Intervista a Il Kif: né musica di nicchia, né musica di moda

Leonardo Follieri - 25.01.2011 testo grande testo normale

Tags: intervista, kif, gioie, paranoie

Il rock’n’roll made in Puglia e soprattutto l’ultimo album, Gioie & Paranoie, raccontato dal leader della band Claudio de Pascale.

Il front-man de Il Kif ha tracciato un bilancio del suo gruppo dopo oltre dieci anni di attività, ma soprattutto si è soffermato su Gioie & Paranoie, terzo cd della band: non solo rock'n'roll originale, ma anche due cover, due momenti più intimisti e tante altre sorprese tutte da scoprire.

D: La prima domanda è d'obbligo: da dove deriva il vostro nome 'Il Kif'?
R: E' una parola marocchina che significa prelibatezza o primizia del raccolto. Ci ritroviamo questo nome per caso. All'inizio della nostra avventura ci chiamavamo diversamente, ma scoprimmo che un'altra band aveva il nostro stesso nome e quindi decidemmo di cambiare. Io avevo un libro tra le mani e proposi di aprire una pagina a caso scegliendo la prima parola in corsivo che avrei letto: in quella pagina uscì proprio Kif, a cui poi aggiungemmo l'articolo e quindi lo facemmo diventare Il Kif.

D: Parliamo subito del vostro ultimo album Gioie & Paranoie e cominciamo dalle due cover. La prima è “Ok Italia Reloaded”, brano che Edoardo Bennato incise nel 1987 con il titolo “Ok Italia”. Pensate che questo pezzo sia ancora attuale dopo oltre vent'anni?
R: Non ci chiediamo mai se qualcosa sia attuale o meno e non lo facciamo neanche con le nostre canzoni. Suoniamo quello che ci piace senza affidarci mai ad un trend. Abbiamo suonato quel brano di Edoardo Bennato semplicemente perché ci piaceva e poi abbiamo pensato che si prestasse particolarmente bene ad essere tradotto nel nostro linguaggio musicale. Ci siamo divertiti molto a reinterpretarlo ed anche a realizzare il re-make del videoclip originale, attualizzando la trama e i suoi protagonisti; infine poi abbiamo ricevuto i complimenti personali da parte di Edoardo e ne siamo veramente orgogliosi. Colgo qui l'occasione per salutarlo e per ringraziarlo.

D: L'altra cover del cd è “Venus” degli Shocking Blue. Quando avete deciso di riproporla nel vostro ultimo lavoro?
R: E' successo tutto in studio di registrazione ed è stato il nostro direttore artistico Luciano Salvemini che ci ha spinto a suonarla, perché secondo lui era nelle nostre corde. Da lì abbiamo iniziato a provarla in studio e a tirar fuori le prime idee di arrangiamento e a quel punto ci siamo convinti del fatto che stessimo eseguendo una buona reinterpretazione, tanto che poi l'abbiamo inserita nell'album.

D: Ci sono altri due pezzi in inglese nel cd, “It's all in your mind” e “Riot feeling”, che a differenza di “Venus”, sono stati scritti da voi. I testi sono nati subito in inglese o erano stati concepiti prima in italiano?
R: Sono nati subito in inglese. Abbiamo una certa dimestichezza con l'inglese, dato che ancora adesso suoniamo dal vivo molti brani di grandi rock band come Rolling Stones, Beatles, Led Zeppelin etc. Io già scrivevo abitualmente qualcosa in inglese ed in tale occasione abbiamo deciso di lavorare in maniera più approfondita su due brani inediti. Ci rendiamo anche conto del fatto che possa risultare abbastanza atipico inserire tre titoli in inglese in un album dichiaratamente italiano, ma pensiamo anche che sia stato molto onesto farlo, in quanto abbiamo mostrato al pubblico un altro aspetto importante de Il Kif. Non nascondiamo anche che ci piacerebbe poter valicare i confini nazionali per proporre qualcosa di nostro al pubblico europeo e poi riteniamo che i tempi siano maturi per iniziare ad accettare l'idea che l'inglese sia la lingua del pianeta. Tutto questo ovviamente non toglie nulla al fatto che l'italiano è una lingua meravigliosa ed è quella in cui riusciamo ad esprimerci meglio.

