La Bayadère alla Scala: amore e morte in salsa orientale

Alessia Guadalupi - 12.06.2006 testo grande testo normale

Dopo otto anni torna sul palcoscenico del Teatro alla Scala il più esotico e il più tragico fra i balletti di Petipa: la Bayadère, storia d’amore, gelosia e morte, nella versione epurata e modernizzata di Natalia Makarova. La storia è ben nota e ricalca gli stilemi ottocenteschi del balletto romantico, trasposti per l’occasione in un’India leggendaria, opulenta, sanguinaria, in una parola l’India salgariana, vista con gli occhi dei colonialisti romantici dell’Ottocento.

Dopo otto anni torna sul palcoscenico del Teatro alla Scala il più esotico e il più tragico fra i balletti di Petipa: la Bayadère, storia d'amore, gelosia e morte, nella versione epurata e modernizzata di Natalia Makarova. La storia è ben nota e ricalca gli stilemi ottocenteschi del balletto romantico, trasposti per l'occasione in un'India leggendaria, opulenta, sanguinaria, in una parola l'India salgariana, vista con gli occhi dei colonialisti romantici dell'Ottocento. Il guerriero Solor ama, riamato, la bayadera Nikiya e organizza, con l'aiuto del fachiro Magdaveya, un incontro segreto sotto la luna, davanti al tempio. Di fronte al fuoco sacro Solor giura amore eterno a Nikiya. Gli amanti vengono però spiati dal Gran Bramino, innamorato di Nikiya, che giura di vendicarsi. Solor viene invitato al palazzo del Ragià, che gli presenta sua figlia, la principessa Gamzatti, donandogliela in sposa. Solor, affascinato dalla bellezza della principessa, è incapace di reagire. Sopraggiunge il Bramino che, in un colloquio privato, rivela al Ragià la tresca tra Solor e la bayadera; con suo gran disappunto, il Ragià decide di risolvere il problema facendo uccidere Nikiya. Al colloquio ha assistito, non vista, Gamzatti che fa chiamare Nikiya nelle sue stanze, cercando di convincerla a rinunciare a Solor in cambio di preziosi gioielli. Nikiya rifiuta decisamente; Gamzatti si convince così che l'unica soluzione è uccidere la bayadera. Alla festa di fidanzamento di Solor e Gamzatti, Nikiya è costretta a danzare in onore degli sposi: la sua è una danza di dolore, punteggiata da un continuo dialogo di sguardi con l'amato, al termine della quale le viene consegnato un cesto di fiori dalla serva di Gamzatti, che le dice essere da parte di Solor. Nikiya riprende la danza felice, credendo che il dono significhi che l'amore di Solor per lei non si è spento: ma, stringendosi il cesto al petto, viene ovviamente punta da un serpente che era nascosto all'interno. Il Bramino le porge un antidoto ma Nikiya, scorgendo Solor che si allontana insieme a Gamzatti, decide di lasciarsi morire. Solor, in preda al dolore e ai rimorsi, fuma dell'oppio procuratogli da Magdaveya e sogna l'amata nel regno delle ombre, le bayadere morte. Al suo risveglio però trova che il matrimonio con Gamzatti è stato preparato e non c'è più modo di impedirlo. Entra dunque nel tempio per celebrare le nozze, ma durante la cerimonia il fantasma di Nikiya continua ad apparirgli, rammentandogli il suo sacro giuramento. Infine, quando sta per dare il consenso nuziale a Gamzatti, rompendo così la promessa sacra fatta a Nikiya, gli dei fanno crollare il tempio uccidendo tutti i presenti. Le anime di Solor e Nikiya sono così riunite per l'eternità in un mondo mgliore.

 

 

 

 

 


