Oggi è Venerdí 10 Settembre 2010
[J] Cerca:
Feed RSS - AccessKey [D] Cosa sono i Feed RSS? - AccessKey [U]

Intervista a Valeria Vaglio, tra fragole e champagne

Annalisa Esposito - 02.06.2010 testo grande testo normale

«L’amore,l’odio,la paura,il desiderio,la speranza e l’ironia costituiscono la linfa vitale di questo lavoro,musicalmente coerente e contenutisticamente schizofrenico»,Valeria Vaglio

traduci Commenta questo articolo



Uscito il 7 maggio, Uscita di insicurezza, secondo album di Valeria Vaglio, contiene sette brani scritti dall'artista barese nell'arco di un anno e mezzo circa e registrati nell'estate del 2009. L'EP ha una chiara e voluta impronta live nell'intento di lasciare il maggior spazio possibile ai contenuti, senza divagazioni o perfezionismi superflui. L'uso frequente di metafore, peculiarità dello stile della cantautrice, aiutano a spiegare la natura impalpabile dei sentimenti costruendo una scenografia comune in cui chiunque può riconoscere un pezzo della propria storia e a noi, Valeria, racconta un po' della sua storia.

D: Nel tuo album, Uscita di Insicurezza, non vi sono influenze musicali evidenti. C'è qualche artista a cui ti ispiri o che comunque nel corso della tua formazione artistica ti ha influita?
R: Ho sempre ascoltato tanta musica italiana, anche cose apparentemente lontane da me e dal mio mondo, sempre alla ricerca di spunti nuovi da cui partire e da rielaborare. E' innegabile la mia predilezione per i cantautori, soprattutto quelli della nuova generazione, da Bersani a Silvestri a Cristicchi, con grande interesse per la produzione dei miei colleghi emergenti, il cui confronto mi arricchisce quotidianamente.

D: Il 7 è per caso uno dei tuoi numeri preferiti, visto che 7 sono i brani e il 7 maggio è uscito il disco?
R: Più che preferito direi predestinato. I 7 brani sono stati dettati dalla mia ferma volontà di uscire sul mercato a 9,90 euro, convinta del fatto che la musica possa costare poco senza per forza dover raschiare il fondo del barile. La data è indirettamente dipesa da me, nel senso che di questo disco ho curato, con il preziosissimo aiuto della Ab Adv, la mia agenzia creativa che ringrazio immensamente, anche la parte grafica e il mio perfezionismo ha dilatato i tempi fino a giungere al 7 maggio.

D: Hai un curriculum artistico che spazia tra teatro e musica. In quale ambito ti senti più a tuo agio?
R: La musica vince sempre su tutto. La mia storia artistica inizia 15 anni fa su un palco da cui non sono mai più scesa. Non importa quanto grande sia, non importa quanta gente ci sia ad ascoltarti, ma il posto vero della musica è quello.

D: Nel 1998 hai studiato le tecniche percussive della darbuka (strumento tipico dei paesi arabi e nord-africani). Com'è nata la passione per questo strumento e che tipo di emozioni riesce a trasmetterti?
R: Ho insegnato canto per diversi anni in una scuola dove si studiava danza del ventre. La sonorità della darbuka è vibrante ed è impossibile tenermi lontana da uno strumento che provochi una tale sensazione.

D: Probabilmente in tanti ti avranno fatto questa domanda, ma è più una curiosità. Com'è suonare al Gay Pride?
R: E' una bella botta adrenalinica! Oltre che una grande responsabilità. Dal palco vedevo un immenso tappeto di gente, uomini, donne, giovani, anziani, famiglie e bambini che formavano un grande tutt'uno. Era una delle prime esibizioni ufficiali dopo Sanremo, una prova importante davanti alla quale mi resi conto che l'esperienza non è mai abbastanza, che non si è mai pronti del tutto. Oggi, a 120 date da quel 28 giugno, sarebbe diverso, non meglio, solo diverso.

D: Nel 2008 partecipi a Sanremo nella Categoria Giovani con il brano "Ore ed Ore". Che tipo di esperienza è stata? Ha arricchito il tu bagaglio artistico? Se si, come?
R: Sanremo è un carrozzone meraviglioso su cui un artista, almeno per una volta, dovrebbe salire. Lungi da me il voler sottintendere che si tratti di un'iniziazione alla celebrità (per quello ci sono altri palchi), ma a livello esperienziale è un po' come se fosse un concentrato di pomodoro. Il mondo in quella settimana sembra fermarsi. Il lunedì successivo sembra non esistere, nessuno ne parla, nessuno prende appuntamenti, sono tutti presi a guardarsi attorno, come in un grande formicaio. Ho conosciuto tantissime persone, ho avuto l'onore di poter suonare con un'orchestra di grandi musicisti e ho capito cosa si prova circa 3 minuti prima di avere un infarto.

