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La Capanna dello Zio Rock: 20 anni di grande rock targati Omar Pedrini

Annalisa Esposito - 20.07.2010 testo grande testo normale

«La capanna dello Zio Rock è una torre di Babele dove ci parliamo ma non ci capiamo, però conviviamo...c'è tolleranza, se non proprio rispetto», Omar Pedrini

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Classe 1967, Omar Edoardo Pedrini nasce a Brescia da madre discendente da una famiglia di musicisti e da padre poeta per diletto che gli trasmette la passione per gli studi umanistici. La carriera musicale di Pedrini inizia ufficialmente alla fine degli anni '80 con i Timoria con i quali pubblica nel 1990 il primo album, Colori che esplodono, che vede la partecipazione di Maroccolo (alla produzione), Giorgio Canali e Francesco Magnelli (allora nel progetto Litfiba e futuri C.S.I.), fino al 2002, anno in cui dopo l'uscita del doppio cd dal vivo Timoria Live lascia la band. Il nuovo percorso artistico di Omar Pedrini parte dal palco del teatro Ariston, partecipando come solista al Festival di Sanremo con il brano "Lavoro Inutile" (Premio Speciale per il Miglior Testo), contenuto nell'album Vidomàr. Un brutto episodio - un aneurisma aortico - lo costringe però ad una lunga pausa che dura un anno. Il divieto di cantare per non sforzare il cuore convalescente porta Pedrini a reinventarsi autore di programmi televisivi come Robin Hood, Nu-Roads, Milano in Musica, School of Rock, Gamberock, mentre parallelamente prosegue l'attività di docente del ‘Laboratorio di composizione e realizzazione di una canzone pop' all'interno del master in Comunicazione musicale per la discografia e i media presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e di Brescia. La sua cattedra è stata confermata anche per il ciclo di lezioni del 2010/2011.
Il ritorno in sala d'incisione avviene nell'estate del 2005, sotto approvazione dei medici (anche se resta il divieto per i concerti) e il frutto del periodo lontano dalla musica è Pane burro e medicine, in cui rievoca la sua malattia in tre canzoni, fra cui l'ironico singolo "Shock". Gli altri temi affrontati spaziano dall'amore alla gelosia che sfocia in pazzia, al fascino dell'adolescenza e della follia, vista nella sua esternazione più romantica, visionaria, pacifica e positivamente anarchica. Inoltre, il disco è dedicato a Luigi Veronelli, l'enologo che per Omar è stato un amico e un maestro nel suo cammino. La passione per il vino, vissuta con grande competenza nella piccola e poetica tenuta di Cetona (Siena), si traduce in olio e vino sangiovese sincero, ‘La zuccherina', prodotti in modeste quantità per la fortuna e il piacere di amici e parenti.

Con l'ultimo lavoro discografico, La capanna di Zio Rock (prodotto e distribuito da Carosello), Omar Pedrini festeggia 20 anni di grande rock, riassumendo in 18 capitoli la sua storia con i Timoria - "Genova", "Senza vento", "Sole spento" - e l'avventura da solista - "Shock", "Ragazzo non aver paura", "La follia", "Lavoro inutile" - dedicandolo anche alla memoria di sua madre, scomparsa un anno fa. Un disco maturo e di grande spessore, soprattutto per i rimandi, le ambizioni, i significati e gli intenti contenuti in esso. L'amore per il cinema riecheggia in particolare nei due inediti, "Il figlio del vento", composto per il film Il figlio più piccolo di Pupi Avati in cui Pedrini recita in un cameo, interpretando se stesso che suona al matrimonio di Christian De sica e "Zio Rock", e nel brano "Non è divertente", inserito nella colonna sonora della pellicola cinematografica Un Aldo qualunque, con Neri Marcorè e Fabio De Luigi. "La follia" è invece un brano scritto per Vasco Rossi. Tra ricordi, fari accecanti, sogni, autostrade solitarie, viaggi senza meta, speranze prende vita l'oasi di amicizia e tolleranza di Omar Pedrini. La capanna dello Zio Rock «è un mondo trasversale, divertente ma confuso, dove al contrario, sesso e droga sono vizi di sportivi, politici e non più delle rockstar, che stanno a casa a cullare i figli o fanno concerti per beneficenza», afferma l'artista dalle grandi peculiarità e competenze musicali, capace di conquistare vocalmente, affascinare esteticamente e ammaliare ‘rozzamente'. Chilometri di pentagramma su cui le note si vestono e travestono di abiti poco consoni, ma decisamente ‘rock'. Non vi sono situazioni adatte, ma solo tentativi riusciti o meno. Messo alla prova l'universo diventa una torre di Babele dove ci si parla senza capire. L'unica regola è convivere: «Riuscire a convivere è fondamentale, perché non esistono realtà separate» ma modi di essere, di vivere, intensi, univoci, ‘assordanti', coinvolgenti, appassionanti, trasognanti. È così che si riesce a vivere e a sopravvivere nella Capanna dello Zio Rock.

Etichetta: Carosello Records
Anno: 2010



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