Tutta la storia ruota attorno alla sacralità del giuramento: il povero Solor sbaglia clamorosamente a sottovalutare un giuramento compiuto di fronte agli dei. E' a causa della sacralità del giuramento d'amore che gli dei distruggono il tempio dove si sta per celebrare il matrimonio illecito fra Solor e Gamzatti. Tanto è sacro il giuramento per Nikiya (all'inizio della storia, quando il Bramino le fa la sua offerta d'amore rinunciando alla sua carica, ella inorridisce proprio perché egli sta rompendo un giuramento sacro) tanto Solor non riesce a coglierne l'importanza, trascinando la sua amata, a causa della sua incapacità di agire, in una spirale tragica di gelosia e di morte. Non è un fantasma benevolo, come Giselle, la povera Nikiya: la sua storia è intessuta di dolore fin dall'inizio (unico breve spiraglio, il pas de deux d'amore del prologo) e lei è un personaggio totalmente solo, forse il più solo del balletto classico. Le Ombre delle baiadere non sono fantasmi vendicativi come le Villi: appaiono senza sentimenti, semplicemente congelate nella loro dimensione parallela, tra l'aldilà e il mondo dei vivi: l'arabesque ripetuto ossessivamente dalle trentadue ballerine nella celeberrima discesa in palcoscenico, straordinaria invenzione scenica di Petipa, è il segno di anime intrappolate che non riescono ad oltrepassare definitivamente la soglia. Gli arabesques penchée delle Ombre rendono il concetto di un qualcosa di congelato in una ripetizione: sono anime rimaste imprigionate in un luogo né al di là né al di qua. Sono fantasmi ancora legati al mondo terreno e alla loro sofferenza che ripetono ossessivamente (l'arabesque penché dà il senso del dolore e dell'oppressione, la ripetizione allude a un gesto ossessivo e vuoto). Non a caso in tutti i racconti di fantasmi c'è sempre un rituale o un gesto ripetitivo, legato alla sofferenza vissuta sulla terra (una morte violenta, un assassinio...). Nel caso delle Ombre, come in quello delle Villi, si tratta della sofferenza d'amore che, come sappiamo, può essere devastante. In Nikiya si somma alla morte violenta e improvvisa, che causa uno shock all'anima che non si rende conto del trapasso e rimane legata alla terra, visitando i luoghi dov'era vissuta, come istupidita dal dolore. Il pas de deux di Nikiya e Solor non è un vero e proprio incontro come quello di Giselle e Albrecht; si svolge in un'atmosfera onirica e i due protagonisti paiono non rendersi nemmeno conto di essersi incontrati (lui è nei fumi dell'oppio e ha la coscienza oscurata); rivivono il pas de deux del primo atto ma in un'atmosfera completamente diversa, come due automi. Ciò è evidenziato dalla coreografia: il jeté di Nikiya e la sua diagonale di pirouettes velocissime, quasi meccaniche, che chiude l'atto.
La versione di Natalia Makarova, epurando il balletto dei pesanti e ormai desueti accessori coreografici (le numerose danze che accompagnavano il divertissement) rende l'azione scenica essenziale, concentrandola sulla dinamica dei sentimenti in gioco, facendo emergere la figura di Gamzatti come quella di un'antieroina romantica, perfetto specchio in negativo di Nikiya ma ugualmente sola, continuamente in lotta per un amore che non le spetterà, mentre Solor è il perfetto paradigma maschile del giovane bello ma pericoloso, che causa tragedie con la sua leggerezza, parallelo esotico dell'Albrecht di Giselle.

Svetlana Zakharova (che, più che sembrare un albatros come è stata recentemente definita, alla Scala – purtroppo per il corpo di ballo femminile - produce ancora il ben noto effetto del levriero afghano fra i corgies) ha ben utilizzato le sue linee lunghissime e le sue aperture per disegnare una Nikiya estenuata e dolente, pur concedendo ancora un po' troppe licenze cignesche alle braccia. Il cast  ha offerto l'ormai consueta e gradita occasione di godere di due Solor diversissimi ma entrambi eccellenti: il guerriero conscio del suo ruolo virile che rimane vittima della situazione (nonché del fascino noir di Gamzatti) di Roberto Bolle e quello molto più tormentato e combattuto di Massimo Murru. Infine, da segnalare l'ottimo debutto della scaligera Francesca Podini (figlia di due grandi ballerini: Paolo Podini e Vera Karpenko, buon sangue non mente) nel ruolo di Nikiya: intensa, vibrante, personalissima la sua interpretazione, anche se risente ancora di lievi esagerazioni mimiche; ottima base tecnica e bellissime linee hanno reso il suo atto delle ombre il momento più alto delle serate da lei danzate. Speriamo, dunque, di vederla presto in un altro ruolo da gran protagonista, confidando nella Bella Addormentata in programma per ottobre.

Immagini: Marco Brescia, archivio Teatro alla Scala

Per approfondimenti:

La Bayadère, DVD del balletto nella produzione del Royal Ballet di Londra, con Altinay Asylmuratova (Nikiya), Irek Mukhamedov (Solor), Darcey Bussell (Gamzatti), Anthony Dowell (il gran Bramino), 1991.

La Bayadère, programma di sala, Teatro alla Scala, Milano (edizione della stagione 1998/99, con saggi di Marinella Guatterini, Mario Pasi, Aurelio Pellicanò e Sergio Trombetta).



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