D: Poi, ti sei ritrovata dall'altra parte, a sederti alla cattedra dell'Accademia di Sanremo in qualità di docente. È stata una specie di rivalsa o di nuova conquista?
R: E' stata una cosa un po' imbarazzante. Di fronte a me c'era una platea di artisti a cui onestamente non avevo nulla da insegnare. Mi sono limitata a raccontarmi, a parlare dell'esperienza di Sanremo, dei terreni paludosi e complicati in cui un artista emergente si muove all'inizio della carriera e di alcune dinamiche di cui nessuno parla.

D: Il primo singolo estratto, "Fragole e Champagne" si diversifica dalle altre canzoni presenti nel disco per il sound e il ritmo reggae, raccontando in modo leggero l'amore e «il frenetico bisogno di infilar[si] in situazioni complicate, delicate». È anche una tua caratteristica?
R: Più che caratteristica la definirei una costante! La bocca del mio stomaco si contorce quando i miei occhi non riescono a vedere il fondo. Io vivo di sensazioni, di fili invisibili che qualcuno muove, anche inconsapevolmente, non mi faccio mai troppe domande e mi butto senza paracadute perché le ali le apri solo quando servono davvero. La noia mi terrorizza, l'irrequietezza mi consuma. Insomma... un caso clinico!

D: "Nonostante le assenze", è stato composto a quattro mani con Bungaro. Una prima collaborazione molto bene riuscita. Ce ne saranno altre?
R: Ti ringrazio. Credo che il confronto sia uno degli elementi fondamentali per questo lavoro. La collaborazione con Tony è stata allo stesso tempo un banco di prova e un arricchimento molto importante. Io sono molto aperta a qualsiasi tipo di incontro o confronto. Il contatto tra idee può non portare dei frutti immediati nella realizzazione di un pezzo o di un testo come nel caso di "Nonostante le assenze" (concepita in 2 ore), ma certamente serve a far emergere parti di noi che non conosciamo ancora e che, una volta metabolizzate, verranno fuori nelle produzioni successive. Niente è mai sprecato.

D: L'EP ha una chiara e voluta impronta live. Come mai hai avuto questo tipo di esigenza?
R: Succede sempre più spesso che si impieghino degli anni per fare dei dischi, ritoccando, sistemando con precisione più simile a quella degli ingegneri che dei musicisti. La musica non si può pensare, si deve fare, è un'urgenza e soprattutto non può essere perfetta, perché è prodotta da esseri imperfetti.
Il disco è per me un bigliettino da visita per spingere chi lo ascolta a venire ad un concerto, per dargli una spinta emotiva ad uscire di casa e sfidare il traffico o il freddo per venire a sentirmi. E quando questo accade non deve avere sorprese, anzi merita di più. Io amo le sbavature, amo l'imperfezione perché è sinonimo di unicità, chi è sotto il palco non è semplice spettatore, è parte integrante dello spettacolo, prende la mia energia, la ravviva e me la restituisce.

D: Il tuo disco è caratterizzato da emozioni che quasi si riescono a toccare. Quanta realtà, vita vissuta, c'è in Uscita di Insicurezza?
R: Tanta. A volte troppa. E se non ci fosse la musica a farmi da scudo il senso il nudità metterebbe a dura prova il mio pudore. Chi riesce a toccare le mie emozioni è come me. Che senso avrebbe nascondersi?

D: Vasilij Kandinskij, pittore astratto, considerava la musica come qualcosa capace di ritrovare nella specificità dei propri mezzi espressivi nuove possibilità formali. Che cose è per te la musica?
R: Cura, ferita, antidoto e veleno. Scrivo per esorcizzare le paure, per dare una forma all'emozione che si agita dentro e farne uscire un po' quando spinge troppo contro le pareti del mio stomaco. Cantare vuol dire rivivere, tornare alla partenza e rifare la salita, ripetendo soste e cadute, stesse ferite e stesse gioie. Una maledizione dorata senza cui non potrei vivere.

Ringraziamo Valeria Vaglio per essersi raccontata e per il suo essere una artista a 360°, con calore, passione, coraggio e determinazione.

Versione stampabile
Commenta questo articolo - Segnalalo ad un amico

» Valeria Vaglio Sito Ufficiale
» Myspace Valeria Vaglio


CONTATTACI | NOTE LEGALI | PRIVACY | COPYRIGHT | NETIQUETTE | CREDITS | ACCESSIBILITA' | CSS | XHTML | Torna a inizio pagina - accesskey [0]
ROI campagne pubblicitarie