Vasco Brondi. Nuove e vecchie storie, tra note nauseate dal mondo
Annalisa Esposito - 15.12.2010

Nuovo album per Vasco Brondi, in arte Le Luci Della Centrale Elettrica, che non lascia la via vecchia per esplorarne una nuova.

Parte bene, anzi benissimo il disco Per ora noi la chiameremo felicità (citazione di Leo Ferrè) de Le Luci Della Centrale Elettrica. Con "Cara Catastrofe" si apre il sipario sulla società malsana e disfattista, già raccontata nel primo album del ferrarese Vasco Brondi, Canzoni da spiaggia deturpata. Dopo aver ricevuto il Premio Tenco come Miglior Opera Prima, essere stato inserito tra i dieci dischi più importanti del decennio secondo il RollingStone con Canzoni da spiaggia deturpata, pubblicato dalla label indipendente La Tempesta, ed aver scritto per Baldini Castoldi Dalai il suo primo libro Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero (2009), Vasco Brondi torna con un full-lenght che, ancor prima di uscire, è già un caso mediatico. E non stupisce.
Per ora noi la chiameremo felicità vede la mano di Andrea Bruno ai disegni ed alla grafica, mentre ad aiutare il giovane cantautore nella creazione delle musiche ci sono Stefano Pilia (Massimo Volume), Rodrigo D'Erasmo (Afterhours), Enrico Gabrielli (Calibro 35) e Giorgio Canali (che non ha bisogno di presentazioni). Disco autoprodotto, registrato per buona parte in casa («C'è questa orchestra minima, di quattro persone in una stanza, di archi negli amplificatori, di chitarre distorte, di organi con il delay, di acustiche pesanti e di parole nei megafoni»), a dimostrazione che il successo non paga o che la crisi che ha investito le case discografiche, probabilmente non finirà mai. Ed è a questo punto che un materiale sonoro può divenire fonte di numerose domande, anche se nelle 10 tracce di Per ora noi la chiameremo felicità, non vi sono assolutamente risposte. Anzi.
Sbiadiscono i meritati elogi della stampa avuti nel 2008, impolveriscono i premi della critica, ma il progetto Le Luci della Centrale Elettrica continua ad evolversi e difatti riappare sulle scene musicali l'eroe moderno dell'odierna generazione, per raccontarci attraverso "Cara Catastrofe", "Quando tornerai dall'estero", "Una guerra fredda", "Fuochi Artificiali", "L'amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici", "Anidride carbonica", "Le petroliere", "Per respingerti in mare", "I nostri corpi celesti", "Le ragazze kamikaze", di 'tutto e niente'. Parla di voi. Di noi. Di te. Di me. Ustionati dai desideri, cadiamo dal mondo, mentre ci affacciamo dal balcone fatto di sogni e passioni. Conquista la lieve e intensa melodia, mentre il lirismo si distacca quando ha la forza necessaria per camminare da solo. In Per ora noi la chiameremo felicità non c'è elemento che non ha bisogno l'uno dell'altro. Nel respingersi, si cercano. Creano tensione, profondità, intima considerazione di tutto quello che accade attorno mentre traccia dopo traccia le note scorrono, i minuti passano e gli stati d'animo cambiano, come nuvole trasportate da un vento forte e poco sensibile. Canzoni che son foglie che mutano di colore, stagione dopo stagione. Un disco che è un vecchio libro da leggere con avidità, seduti su una sedia a dondolo, trasportati da ricordi che non si sa bene a chi appartengano. Fino alle fine si cerca il lieto fine. Ma chi lo vuole?
Vasco Brondi, classe 1984, è divenuto in pochissimo tempo il fenomeno musicale degli ultimi dieci anni. Forse. Quel che è certo è che la ragione sta nel contenuto, non nella forma o nelle considerazioni 'ufficiali' che si debbono fare quando è la società o le istituzioni a chiederlo. Che questo CD sia tutto o niente, non lo sappiamo, ma vale sicuramente la pena ascoltarlo, perché quel luogo dove trasporta Per ora noi [lo] chiameremo felicità.
Etichetta: La Tempesta
Anno: 2010
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