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Intervista a Luca Ferrari: l'artista nato all'ombra di Castel S. Angelo

Annalisa Esposito - 24.05.2010 testo grande testo normale

Il suo biglietto da visita è il cognome, Ferrari, dietro cui vi sono la grinta e il coraggio che da sempre lo contraddistinguono.

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Dai locali sconosciuti ai riflettori puntanti avidamente sulla sua carriera artistica; un turbinio di emozioni e momenti intensi che hanno caratterizzato un percorso musicale non semplice, quello dell'artista romano che si racconta ai nostri microfoni. «Qualunque sia il tuo nome, il tuo colore, la tua età e il tuo sesso, Running è voglia di prendere una strada, andare, correre, accelerando sempre e solo... sul pedale della vita!». Intervista a Luca Ferrari.

D: All'anagrafe il tuo nome è Pierluca Becheroni, ma scegli di cambiarlo e in particolare per il cognome opti per Ferrari perché racchiude il tuo modo di essere, amando il rischio e la velocità. In che modo questo tuo lato del carattere influisce a livello musicale, compositivo, interpretativo?
R: Sì è vero, Ferrari è un nome che sento molto mio proprio per i motivi che dicevi prima e questo mio lato del carattere influisce tanto a livello musicale e interpretativo soprattutto per quanto riguarda le scelte dei brani: per esempio, non interpreterei mai una canzone se la stessa non tenesse fede a questi miei aspetti artistici e caratteriali.

D: Dove hai iniziato la tua gavetta? Ci racconti un po' della tua esperienza quando eri un esordiente...
R: Volentierissimo. Mi fa piacere mettervi al corrente di quando i ‘riflettori' ancora erano spenti e per accenderli c'è voluta molta determinazione, prima da parte mia e poi ovviamente ho studiato canto per molti anni. La gavetta la conosco bene, ho iniziato a cantare (o tentare di farlo) nei locali più sconosciuti e anonimi di Roma, poi venni a sapere che la RCA oggi BMG Ariola faceva le selezioni per nuovi artisti, mi presentai e ricordo che cantai una canzone stupenda di Lucio Battisti, "Anche per Te", assieme ad un mio amico che mi accompagnava con la chitarra. Poi conobbi un produttore artistico che mi fece fare dei provini come corista, quindi sono partito proprio dal ‘sottoscala' e la fortuna, il talento e la voglia di farcela passo dopo passo mi hanno portato avanti.

D: Dal 2006 al 2008, prima dell'incontro con Vlady Tosetto, in quale direzione ha proseguito il tuo percorso musicale?
R: Sono stati gli anni più difficili per me, volevo quasi lasciar perdere il discorso musicale e magari fare altre cose; perchè, vedi ti dico una cosa importante, io ho contattato proprio in quel periodo produttori, discografici e altri addetti ai lavori, ma purtroppo, mi proponevano sempre le solite cose, le solite canzoni e quando io mi ‘permettevo' di spiegare quello che avrei voluto dire e fare non trovavo riscontri positivi. Mi dicevano che io ero troppo avanti rispetto ai tempi, io parlavo di un progetto a 360° gradi: disco, musica, spettacolo etc...non ero probabilmente capito e quindi apprezzato. Loro hanno bisogno evidentemente di artisti che sono pronti a farsi ‘plasmare' dal volere del discografico, ma questo non è il mio caso.

D: Ti riconosci di più nel ruolo di coautore o di interprete in prima persona?
R: Mi riconosco nell'anima, nell'interpretazione di una canzone a patto che questa dia delle emozioni a me in prima persona e poi faccio del tutto per trasferirle a chi mi ascolta.

D: Per quanto riguarda il tuo ultimo lavoro discografico, com'è avvenuto l'incontro con Franca Evangelisti?
R: Ecco mi ricollego alla domanda precedente, Franca Evangelisti la conoscevo già, in quanto è stata anche durante il periodo ‘buio', probabilmente l'unica, sempre presente al mio fianco per consigliarmi, aiutarmi. Ha creduto in me da sempre e questo non può farmi altro che piacere vista la sua esperienza da grande autrice quale è e questo non lo posso certo dimenticare.

D: Gli altri musicisti che suonano nell'album sono tra i migliori del panorama musicale italiano. Come li hai scelti?
R: Non li ho scelti io, ma il mio produttore Vlady Tosetto in quanto ha ritenuto opportuno far eseguire i propri arrangiamenti a chi riusciva a dare il massimo anche rispetto alla mia voce e al mio modo di cantare.

D: C'è un brano che senti particolarmente tuo?
R: Sicuramente tutti, in quanto raccontano la mia storia che poi diventa anche la ‘nostra' storia, quella di tutti coloro i quali si fanno un ‘mazzo' così dalla mattina alla sera, confidando sempre e solo nelle proprie forze; in particolare sceglierei però "Trenini di latta", perché sapessi quante volte dentro al metrò mi sono ‘perso' in una pagina di giornale, leggendo articoli di musica, recensioni, sognando forse ‘Luca Ferrari'. «Asciuga una lacrima su quel giornale, ti fermi che sei una fermata più in là», grande Evangelisti che l'ha scritto leggendomi davvero dentro.

D: Presenti il tuo secondo album a distanza di 7 anni dal disco d'esordio, L'età del vento. Come è nato e come si è sviluppato in tutti questi anni il progetto musicale di Running?
R: In questi anni ho cambiato casa discografica e produttore. Running è in effetti tutto ciò che ho realmente vissuto in prima persona, fatto di esperienze di vita. Ho ‘assorbito' ciò che la vita stessa mi ha concesso sia nel bene e nel male, ecco perché ‘il circuito della vita', è proprio quello che ho vissuto con strade piane lisce, curve, ostacoli e quant'altro.

D: Vi sono differenze significative tra L'età del vento e Running, sia a livello compositivo che personale?
R: Sì assolutamente sì. L'età del vento è un disco che ricordo sempre con tenerezza perché rappresenta il mio esordio, quindi è un disco pregno di speranze, di voglia di farcela, è grazie a quei ‘primi passi' che oggi sono qui. Running invece è un disco più maturo, cresciuto con me nella vita stessa che racconto. Tutto corre, tutto va di fretta e magari ci perdiamo le cose più belle che la vita ci regala; ecco, vorrei far capire questo ai ragazzi più giovani ai quali mi rivolgo: non correte con la macchina, la moto etc...e se avete bevuto un po' di più (tutti lo facciamo), non mettetevi alla guida !!!

D: Ti senti soddisfatto del lavoro complessivo presente in Running?
R: Soddisfattissimo, direi che è tutto ciò che ho sempre sognato e poi essere diretto da un artista quale è il maestro Vlady Tosetto non capita certo tutti i giorni. Ha saputo capirmi artisticamente, ho trovato in lui una persona capace di rendere possibile tutto ciò che io avevo in mente; ottima musica, arrangiamenti e sempre all'avanguardia nei suoni, direi un disco internazionale.

D: Un sogno ancora riposto nel cassetto?
R: ...Ce ne sono tanti! Uno in particolare è arrivare a far un Tour portando in giro per l'Italia e non solo, uno spettacolo ricco di musica, colori, luci come fosse un Musical dove canto, recito etc..., uno spettacolo totale.

D: Ti vedremo in giro per l'Italia per la promozione del disco?
R: Credo di sì. Tra poco inizierò un Tour proprio per la promozione del disco.

Ringrazio Luca Ferrari per la disponibilità concessaci.



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