Festival Blues: approda in Brianza e stupisce con artisti d'eccezione
Beatrice Elerdini - 19.07.2010

Tags: festival blues,monza,brianza,blues brothers band,solomon burke,matt o'ree,blues,cry tome, georgia
'Dio ci ha mandato gli uomini del blues per farci ascoltare la musica del paradiso...' Che sound al Blues Festival di Monza!
"Le vie del blues sono infinite", chi l'avrebbe mai detto che il Festival Blues sarebbe approdato a Monza, nel cuore della Brianza, all'interno della straordinaria cornice della Villa Reale?
Ebbene sì, l'ultima conquista di una Monza, divenuta ormai a tutti gli effetti provincia, è aver portato la musica degli animi malinconici proprio tra le sue mura. Se poi si pensa che il direttore artistico dell'evento è Lou Marini, il sassofonista de The original Blues Brothers band band, che gli enti locali e alcuni sponsor di notevole importanza hanno dato il proprio contributo, le aspettative sono certamente alte.
Il trittico estivo di giornate all'aperto in compagnia di ottima musica, è iniziato il 16 luglio con la presenza del blues tutto italiano della Treves Blues Band.
Per il 17 luglio invece gli artisti previsti rappresentano la storia del blues: c'è da rimanere per un attimo increduli davanti al calendario dell'evento!
Siete sicuri di voler sapere com'è andata?
Preparatevi al racconto di una notte di mezza estate davvero mozzafiato!
I cancelli aprono alle 17.00 e alle ore 18.30 ha inizio ufficialmente la serata.
In ordine di apparizione vediamo guadagnare il palco del Blues Festival: Martins Gumbo Blues Band (vincitori del contest), Matt O'Ree, The Original Blues Brothers Band e la leggenda del blues, The King Solomon Burke.
Dopo l'esibizione del gruppo che ha vinto il contest - organizzato per dare spazio a giovani blues band e nel medesimo tempo per dimostrare che c'è ancora chi sceglie di dedicarsi a questo genere di musica - si parte con la band di Matt O'Ree, artista che ha prodotto blues-rock sin da quando era molto giovane. E' una presenza forte sul palco, catalizzatrice, mentre infuoca la sua chitarra tra le mani. Capelli lunghi, occhiali scuri ed un'anima che brucia di emozioni, sono gli attributi dominanti del bluesman del New Jersey.
La serata è in forte ascesa e quando Matt O'Ree si rivolge al pubblico dicendo: 'Siete pronti per la Blues Brothers Band?' Si comprende bene che è il momento dei saluti ed è arrivato il tempo di salire sul palco, per la storica band.
Dopo una breve pausa, indispensabile per sistemare il palco e le sue infinite attrezzature, si riparte alla grande con The Original Blues Brothers Band.
Il pubblico delirante urla: 'Dateci dentro!', perchè si sa non sono una band che lascia i propri fans scontenti, mai nessuno è tornato a casa annoiato dopo aver assistito ad una loro performance. Possiamo dire che questo è un loro biglietto da visita.
I fratelli del blues si alternano in performance strabilianti e talvolta si incontrano ai lati della scena per danzare sulle note delle loro canzoni.
Un vero tripudio di emozioni in costante crescita che culmina nel momento in cui decidono di coinvolgere il pubblico nello show, non solo con passi di danza, ma anche con la voce, con pezzi di blues cantati insieme, noi e loro, gli artisti ed il pubblico, in un unico grande assolo di uomini e donne dall'animo gentile, che in fondo al cuore hanno un po' di blue.
Sì perchè blue in slang americano significa triste e chi non custodisce in fondo alla propria anima un po' di tristezza? Solo i cinici e gli insensibili, i signori dall'anima di ghiaccio, che di certo non erano presenti, perchè non avrebbero sentito le vibrazioni di questo sound giù in fondo allo stomaco.
