''La donna del mare''. Ibsen: tra sogno e realtà
Tiziana Mezzina - 01.08.2006

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Il mare. E una donna che aspetta. Per anni, davanti al mare. Così il direttore del Teatro Libero di Milano, Corrado D’Elia...

Il mare. E una donna che aspetta. Per anni, davanti al mare.
Così il direttore del Teatro Libero di Milano, Corrado D'Elia, entra nell'universo di Henrik Ibsen portando in scena un'insolita “La donna del mare” (1888), nel centenario della morte del drammaturgo norvegese.
Protagonista è Ellida, creatura inafferrabile e misteriosa, che attende davanti al mare uno straniero senza volto e senza nome, un marinaio a cui si era legata anni prima e che ora sembra stia per tornare. Sullo sfondo Wangel, l'anziano marito, e le sue due figlie, Bolette e Hilde, avute da un precedente matrimonio.
In scena un bosco di porte bianche, che sembrano aprire a diversi mondi e che rappresentano ora un rifugio sicuro, ora la necessaria via di fuga per le inquietudini e le ossessioni di Ellida. Complice l'allestimento, sobrio e atemporale, la regia di D'Elia punta a restituire il senso del contemporaneo a un testo, appartenente al teatro borghese otto-novecentesco, che vede stagliarsi su tutto il personaggio di Ellida, una donna combattuta tra il rispetto delle convenzioni matrimoniali, tipiche proprio della rigida mentalità borghese ottocentesca, e la riappropriazione della propria identità, legata alla figura, sempre evocata, del marinaio lontano.
Come le onde del mare, dal quale sembra irrimediabilmente rapita, Ellida fluttua leggera in un'atmosfera sospesa tra sogno e realtà, dove si intrecciano la scabrosità della storia clandestina, la malattia mentale, l'ossessione. Tutto si gioca intorno alla labilità: non si percepisce mai fino in fondo il limite tra ciò che è frutto dell'immaginazione e ciò che è reale. E solo quando alla fine Wangel dona a Ellida una chiave, la chiave della libertà, la libertà di scegliere, la donna può aprire una delle porte bianche che le rivelano un enorme specchio: la strada che Ellida cerca è dentro di lei.
Eliminata la sua originaria collocazione spazio-temporale, “La donna del mare” diventa soprattutto un viaggio attraverso l'animo umano che si risolve in un intreccio poetico in cui l'ossessione di una passione soffocata, quasi implosa, rende gli uni estranei agli altri, esseri umani legati nella vita, ma separati dal tempo, che è prima di tutto il tempo interiore dell'anima.
Scene montate a ritmo molto veloce, senza vincoli di unità di tempo e di luogo, grande enfasi a suoni e immagini, la regia di D'Elia, prende a prestito i codici della comunicazione cinematografica, contribuendo così all'operazione di decontestualizzazione del testo, consegnandolo a un “senza tempo” che lo rende universale.
Allo spettatore si rivelano un dramma psicologico di totale attualità e, soprattutto, momenti di rara suggestione.
Teatro Libero, Via Savona, 10 - Milano
Info e prenotazioni: 02/8323126
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