Diego Leanza I. Il ritratto quasi stanco di un nuovo artista

Annalisa Esposito - 07.01.2011 testo grande testo normale

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Tags: Diego Leanza

Il disco Diego Leanza I nella sua essenza tenta disperatamente di assaporare l'oggi in senso stretto, inteso come pausa e ripartenza e cerca di farlo con soave e impagabile lentezza.

Guarda dritto in faccia a New York e Londra senza dimenticare i vicoli e le strade di Napoli, Diego Leanza. Pensa testi intrisi di vita vera, vissuta sulla pelle. Diego Leanza I, suo primo disco da solista è frutto di una esigenza maturata nel corso di tanti anni spesi sul palco e in studio. Un suono 'marcio', con una ispirazione che parte da lontano e giunge direttamente dal sound anni Sessanta e si staglia fra la east e la west coast americana. Amore, sesso, crudezza, delusioni, piccole vittorie e grandi sconfitte, altro non sono che un parapetto fatto di esperienze dove poter gettare le braccia e fermarsi a guardare il nuovo orizzonte. Tutti i brani sono nati lontani dalla sala di incisione, figli di lunghe chiacchierate occhi negli occhi, pensieri e discussioni.

Nato in Campania, Diego Leanza, chitarrista e cantante, ha iniziato il suo percorso musicale all'età di 14 anni, producendo il primo demo heavy metal con una band napoletana. Inizia così il via vai tra palchi e case discografiche, partecipando anche a diversi progetti discografici internazionali in veste di autore e produttore artistico. I live numerosissimi sia in Italia che all'estero si alternano al lavoro in studio confluito sul finire del 2010 in Diego Leanza I. Influenzato musicalmente da tutto quello che vuol dire rock 'n roll, da Robert Johnson ai Nirvana, passando attraverso Beatles, Rolling Stones, Doors, Kinks, Cream, Led Zeppelin e tendendo sempre come punto fermo a Jimi Hendrix, lo spirit blue di Seattle, l'artista partenopeo realizza un album non semplice da 'assaporare'. Diego Leanza I è come un frutto né troppo amaro né troppo dolce: sta nel mezzo. È un viaggio che comincia con poco preavviso, citando proprio una frase della traccia n°6, “In viaggio”. Non si ha abbastanza tempo per immagazzinare le nozioni necessarie a comprenderne maggiormente la destinazione. Alla fine della tracklist le domande sono tante, forse troppe per un primo lavoro discografico. Il sound sostanzialmente poco incalzante, non entusiasma. Diego Leanza ce la mette tutta ma la sua voce appare troppo controllata e poco in sintonia con la melodia. Ci sono canzoni che potrebbero esplodere per la potenzialità, ma preferiscono rimanere onde di bassa marea piuttosto che divenire tempesta. Otto tracce che si smascherano bene in uno scorrere veloce di emozioni e sensazioni che non trovano sede e riparo in alcun posto o scenario immaginario. Che sia la grande mela o l'eterna Napoli, la musica di Diego Leanza non sembra quindi riuscire a trovare quel determinato luogo dove poter riecheggiare con passione.

Etichetta: Autoproduzione
Anno: 2010



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