E' proprio perchè la musica ad un certo punto si fonde con l'anima della gente, senza distinzione tra palcoscenico e tribune, che Rob improvvisamente si presenta al centro della platea con la sua armonica in bocca, attraversa le file, tenta la conquista di una giovane fortunata e riprende poi la strada del palco, mentre il suo fratello blue si diletta in balli improvvisati, ma provenienti dalla sua anima vibrante.
Un'ora e mezza di concerto sono volate in un istante: arriva il momento dei saluti, la band abbandona il palco per tornarci poi, dopo alcuni minuti di acclamazione, per l'addio definitivo.
Ora il tempo stringe, il cielo minaccia un temporale, ed il palco deve essere sistemato alla perfezione in attesa del re del Rock n' soul. La preparazione purtroppo si protrae per più di mezz'ora, ma non appena l'attesa diventa insostenibile, ecco che si spengono le luci, l'inizio è ormai immininente.
Solomon Burke, 70 anni, un nuovo album Nothing's impossible e sulle spalle tutta la storia del blues, suona a Monza per la prima nazionale del suo tour...impossibile non cedere alle emozioni!
Sale sul palco tutta la band, le violiniste, i fiati, le chitarre e poi su di un trono dorato con la seduta in velluto rosso, si accomoda Solomon Burke con ai suoi lati, come due ali nere, due coriste.
Tutto vestito di luce (un abito totalmente ricoperto di paiettes) The King non perde tempo, dopo i convenevoli, inizia a cantare e ringraziamo Dio (se esiste un dio) per aver offerto alle nostre orecchie il privilegio di poter godere di una voce così.
Non esistono parole che possano essere sufficienti a descrivere un concerto di questa portata, nulla può giustificare il fatto che ad un evento del genere non ci fossero i 65mila che hanno invaso San Siro per ascoltare Ligabue, ma forse in fondo è meglio così: non tutti hanno una tale raffinatezza d'udito da distinguere l'eccellenza dall'ordinario suono da supermercato discografico.
Si passa da "Cry to me" a "Georgia" sino ad arrivare ad una perla di rara bellezza, anticipata da queste parole del reverendo: 'Voglio dedicare questa canzone a tutti voi, è la canzone del cambiamento. Il cambiamento non è ancora avvenuto del tutto, ma deve avvenire...', "The change is gonna come" (di Sam Cooke) parte e scivola sulla pelle come gocce d'argento vivo. Un messaggio forte che sente dentro di sè chi sa coglierlo come suggerimento per risolvere i propri disagi e le proprie disavventure.
Poi The King sembra improvvisamente caricarsi di nuove energie e si inoltra in un turbine di canzoni senza tregua, un flusso di sensazioni brucianti a perdifiato.
Una Jam Session che rimarrà nella storia di ogni individuo presente.
Infine, per concludere con un gesto nobile, Solomon Burke invita le coriste a donare rose rosse a tutte le donne presenti. Un fiore rosso fuoco, come la passione che anima il re del soul e le sue corde vocali, ignare dell'età che si portano addosso.
Il Blues è vita vissuta tra la fatica, la gioia di alcuni istanti e la malinconia che alberga nel profondo.
Questa serata ci ha gettato in faccia 40 anni di musica, in maniera così violenta da lasciare esterrefatti. Di certo nessuno dei presenti sarà tornato a casa scontento, del resto i Blues Brothers l'avevano detto...
Foto a cura di: Beatrice Elerdini
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Gli ultimi commenti
Nome: mari
Commento: Ciao a tutti,
ero tra i fortunati presenti all'evento del 17 luglio, e confermo che è stata una serata strepitosa!
Sono alla ricerca di qualcuno che abbia la registrazione audio e/o video, anche amatoriale, di quello che ha detto Solomon Burke prima di cantare Amazing grace e, perchè no, anche la registrazione del pezzo.
Se qualcuno riesce ad aiutarmi, ne sarei immensamente grata
grazie a tutti, e buone ferie
Mari
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