gli affitti, l'economia, le abitudini sociali e le tradizioni religiose diventano il pretesto per "ridere" di noi, ancorati alle ben collaudate e "tradizionali" battute. Come per l'avanzata dei cinesi in Italia, che "ci copiano tutto, ma proprio tutto. I cinesi, ultimamente, a Milano hanno perfino attaccato la polizia. Pure questo c'hanno copiato!". Insomma, "un piangersi addosso", tanto caro alla comicità partenopea, senza lagne ma con la sicurezza che "almeno così ci guadagneremo il paradiso".
E come non ripensare a Massimo Troisi, che in uno scenetta della Smorfia, spiegava: Tutti ti dicono di guardare arret' a te, a chi sta peggio. E io guardo avanti e vedo la gente che si gira a guardare a me. Ma quando guardo dietro….Nun ce sta' nisciun!!!!!!. Certo che ascoltata in napoletano fa ridere di più...

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