D: Come nascono i tuoi testi?
R: Nascono quasi sempre da una frase, nel senso che mi viene in mente un'espressione o anche un gioco di parole, sul quale poi costruisco un mondo quasi spontaneamente. Ad esempio la title-track è nata semplicemente dall'assonanza tra le due parole Gioie & Paranoie. Ricordo che ero su una spiaggia in Puglia e stavo camminando per tornare a casa; mentre passeggiavo mi venne in testa questa assonanza, che solo dopo è stata riempita di significato, al di là del semplice gioco linguistico. Ci sono poi altri casi in cui le parole vengono quasi suggerite dalla musica, oppure altre volte in cui la canzone è quasi fuori dal tuo controllo, tanto che si può dire che si sia scritta da sola: questo è il momento in cui un artista sente di essere una sorta di antenna che serve a ricevere l'impulso di qualcosa che già esisteva indipendentemente dalla sua volontà. Alla fine comunque l'ispirazione artistica e il processo creativo sono veramente qualcosa di imperscrutabile e misterioso.

D: Nel vostro cd predomina il rock'n'roll a prescindere dalle sue evoluzioni nelle varie epoche, oltre che dal vostro modo di personalizzarlo. C'è un periodo musicale specifico e/o degli artisti in particolare da cui traete spunto per comporre i vostri pezzi?
R: Ci è stato detto che la nostra musica è trasversale ed io trovo che questa espressione sia molto calzante, poiché la nostra non viene etichettata né come musica di nicchia, né come musica di moda. Come dicevo prima, siamo una band molto lontana dal trend e addirittura direi che tutto ciò che è trendy tende a non piacerci. Penso inoltre che la grande musica rimanga nel tempo, perché non ha età e non invecchia mai. Noi nel nostro piccolo cerchiamo di realizzare qualcosa del genere e questo è il motivo per il quale siamo così legati all'epoca d'oro del rock anni '60 e '70. Difficilmente si potrebbe negare che in quegli anni sia stata creata musica che è rimasta attuale per tutti i decenni successivi; si pensi a Jimi Hendrix, un solo esempio tra tanti. Sicuramente poi qualcosa di simile è accaduto anche negli anni '80 e '90, ma spesso purtroppo la tendenza del momento prende sempre il sopravvento sulla qualità vera della musica. Noi siamo dalla parte della qualità e non della moda. Ovviamente ascoltiamo anche roba più attuale, ma sempre musica che secondo noi è sganciata dal mainstream, anche se poi forse sarebbe meglio dire che è proprio il rock'n'roll per sua natura ad essere sganciato dalla moda. Per roba più attuale intendo cose tipo Queens of the Stone Age, The Hives, Wolfmother e Blues Explosion.

D: I momenti più intimisti dell'album sono soltanto due e sono affidati a “Segui la mia scia” e “Stupide favole”. Come sono nati questi brani?
R: Sono nati entrambi in pochi minuti sia per quanto riguarda la parte musicale che per quella letteraria. “Segui la mia scia” è un pezzo che è venuto fuori mentre sperimentavo un tipo di accordatura aperta sulla mia chitarra acustica. Ero preso da questa operazione e dunque stavo improvvisando sullo strumento; a un tratto ho iniziato a suonare una sequenza di accordi che mi è sembrata molto interessante e subito dopo ho iniziato a canticchiarci sopra una melodia; in quel momento si era accesa una lampadina nella mia mente e dopo pochi minuti il brano era pronto. "Stupide favole" invece è venuto fuori mentre eravamo in studio di registrazione. Il lavoro in studio è fatto anche di attese, spesso interminabili, come succede ad esempio quando i fonici sono impegnati nel cosiddetto editing. Ebbene, proprio in questi momenti, per ammazzare il tempo, stavo strimpellando la mia chitarra acustica e mi è venuto in mente il motivo vocale della prima strofa della canzone. Dopo pochi minuti avevo scritto già quasi tutto il testo per intero e successivamente con l'aiuto di Davide Fioretti, bassista del gruppo, nonché ottimo chitarrista acustico, abbiamo completato la trama armonica della canzone, individuando gli accordi giusti (gli altri componenti della band sono: Alessio Virno, chitarra e voce ed Andrea Rettino, batteria e percussioni ndr).

