Quando acrobazia fa rima con poesia. ''Creature'' alla Triennale di Milano

Alessia Guadalupi - 02.08.2006 testo grande testo normale

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Il teatro in realtà non ha sempre bisogno di grande drammaturgia, di dialoghi impegnati, di tematiche complesse. A volte bastano pochi elementi: sette ragazzi kenioti, un po’ acrobati, un po’ attori un po’ circensi, una cantante italo-congolese dalla voce calda e penetrante, un clown un po’ ingenuo, un’ambientazione fatta solo di un prato, di giochi di fuoco e d’acqua, il pubblico seduto sui tre lati della scena e ogni tanto delicatamente coinvolto dagli attori… e il risultato è uno spettacolo poetico, coinvolgente, mozzafiato al tempo stesso.

“Creature” è uno spettacolo di teatro acrobatico africano, di Marcello Chiarenza e Alessandro Serena, realizzato in collaborazione con l'Istituto Italiano di cultura di Nairobi; fa parte del progetto Two worlds circus, che ha ottenuto il sostegno della Commissione Europea (Fondo europeo per lo sviluppo).
La tournée è già al secondo anno e ha riscosso ovunque notevole successo di pubblico e critica; il 20 e 21 luglio lo spettacolo è passato da Milano, ospitato nell'adatta cornice del prato sul retro del palazzo della Triennale, verso il parco Sempione. Il regista Marcello Chiarenza e il direttore artistico Alessandro Serena, entrambi, per formazione e interessi esperti del mondo del circo e del teatro di strada, per realizzare questo progetto hanno lavorato direttamente a Nairobi, a contatto con la realtà locale degli spettacoli e delle feste di piazza.

Il rimando del titolo al Cantico di San Francesco e la tematica dei quattro elementi, acqua aria terra e fuoco, in realtà non emergono nello svolgersi dello spettacolo, fatto solo di evoluzioni spettacolari, musica ogni tanto ritmata e veloce e ogni tanto suggestiva, e oggetti di volta in volta creati dagli attori con materiali poveri come legno e tela, che evocano animali, pesci, meduse, il sole o la luna, una culla o una barca.

Il filo del racconto è sempre e solo accennato; un teatro pressoché muto, ma dalla forza di coinvolgimento altissima. Evoluzioni, salti della corda con ogni parte del corpo (perfino saltando sulla schiena!), limbo-rock infuocato al ritmo dei tamburi, piramidi umane, salti nel cerchio di fuoco mitigano il loro insito elemento spettacolare-circense per fondersi con le suggestioni mimico-poetiche del clown-clochard di chapliniana memoria, che dona fiori e ha paura della pioggia (e che ogni tanto goffamente imita i salti acrobatici degli attori).

Un vero spettacolo di piazza, senza pretese forse, fatto di poco, semplicissimo eppure tanto magico.


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