Quartiere Coffee, il ritmo caraibico di Grosseto

Fabio Dalmasso - 10.06.2010 testo grande testo normale

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Tags: Quartiere Coffe, reggae, Italia, Grosseto

Ascoltare un album di reggae totalmente made in Italy è sempre una bella sensazione: i Quartiere Coffee, tornano con Vibratown, un lavoro buono, ma non ottimo.

I Quartiere Coffee non sono propriamente una novità della scena reggae italiana: il loro primo album, In-a, del 2008, aveva suscitato reazioni molto positive da parte degli appassionati. I loro concerti in giro per l'Italia, come l'importante partecipazione al Rototom Sunsplash, hanno dato al gruppo l'energia e la fantasia necessaria per scrivere e realizzare questo secondo lavoro, Vibratown, che però lascia nell'ascoltatore qualche perplessità.

Quando il gruppo grossetano si muove entro i canoni di generi diversi, ma vicini, come reggae e dancehall, il risultato è più che positivo: la canzone che dà il nome all'album, “Vibratown” (track 4), ad esempio, è un brano in classico stile reggae original, assimilabile alle migliori produzioni di Peter Tosh. «Batte il suo cuore…Vibratown» è il ritornello di un brano di puro reggae italiano, suonato molto bene e supportato dall'ottimo coro di Sister E. Quest'ultima dà poi prova delle sue eccellenti qualità canore in “Come ti senti” (track 7): la voce di KgMan si muove bene sul tappeto sonoro in levare e Sister E aggiunge un tocco di dolcezza e profondità ad un brano che si rifà al classico reggae, senza disdegnare incursioni elettroniche e sintetiche.
Discorso analogo per “Traffic stop” (track 9) e “Sweet aroma” (track 12), ennesima canzone dedicata alla marijuana. Quello di associare la ganja al reggae, è giusto dirlo, rischia di diventare un facile clichè: non c'è gruppo che non abbia almeno un brano in cui si esalta l'uso dell'erba mistica per i rastamen o non ne descriva i benefici derivanti dalla sua assunzione. Anche i Quartiere coffee non si sottraggono alla lista e presentano ben due canzoni dedicate al tema: oltre alla citata “Sweet aroma”, infatti, troviamo il ragamuffin di “Mr. Seed” (track 5), un misto di elettronica su cui Lion D. può cantare «When you smoke di herb you feel a good sensation».

Al reggae classico, il gruppo grossetano sa affiancare con maestria ritmi più moderni e attuali come la dancehall, di cui “Doctor Dancehall” (track 2) può essere considerato il pezzo più rappresentativo: la voce di Elephant Man, infatti, riesce a unire inglese e parlata jamaicana in un ritmo forsennato che ricorda molto i grandi maestri dell'isola caraibica. L'anima ragamuffin caratterizza invece “Caffeine” (track 3) e “1st round” (track 8), bellissima canzone che riesce ad unire le caratteristiche migliori di alcuni gruppi storici italiani come Africa Unite e R.N. Tickets. «Tu passaci il fuoco che noi incendiamo le yard/eccoli i fenomeni dalle dance, man!» è il ritornello di un pezzo che promette una carica sonora incredibile, capace di coinvolgere appieno il pubblico. Alcuni dubbi suscitano invece “Explosion” (track 6) e “Step up” (track 10): in questi casi l'elettronica è probabilmente troppo presente e rischia di surclassare tutto il resto lasciando, in chi ascolta, una sensazione di sintetica freddezza.
Vibratown si presenta come un ottimo album di classic regge e dancehall, ottimamente suonato da un gruppo che ha sicuramente una grande abilità nel mischiare e miscelare i generi. Il risultato è un prodotto molto apprezzabile sotto alcuni punti di vista, ma lascia perplessi l'uso a volte esagerato di suoni elettronici. Il consiglio è però quello di assistere a un loro concerto: l'energia e la carica che dimostrano nell'album promettono uno spettacolo unico dal vivo.

Etichetta: One Step Records
Anno: 2010



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