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Zibba un grande cantautore, perfettamente attrezzato per la felicità

Beatrice Elerdini - 08.05.2010 testo grande testo normale

La sua musica scalda il cuore, anche in inverno quando c’è freddo, oppure quando il freddo arriva dall’anima. Zibba ci racconta il suo mondo.

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Zibba ci presenta il suo terzo lavoro Una cura per il freddo, quindici canzoni, quindici storie scritte come solo un cantautore che vive per la musica sa fare. Un lavoro che si culla tra atmosfere poetiche, rock e ballate folk. Zibba ci racconta di questo e di molto altro ancora.

D: Zibba è indiscutibilmente legato alla sua costola musicale: gli Almalibre. 'Almalibre' se non erro dovrebbe significare anima libera, ma Zibba come nasce?
R: Nasce da un padre giocatore di Rugby che suonava il sax e da una madre casalinga con un cuore enorme che non aspirava le sigarette. Tra i dischi di Charlie Parker e i racconti della guerra sulle ginocchia di un nonno. Tra le ricette lombarde e quelle calabresi. Con il mare in faccia e le colline appese sulla schiena.

D: Una cura per il freddo racchiude in sé una molteplicità di generi musicali, dal rock, al folk, fino a sonorità jazz, ska, un mix davvero sorprendente. Soprattutto si passa da un pezzo capace di scatenare danze sfrenate a ballate struggenti che grazie alla tua voce profonda, arrivano dritte all'anima. E' tutto studiato a tavolino, oppure è il frutto di un animo complesso e variopinto?
R: Non spetta a me descrivere il mio animo. Sta di fatto che non studio a tavolino nemmeno cosa mangerò tra pochi minuti. Lascio che sia. Poi ci guardiamo. Mi lascio trasportare dalle sensazioni. In musica cerco di vestire le mie parole degli abiti che, a parer mio, al momento gli stanno meglio addosso. C'è un'atmosfera per ogni singola sensazione che ci attraversa e questo si riflette, a quanto pare, anche nel mio modo di scrivere e comporre musica.

D: Le influenze nella tua musica non sono solo di genere, ma anche di luogo, intendo dire che si respira nelle tue canzoni il profumo delle terre dove hai trascorso il tuo tempo. Sei cosciente di questo forte legame? E' sempre esistito anche nel passato? Credi che la tua musica possa perdere in qualità se dovessi smettere di viaggiare?
R: Viaggiare e conoscere sono cose che mi eccitano e spaventano sempre. Sono pane per i miei pensieri, ma almeno quanto lo è casa mia e lo sono le cose che mi circondano. Cerco il bello dove sono e quando sono ispirato da qualcosa ne scrivo. In realtà la maggior parte dei miei spostamenti sono legati all'attività Live della band, quindi per smettere di viaggiare dovrei smettere di suonare. Quindi stiamo parlando di una cosa impossibile.

D: Nella pagina facebook di Zibba, nelle 'info' troviamo questa descrizione: «Ma la vera forza di questo cantautore e della sua band sta nel Live: Un viaggio intimo, in un mondo fatto di parole calde. Vita di tutti i giorni, sesso, amicizia. Vene pulp e bukowskiane accostate a messaggi diritti alla pancia e all'anima». Ci racconti cosa ti regala di così irrinunciabile il palco? Sono i fans a darti la carica per dare il meglio?
R: Si, le lettere dei fans fanno molto. Mi caricano di voglia di andare sempre avanti. Ma soprattutto io ho scelto questo mestiere perché mi dà la possibilità di comunicare con le persone e il palco me lo permette. È il mio mezzo, almeno per ora, per portare messaggi.
Molti personaggi nella storia hanno accennato all'importanza di questo concetto. Ghandi diceva «se devi lasciare un messaggio fa che sia un messaggio d'amore». Faccio la mia parte, cercando di essere me stesso sempre e usando il palco e la mia musica come mezzo per arrivare al cuore delle persone.

