Michele di Toro e il bianco e nero del suo pianoforte al Blue Note di Milano

Beatrice Elerdini - 14.09.2010 testo grande testo normale

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'Mito Settembre Musica': Michele di Toro registra un’altra serata sold out nel tempio sacro del Jazz a Milano.

E' la notte di un ennesimo 11 settembre, giorno funesto che ormai è impresso nella mente di ognuno di noi in forma del tutto indelebile. Questa data è vestita ormai di un mantello nero di negatività, che però sembra non aver avuto il biglietto per entrare al Blue Note di Via Borsieri, nel cuore di Milano.
All'interno della manifestazione 'Mito settembre musica', il concerto previsto per questa serata è quello del pianista Michele di Toro in solo e trio.
Si tratta della sua seconda presenza al Blue Note e per questa notte promette di farci emozionare con un caldo tributo a Oscar Peterson e Thelonius Monk, due grandi nomi che hanno dipinto il panorama jazz degli '60; due artisti così differenti eppure entrambi molto vicini all'anima e all'estro creativo del pianista abruzzese.

Il concerto si apre puntuale alle 22.00 ed il trio composto da Michele di Toro al piano, Youri Golubev al contrabbasso e Marco Zanoli alla batteria, cattura ed ammalia sin da subito il pubblico, che si abbandona ad applausi generosi. Del resto la serata si preannunciava già un successo, considerato che aveva registrato un sold out da tempo.
L'esibizione regala deliziose reinterpretazioni di pezzi noti, come “Epistrofi” di Thelonius Monk, un genio dell'improvvisazione, che anche se non era un virtuoso in senso tecnico, ha saputo segnare la storia del jazz con soluzioni armoniche innovative:«Abbiamo voluto dare di questo pezzo un'interpretazione contemporanea, lasciando spazio all'improvvisazione» sottolinea Michele di Toro. Poi si passa ad una ballad di Monk “Ruby my dear”. Si scivola con naturalezza tra suoni più acidi e suoni così soavi da far tornare alla mente il suono delle onde del mare: si alternano suoni forti e suoni lievi, come si alternano le presenze sul palco: ora Michele di Toro è solo e più tardi tornerà ad essere affiancato dai suoi fedeli compagni musicisti. Il pianista abruzzese dall'aspetto duro, lascia fluire tutta la sua sensibilità in un fiume di brani in assolo: un quarto d'ora di suono puro, dove la mente corre veloce dietro alle note... note che creano canzoni e pensieri, che creano racconti, incontrollabili, veloci, sfuggenti, come una gazzella che corre a perdifiato nella savana per sfuggire al suo leone.
Un Blue Note che per un attimo si è sciolto nel blu delle sue luci per inghiottire tutto il pubblico in un vortice emotivo dal sapore metafisico.
Un pianista che racconta emozioni, sensazioni, ricordi antichi, gioie incontenibili, lasciando scivolare le sua mani sul bianco e nero di un pianoforte a coda, un uomo che mentre si esibisce sorride in modo tanto naturale e divertito, da ricordare il sorriso ingenuo di un bambino alle prese col suo gioco migliore.

Poi d'un tratto una battuta d'arresto e dopo uno scrosciare roboante di applausi, tornano in scena i suoi compagni di avventure musicali e l'esibizione riprende con l'accompagnamento del contrabbasso e della batteria. Il suono sembra divenire sempre più ricco con il trascorrere del tempo, come se una jam session fosse in grado ogni volta di migliorare i suoi artisti-protagonisti, come se il live fosse davvero la miglior scuola per crescere come musicisti…in verità qualcuno aveva dubbi a riguardo? Poi torna quella vena di malinconia sottile, che destabilizza e nuovamente porta alla mente antichi ricordi, mai dimenticati. Anche se non si vuole, la mente vola tra le note di questo pianista classico dal cuore jazz o pianista jazz dal cuore classico, come preferite. La musica, quella vera, il jazz vestito di classica, la classica rivista in improvvisazione contemporanea, pezzi inediti: tutto questo è il mondo di Michele di Toro, Yuri Goloubev e Marco Zanoli. Un trio d'eccezione che eccezionalmente è tornato per la seconda volta nel tempio sacro della musica che vale. Noi possiamo soltanto applaudire ancora, finché le mani non ci faranno male, poi ci resta la speranza di incontrarlo nuovamente sulla nostra strada.



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