L'idiota di Dostoevskij - Un buon esercizio drammaturgico per Corrado Accordino

Giano Daneluzzo - 27.01.2007 testo grande testo normale

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L’idiota di Dostoevskij di Corrado Accordino appare come un buon esercizio drammaturgico. La sua personale rivisitazione presentata per il pubblico del Teatro Libero di Milano, decisamente introspettiva...

L'idiota di Dostoevskij di Corrado Accordino appare come un buon esercizio drammaturgico.
La sua personale rivisitazione presentata per il pubblico del Teatro Libero di Milano, decisamente introspettiva, gli permette di mettersi in evidenza e di fare sfoggio di discrete capacità comunicative.

La scelta del palco vuoto e buio, fatta eccezione per un piccolo fiore al centro, la scelta di ridurre tutto il testo ad un lungo monologo a singhiozzo di circa un'ora e la scelta delle luci estremamente semplici e dirette lo mettono al centro del dramma, permettono un coinvolgimento più sottile, ma più profondo. Soprattutto, lo lasciano al centro del palco in un intenso rapporto col pubblico, che lo osserva sotto ogni angolazione: si osserva il Corrado Accordino regista che sceglie un taglio molto personale ed al tempo stesso quasi populista, del testo e dell'interpretazione; si apprezza il Corrado Accordino attore, che interpreta il Principe Myskin in una chiave quasi “benniana” e che sfuma da una caratterizzazione profonda e forte, che può ricordare i personaggi di Francesco Nuti , sino a punte di vacuità, come a voler ricordare l'idiozia del protagonista.
E si osserva anche il Corrado Accordino "tutto fare", che si diverte ad interpellare provocatoriamente il pubblico e che dirige le luci e che sembra dialogare con le musiche che sporadicamente si sentono.

Nel complesso un Corrado Accordino decisamente in forma, con una splendida voce profonda e sfruttata ottimamente, con una figura sul palco convincente e con una interpretazione coinvolgente, si può dire che L'idiota messo in scena al Teatro Libero sia una sperimentazione ben riuscita, anche se restano forti le perplessità per la mimica clownesca da Power Ranger tipica della scuola di Corrado D'Elia.

Si apprezza il lavoro svolto soprattutto in considerazione del fatto che una sola persona ha creato lo spettacolo, lo ha impostato, lo ha studiato e messo in scena, coinvolgendo il pubblico per 60 lunghi minuti ed offrendo una chiave di lettura del testo nuova, ma rispettosa dell'identità dell'opera.
Il taglio del personaggio di Rogozin, così come la rilettura del principe Myskin non distolgono l'attenzione dal messaggio principale del testo, la rinuncia alla passione per lasciare il campo libero alla compassione, ma addirittura la evidenziano maggiormente.


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