D: Per anni hai fatto da supporter ai live di gruppi storici come Bandabardò, Modena City Ramblers, Tonino Carotone, fino a quando gli addetti ai lavori hanno ritenuto che fossi pronto, pronto per il palco tutto per te. Il sound di questi artisti ha lasciato il segno nel tuo modo di creare la tua musica?
R: No, direi di no. Mi è piaciuto conoscere persone che fanno questa cosa da più tempo, per capire che l'impegno e la determinazione sono importanti, soprattutto quando il motivo per cui lo fai non è voler diventare famoso o apparire, bensì come dicevamo prima, comunicare con le persone. Alcuni di loro lo fanno molto bene. In realtà non ho suonato così spesso di spalla ad altri personaggi. Sono "sul palco" da quasi diciotto anni e il mio spazio me lo sono sempre ritagliato, credo grazie alle persone che mi stanno accanto e alla mia determinazione nel voler essere quello che ho sempre sognato. In ogni caso ringrazio tutti i musicisti che ho incontrato sulla mia strada, perché tutti mi hanno lasciato qualcosa nel bene o nel male.

D: Il prestigio crescente della tua notorietà è dato anche da una testimonianza particolarmente rilevante: sono nati gruppi, cover band, che portano in giro per i club italiani le tue canzoni. Un omaggio ad un cantautore dal grande talento. Che effetto ti ha fatto scoprire tutto ciò?
R: Una grande soddisfazione, ovviamente. La prima volta che mi è capitato di sentire un mio brano suonato da un'altra band ero quasi sull'orlo di un infarto emotivo. Poi ho capito che forse stava semplicemente arrivando la mia musica a più orecchie del solito. Certo che questi ragazzi che fanno le nostre cover sono proprio un miracolo. Credo sia una delle più grandi soddisfazioni che ho provato negli ultimi anni.

D: "Ammami" la quinta traccia dell'album è scritta volutamente con due -m- perché: «L'amore si sa è l'amore. Ma l'aMMore è tutta un'altra cosa...». Ci spieghi questa tua affermazione?
R: Spesso ci si trova tra amici a storpiare le parole. Quando si vuole intendere che tra due persone è scoppiato l'amore quello vero si usa dire "aMMore". Tutto qui. Un gioco.

D: Il tuo tour partito il 17 Aprile, conterà oltre 70 date! Un numero decisamente considerevole di appuntamenti. I cosiddetti grandi artisti si concedono tour anche solo di una decina di date...Qual è la verità? I grandi si possono permettere di fare poche date, oppure non ne potrebbero reggere di più? E dall'altro lato, per chi ancora non è arrivato così in alto, fare molte date è una questione di necessità economica visto che si vendono sempre meno dischi, oppure è una questione di bravura?
R: Diciamo che nella mia posizione fare poche date vorrebbe dire portare meno in giro la mia musica. Non so perché i big suonino poco e non me ne interesso. Per quanto ci riguarda abbiamo voglia di essere sempre in viaggio o in partenza. Ci piace l'idea di conoscere sempre nuove persone, conquistarci nuovi fans o semplicemente avere una nuova storia da raccontare. Il live è la nostra vita. La massima espressione del nostro lavoro.

D: In un'intervista hai dichiarato di avere scelto di lavorare con un'etichetta neonata indipendente Volume!, perché partite dallo stesso punto di vista, vedete il medesimo obiettivo e siete entrambi puri di animo. Allora è vero che per arrivare a certi livelli è sempre necessario scendere a compromessi e perdere la purezza della propria arte? Se così fosse, tu accetteresti questa condizione per crescere ulteriormente?
R: In tanti anni di attività non sono mai sceso a nessun compromesso. Non aspetto di essere famoso per essere felice. Ho tutto quello che mi serve qui. Perfettamente attrezzato per la felicità. Per me la musica è vita. Non c'entra il business. Lo faccio perché mi dà gioia e perché ne posso regalare agli altri. Inquinare questi miei concetti con la smania di essere sulla bocca di tutti non fa parte dei miei obiettivi. Vivo alla giornata quello che la vita e la mia esperienza mi possono regalare. Crescere è una condizione naturale del passare del tempo. Non abbiamo bisogno della spinta di nessuno, se siamo noi a spingerci da soli con la passione e la voglia di correre appresso ai nostri sogni.

