Piet Mondrian: l'indole cinica e accattivante dell'indie made in Italy
Annalisa Esposito - 01.09.2010

Tags: Piet Mondrian, Misantropicana, Artevox
Scomodi, intelligenti, forse scontati. Dalla musica dei Piet Mondrian potreste rimanerne scottati, se non ustionati.

Nati sotto lo scongiuro di un'apocalisse l'11 settembre 2010 tocca a Michele Baldini e Caterina Polidori, in arte Piet Mondrian, il cui nome riporta all'omonimo pittore olandese che influenzato dalla corrente artistica cubista formulò un suo personale stile astratto, uscire allo scoperto. Dopo un EP di 8 tracce, autoprodotto e autopromosso con un quasi nullo riscontro ma che permette al duo di farsi conoscere attraverso un tour promozionale di oltre 50 date, l'album Misantropicana segna ufficialmente il debutto dei Piet Mondrian. Un patchwork sonoro che comprende più linee melodiche, diversi autori italiani da cui sono influenzati, tra cui Battisti, De Andrè, CCP, e stili musicali appartenenti al passato, come la Chanson francese anni '50 e '60.
Tredici tracce incentrate principalmente sulla contraddizione dell'uomo contemporaneo, sulla crisi, sul dissesto sociale, ambientale ed economico in cui tutti viviamo e su cui i Piet Mondrian 'ci marciano' da buoni toscani attraverso lo sberleffo, la caricatura e forse, l'esagerazione.
Play. La traccia 1, “Report” è un sunto del filo conduttore che vorrebbe dare e probabilmente avere questo disco, anche se il 'trillo' improvviso del Messenger (programma di messaggistica istantanea firmato Windows) è paradossalmente eccessivo, ma fortunatamente da “Lascia perdere” i Piet Mondrian non seguono il consiglio del titolo e cambiano il registro musicale. La traccia 4 è difatti una svolta, anzi un campanello che richiama l'attenzione sulle sonorità del gruppo toscano. In “Ho votato la Lega” ritroviamo la forte irriverenza dei Piet Mondrian che senza peli sulla lingua stuzzicano 'solo' il 60% circa del popolo italiano. La traccia n°9 agisce sull'emotività: capace di impressionare e conquistare essenzialmente attraverso la melodia, “Forse questo è amore” è una ballad in cui le parole sembrano sopraggiungere difatti in un secondo momento, a dispetto del cliché legato alla 'canzone d'amore' che vuole l'esaltazione di termini come sole-cuore-amore utilizzati in maniera ormai inflazionata. Dura 5 minuti e 3 secondi il “Chiacchiericcio Da Cortile”, ovvero come programmi trash incollino milioni di persone davanti alla Tv quotidianamente, sulla scia del gossip, della superficialità e … 'del senso di solitudine dei pensionati, o dei giovani più o meno omologati'.
L'intro della traccia 12 è un omaggio di classe al film cult Casablanca del 1942 con Humphrey Bogart e Ingrid Bergman: «Suona la nostra canzone, suona come a quel tempo» dice Ilsa a Sam, il pianista del night club.
Conclude l'intrinseca tracklist, “Dogma”: nell'ingenua mancanza di verità, vi sono dogmi che possono essere dissacrati con semplicità. Le parole intanto si staccano per l'ennesima volta dal pentagramma e le chitarre continuano ad emettere note soavi mentre si ha poca chiara 'la situazione' appena ascoltata. Poco importa. Stop.
Misantropicana, più che un un long-playing sembra un film in bianco e nero senza immagini però, provvisto solo di sonoro, realizzato in un futuro prossimo e con lo scopo di analizzare/raccontare in maniera sarcastica, cinica, pungente le varie conseguenze di una società disattenta, poco informata, banalizzata dalle mode, sponsorizzata ancora dalle icone del passato perché non in evoluzione. Musicalmente i Piet Mondrian sono invece dotati di uno stile 'baustelliano' che complessivamente suscita una certa attenzione, anche se un vero trasporto arriva quasi a metà ascolto del cd, provocando comunque riscontri discordanti fino alla fine. Misantropicana concorre quindi a divenire l'album della discordia.
Etichetta: Urtovox
Anno: 2010
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