Sanremo 2011 - L'Italia Dis-Unita si celebra in musica

Andrea Besenzoni - 11.02.2011 testo grande testo normale

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Tags: Sanremo, Unità, Italia, Morandi,

Il 17 febbraio il Festival di Sanremo celebra l'Unità d'Italia in musica. Ce n'era bisogno? e se si, poteva la politica starne fuori?

Fa quasi tenerezza. Fra i pochi capisaldi della musica italiana c'è Gianni Morandi, che per la maggior parte del pubblico italiano è una sorta di intoccabile, simpatico a tutti e portatore di buoni sentimenti. Va detto, a onor del vero, che Morandi può a tutto diritto fregiarsi del titolo di non residuato degli anni sessanta. Non propone continuamente le canzoni che lo hanno portato al successo, non canta “L'ora dell'amore” o “Fatti mandare dalla mamma” a ogni più sospinto e, soprattutto, non si è ridotto alle squallide ospitate dei pomeriggi Rai, in cui eseguire in playback i titoli di cui sopra.
Sarà perché, come forse si può dire solo per Celentano (e in parte per Mina), il Gianni di Monghidoro ha continuato la sua carriera sotto i riflettori, fra dischi nuovi, recitals e attività extra palco (vedi la presidenza onoraria del disgraziatissimo Bologna Calcio). Sarà perché è un maratoneta e come tale sa bene cosa sia la fatica. Sarà perché è semplicemente rimasto quel bravo ragazzo che l'Italia tutta ama (memorabile da questo punto di vista l'imitazione di Fiorello, che si presentava come il bastardo e gli faceva compiere le più perfide efferatezze).

Ecco: tutta l'Italia lo ama. Quale occasione migliore, quindi, che chiamare lui alla direzione artistica e alla conduzione del Festival, per rilanciare un Sanremo che da anni si barcamena fra ascolti a picco e rinascite che hanno del miracoloso, tanto più nell'anno in cui si celebra l'unità d'Italia? Il problema è che fa quasi tenerezza: non lui, l'idea stessa di celebrare in musica con una serata apposita (il 17 febbraio) l'unità di un'Italia mai così bistrattata. L'agenda politica, giornalistica e cronistica della nostra nazione parla di tutt'altro e non c'è certo il caso di elencare qui quelle che sono le apparenti priorità di maggioranza, opposizione, giornalisti e, di conseguenza, popolo italiano. Un popolo italiano che si ricorda che quest'anno ì il 150esimo compleanno della nostra nazione solo perché gli capita di vedere uno spot (carino, a dire il vero) di bambini che fischiettano l'inno e sorridono un “buon compleanno”, oppure perché sente l'inno eseguito prima delle partite di Coppa Italia.
Ci prova Sanremo, quindi, a rinverdire (?) i fasti (??) delle celebrazioni della nazione unita che curiosamente celebrerà il cuore della festa in una regione, il Piemonte, guidata da un partito che da anni fa di federalismo e all'occorrenza secessione le sue parole chiave.

L'idea era stata presentata mesi fa e stranamente aveva sollevato una ridda di polemiche: Morandi aveva annunciato che in una serata dedicata alla Nazione sarebbero stati eseguiti canti popolari della nostra cultura, come “Bella ciao” da un lato e “Giovinezza” dall'altro, due canti della storia di destra e di sinistra del nostro paese. Giù un putiferio: “Bella ciao” è la canzone della liberazione, giovinezza del fascismo (tesi di sinistra), ma perché la cultura deve sempre essere associata a una parte politica (tesi di destra)? Insomma, la politica, nell'attesa di dedicarsi nuovamente ad aule di tribunale e giovani fanciulle disinibite non aveva trovato di meglio da fare che polemizzare su Sanremo, fino alla chiosa dell'amico Morandi in conferenza stampa poco prima di Natale: 'Ci siamo resi conto che nella serata dedicata ai 150 anni dell'Unità d'Italia Bella Ciao e Giovinezza avrebbero diviso, quindi, sono state tolte. Inoltre' - ha aggiunto il conduttore del prossimo Festival - 'molti artisti erano disposti a cantare "Bella Ciao" e pochi "Giovinezza"'.
Discorso chiuso, si ripiega su altri titoli, che verranno eseguiti dagli artisti in gara. Eccoli: Patti Pravo canterà "Mille lire al mese"; Nathalie "Il mio canto libero"; Roberto Vecchioni "O surdato 'nnammurato"; Giusy Ferreri "Il cielo in una stanza"; Luca Madonia e Franco Battiato canteranno "La notte dell'addio"; Max Pezzali "Mamma mia dammi 100 lire", i La Crus "Parlami d'amore Mariù"; Anna Oxa canterà "O Sole mio"; Emma con i Modà "Here's to you - la ballata di Sacco e Vanzetti"; Tricarico "L'Italiano"; Al Bano "Va pensiero"; Anna Tatangelo "Mamma"; Luca Barbarossa e Raquel del Rosario canteranno "Addio mia bella addio"; Davide Van des Froos "Viva l'Italia".

Il livello musicale della serata, fuori di ironia, si presenta elevato. Grandi canzoni, eseguite da molti artisti di valore, da quelli più affermati, come Patti Pravo e Roberto Vecchioni, ai colleghi di nicchia come Davide Van Des Froos o i Modà, a quelli più pop come Anna Tatangelo e Max Pezzali o le nuove scoperte di probabile avvenire come Nathalie, trionfatrice di X Factor. È l'idea stessa che, pur nella sua bontà, suona triste, fuori tempo e soprattutto fa tenerezza in un momento di imbarbarimento politico, sociale e probabilmente culturale come quello che stiamo vivendo. Sarà per questo che chi scrive si siederà con un tricolore sulle ginocchia a canticchiare “Mamma” o “Viva l'Italia”. Appuntamento al 15 febbraio.

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