D: Dal momento che tu sei rimasto l'unico membro fondatore della band, qual è il bilancio che ti senti di tracciare dopo più di dieci anni dalla nascita de 'Il Kif'?
R: Un progetto coraggioso, sempre controcorrente, sempre pronto a guardare avanti con coraggio, sempre pronto a scontrarsi contro tutto e tutti pur di poter rimanere vivo ed attivo. Sono fiero del lavoro de Il Kif in questi anni e se potessi tornare indietro rifarei tutto. Non è mai stato facile militare in una rock band in Italia, ma in questo cammino disseminato di ostacoli, impari ad essere te stesso e a non farti condizionare troppo dall'ambiente esterno; impari insomma a suonare la tua musica e a migliorarti di giorno in giorno. Il Kif è una vera rock band nata nei garage e nei sotterranei e cresciuta sui palchi di locali piccoli e fumosi. Il Kif è una band che ha dovuto lottare per qualsiasi traguardo e per questo motivo negli anni è diventata forte come il suo sound! Il passato è servito a farci essere ciò che siamo oggi. Non possiamo dire di essere famosi, ma possiamo dire di suonare musica di qualità, che interessa un pubblico di giorno in giorno sempre più numeroso.

D: Voi siete di Bari, ma la vostra regione dal punto di vista musicale pullula di artisti molto differenti tra loro, dai Sud Sound System ai Negramaro passando per Caparezza e La fame di Camilla, anche se l'elenco potrebbe essere ancor più lungo. Da dove nasce secondo voi la creatività dalle molteplici sfaccettature della Puglia?
R: Non so individuare il motivo di questa dilagante creatività. Penso che ci sia sempre stata e che solo da poco il grande pubblico se ne sia accorto. Io amo profondamente la mia terra. La Puglia è un posto stupendo ed è pieno di mistero ed energia. Se volessimo guardarla dal punto di vista storico, mi verrebbe subito in mente l'amore che provava Federico II per questa terra. Forse il Re di Svevia nella sua cultura esoterica aveva individuato qualche forma di energia ancestrale presente in Puglia. Chissà. Un altro aspetto affascinante della mia terra è la sua varietà paesaggistica, folkloristica etc. ed è forse questo aspetto a generare tante realtà musicali diverse tra loro. Mi ritengo veramente fortunato a vivere qui e poi nella mia regione c'è tantissima natura da esplorare, dalle bellissime spiagge all' incantevole Murgia, per non parlare dei suoi tesori storici. La Puglia non è bella solo nella stagione estiva. I turisti dovrebbero venirci a trovare anche d'inverno, così magari potrebbero godersi anche la musica che facciamo qui.

D: Ultima domanda, quali sono i vostri prossimi impegni?
R: Abbiamo un solo impegno importante ora: suonare dal vivo quanto più possibile! Stiamo progettando un tour primaverile-estivo che ci piacerebbe toccasse quanto meno tutte le città più grandi della penisola. Speriamo di riuscirci!

Termina qui l'intervista a Claudio de Pascale e lo ringraziamo per la sua disponibilità; in conclusione non possiamo far altro che augurare a Il Kif di esibirsi il più possibile dal vivo in modo da proporsi agli amanti del rock'n'roll in tutta Italia.

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