Intervista ad Hellzapop. Grazie a lui l'elettronica si è messa a servizio del pop

Leonardo Follieri - 22.06.2010 testo grande testo normale

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Tags: intervista, hellzapop

Il compositore monzese ci svela alcuni retroscena riguardo al suo ultimo album Finché la luce è accesa.

La sua musica affonda le radici nel pop, ma è caratterizzata da una forte vena elettronica che in quest'ultimo lavoro è caratterizzata anche dalla presenza di alcune voci che impreziosiscono le sue composizioni. Per saperne di più ci siamo rivolti direttamente a lui, Davide Cappelletti, in arte Hellzapop.

D: La prima domanda è d'obbligo: cosa significa Hellzapop?
R: E' una parola tratta da “Il pianeta Hellzapoppin”, libro di fantascienza umoristica dei primi anni '70 in cui veniva presa in giro la società, le religioni etc... e non ha un vero significato: io la intendo come non accettazione dello status convenzionale da cui deriva un'analisi ed un'eventuale cambiamento di quest'ultimo.

D: Leggo dalla tua biografia che le influenze delle tue composizioni vanno dai suoni del trip-hop inglese a quelli della nuova corrente elettronica tedesca. Quali sono i nomi a cui sei più legato in merito a questi generi musicali?
R: Beh...per quanto riguarda il trip-hop parliamo soprattutto della metà degli anni '90 e quindi di gruppi come Massive Attack, Lamb e Nine Inch Nails. Della corrente tedesca apprezzo molto Apparat e Notwist.

D: Bene. Dopo queste piccole ma doverose precisazioni, parliamo del tuo ultimo cd Finché la luce è accesa. Al momento non hai proposto un singolo estratto da questo lavoro, vero?
R: No. Solo inizialmente non era previsto alcun brano di lancio per le radio, ma da alcuni giorni ho scelto “Non c'è odio”, il pezzo cantato da Luca Urbani, anche perché avevo permesso di scaricarlo gratuitamente dal mio sito prima che venisse pubblicato sul cd.

D: Luca Urbani, cantante dei Soerba, è stato anche l'artista che ti ha convinto ad inserire dei testi alle tue musiche. Come è nata questa sua idea?
R: Lui aveva ascoltato i miei due EP precedenti e successivamente mi ha chiesto di sentire i nuovi brani; proprio in “Non c'è odio” ha provato immediatamente ad entrare con la sua voce e da lì mi ha proposto di svolgere un lavoro ulteriore sui miei pezzi, aggiungendo alcuni testi e coinvolgendo altri artisti per interpretarli.

D: I cantanti che hanno collaborato con te per il cd sono tutti tuoi amici? Come li hai scelti?
R: A parte Luca Urbani col quale esco abitualmente anche di sera, la scelta è stata semplice. Ho conosciuto Aua e Sarah Stride quando ho collaborato per l'etichetta svizzera Minuta Records e secondo me le loro voci femminili sono molto adatte al mio sound, mentre, per quanto riguarda per esempio Garbo e Lele Battista, loro vengono spesso dalle mie parti al Frequenze Studio di Monza e li ho conosciuti tramite il solito Luca.

D: Tutti i testi sono scritti dagli interpreti dei pezzi, tranne quelli di Aua e di Lele Battista, che sono stati scritti da te. Come sono nati?
R: Comporre testi per me è stata una vera novità. Al ritorno dal Giappone ero in aereo e ho scritto “Bevo sakè”, brano interpretato da Aua. Ho provato ad animare alcuni esseri mitologici raffigurati con una bottiglia di sakè all'esterno dei ristoranti giapponesi e da quel momento ho immaginato che vagassero per la città bevendo questo caratteristico vino di riso. “Trasparente” è una semplice riflessione personale cantata da Lele Battista che lui stesso è riuscito a rendere meravigliosamente con la sua voce.

D: Le musiche di Finché la luce è accesa sono tue ad unica eccezione de “La notte delle stelle di plastica”, scritta insieme a Mao, che peraltro è anche interprete del pezzo. Come è venuto alla luce questo brano?
R: Purtroppo non ho conosciuto Mao personalmente e quindi ci siamo scambiati i file via mail, partendo dalle sue semplici parti di chitarra sulle quali ha appoggiato la voce. Io sono molto presente nel pezzo, sebbene abbia riadattato il tutto in funzione della sua interpretazione.

D: Non hai mai pensato di cantare le tue stesse composizioni?
R: (ride, ndr) No, perché non ho una gran voce!

D: Mi parli di come sono nati i tre pezzi strumentali contenuti nel tuo ultimo lavoro?
R: Sono stati introdotti nel cd perché volevo far comprendere sia tramite i brani strumentali sia tramite quelli vocali che è possibile veicolare un'emozione. I miei pezzi strumentali hanno una struttura pop, parti che si ripetono, parti che si svuotano e comunque sono costruiti in modo che possano godere di vita propria come quelli cantati. La title-track “Finché la luce è accesa” è il brano su cui ho lavorato alla fine, ed è sicuramente il più complesso fra i tre strumentali del cd.

D: Ultima domanda: Presenterai il tuo cd in qualche concerto o showcase dal vivo?
R: Sto preparando il live e l'ideale sarebbe svolgere una serata con tutti gli artisti coinvolti nel progetto. Sarà difficile trovare una data che vada bene a tutti e quindi per ora sto provando con Luca Urbani che eseguirà tutte le parti vocali e con Alessandro Denti degli eco98 alla chitarra.

In attesa dei suoi spettacoli dal vivo, ringraziamo l'artista monzese per la disponibilità concessaci.



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