D: Molti hanno definito il tuo stile, rock cantautorale, tu ritieni sia corretta come definizione? Se sì, quali differenze noti tra un cantautore dei nostri tempi come te e i primi grandi cantautori italiani degli anni '70, come De gregori, Guccini, De Andrè?
R: Definire la mia musica non mi è mai interessato molto. Inoltre catalogare la musica di De Andrè, per esempio, credo sia altrettanto difficile. Cambia tutto, come cambiano i tempi. Come i grandi cantautori che citavi anche noi della nuova generazione facciamo musica senza porci troppe domande. Ma c'è così tanto bisogno di sapere che genere di musica stiamo suonando? O importa più che sia bella e arrivi alla gente?

D: Nelle tua storia, le collaborazioni non sono mai mancate. Nel pezzo "L'odore dei treni" vi è la partecipazione di Rigo Rigetti al basso. Pezzo rock e quindi quale scelta migliore di Rigo che di rock se ne intende e non poco! Ci racconti com'è nata questa scelta?
R: Rigo è una delle persone meravigliose che ho incontrato nella mia vita. Ho scritto parte di questo brano dopo una chiacchierata con lui e Francesca, la sua compagna, ad Avignone. Inoltre il ritornello è dedicato al loro piccolo Angelo. Quindi a maggior ragione ho voluto lui al basso perché questa canzone è molto più sua che mia. E l'abbiamo vestita di un sound che si avvicinasse un po' al suo stile. Come tributo al suo modo inconfondibile di fare rock.

D: "Dove vanno a riposare le api" ultima traccia di 'Una cura per il freddo' è la più intima. Racconta tutte le tue emozioni, un viaggio nel profondo nella tua vita. E' l'unico pezzo diciamo autobiografico, oppure ci sono tracce di te in ogni traccia?
R: C'è un pezzo di me in ogni cosa che scrivo. Ricordo che Fellini disse «Sono autobiografico anche quando parlo di una sogliola». Vale anche per me.

D: Il tuo sound è come un quadro dalle mille sfumature. Sfugge ad un'unica definizione e nonostante questo faccia solitamente arrabbiare i critici, hai ottenuto sino ad oggi ottimi consensi da parte degli esperti del settore. Che effetto ti fa avere così tanti pareri positivi in un mondo musicale in cui oggi conta solo la possibile commerciabilità dei pezzi e addirittura del personaggio-cantante?
R: E' la prova che la buona musica, come la buona letteratura e arte in genere, non smettono di essere al loro posto quando, chi ne scrive, va nel profondo e non si sofferma alle apparenze. E meno male! La musica che vuole ascoltare la gente è quella che si avvicina al loro cuore. Nei sentimenti, per fortuna, non siamo ancora plagiabili. Abbiamo possibilità di scegliere cosa ci piace e cosa no. Lo facessero altri per noi saremmo nell'inferno di 1984 di Orwell. Ma no, per fortuna non è così.

D: Cosa ti aspetti quindi dal tuo futuro? Gli Almalibre rimarranno parte integrante del tuo domani?
R: Dal mio futuro mi aspetto di poter continuare a fare quello che mi piace e di avere un figlio. Gli Almalibre sono una famiglia e come tale resteranno sempre legati l'uno all'altro. In ogni caso e in ogni condizione.

D: Ed ora un piccolo quiz. La musica è: a) passione; b) cura per l'anima; c) compagna di vita; d) strumento per arricchirsi
R: Tutto questo e molto altro...

Le case discografiche sono: a) la struttura che veicola la musica; b) la morte della musica; c) un inutile ostacolo alla libera espressione musicale; d) il punto di riferimento per artisti alle prime armi
R: Nulla di tutto questo e a volte un po' di tutto. Sono collaboratori. Persone che fanno un altro mestiere e che quando lo fanno bene, come chiunque riguardo al proprio lavoro, non sono lodabili più del panettiere che fa bene il pane.

Immensamente grazie a Zibba perché con le sue parole abbiamo visto attraverso i suoi occhi come nasce la sua musica. Grazie ad un cantautore che è come un fuoco caldo nella notte buia della precarietà musicale che domina i nostri tempi.

«Grazie a te Beatrice, intervista ardua... ti abbraccio», Zibba

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