Tiziana Mezzina - 20.03.2007

Un uomo e una donna, all’uscita dall’ufficio il venerdì sera, restano bloccati in ascensore. Per due giorni Laura (Amanda Sandrelli) e Daniele (Blas Roca Rey) sono costretti a vivere nello spazio claustrofobico di un ascensore e a condividere tutto, anche i bisogni più intimi della propria anima e del proprio corpo.
Un uomo e una donna, all'uscita dall'ufficio il venerdì sera, restano bloccati in ascensore. Per due giorni Laura (Amanda Sandrelli) e Daniele (Blas Roca Rey) sono costretti a vivere nello spazio claustrofobico di un ascensore e a condividere tutto, anche i bisogni più intimi della propria anima e del proprio corpo.
E' questo il filo conduttore di "Xanax" di Angelo Longoni , in scena al Teatro Oscar di Milano fino al 1 aprile. "Xanax" come il farmaco antipanico che Laura e Daniele scoprono di assumere, seppure per ragioni diverse. O forse per la stessa inconfessata paura, la paura di vivere.
E quarantotto ore possono diventare un'eternità quando si sta chiusi in quattro metri quadrati senza ricambio d'aria, senza acqua, senza cibo, quando la paura è incontrollabile, stringe il cuore con la sua morsa, lo fa battere all'impazzata, paralizza le azioni e i pensieri. E quando si è costretti a condividere l'intimità con un perfetto estraneo.
Proprio la situazione limite che si ritrovano a vivere, fatta di isolamento, panico, perdita di controllo, porta i due protagonisti ad agire in modo sconosciuto a loro stessi arrivando a rivelare di sé più di quanto non abbiano mai fatto in passato persino con le persone più care.
Laura e Daniele si lasciano andare, liberano le loro angosce, le loro nevrosi, le loro ossessioni riconoscendosi per quello che sono: un uomo e una donna fatti di mille fragilità e debolezze alle prese con la stessa fatica di vivere.
Solo il lunedì mattina, quando poco dopo l'alba gli inservienti della ditta di pulizie che si occupa dell'interno dello stabile arriveranno per sistemare e pulire gli uffici, Laura e Daniele, si riappropriano delle loro maschere, indossano i loro abiti di circostanza, tailleur d'ordinanza lei, giacca e cravatta lui, per tornare ad interpretare il ruolo che conoscono e che tanto li rassicura.
In quasi un'ora e quaranta di recitazione garbata e raffinata, Amanda Sandrelli e suo marito tengono la scena dando vita ad uno spettacolo originale, godibile, a volte tragico, a volte comico, ma sempre straordinariamente vero, come la vita di tutta i giorni.
Lucida e curiosa la regia, brillante e vivace la messa in scena, ma soprattutto grande prova di bravura e di eclettica vocazione artistica dei due protagonisti.
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