Intervista a Luca Jurman: un viaggio dentro e fuori dal canto
Beatrice Elerdini - 14.05.2010

Tags: luca jurman, primo libro, vocal Classes, l’evoluzione nel canto
Per i professionisti, per i principianti, per chi crede di avere la musica nel sangue e per chi non sa come muoversi, il primo libro di Luca Jurman fa al caso vostro.

IL 29 Aprile 2010 è uscito "Vocal-Classes - L'evoluzione del canto", il primo libro di Luca Jurman. Un percorso guidato nel mondo del canto, attraverso un metodo nuovo, in continua evoluzione che si prefigge di essere completo e di andare oltre le facili illusioni proposte dalla realtà che ci circonda. Un libro scritto dal vocal coach più famoso d'Italia, che ha lavorato con grandi artisti nazionali ed internazionali, tra cui Alex Baroni, a cui dedica questo lavoro. Luca Jurman ci ha rilasciato un'intervista davvero interessante.
D: La prima domanda è d'obbligo: un cantante, un insegnante di canto che ha avuto i suoi successi fuori e anche dentro la televisione, un pianista d'eccezione, quindi un'artista a tuttotondo, come arriva a scrivere un libro? Come nasce l'esigenza di esprimersi attraverso la scrittura?
R: Non è in realtà un esigenza di scrittura, ma la necessità di fissare dei punti, di dare delle risposte e di chiarire alcuni aspetti del mondo della musica.
Inoltre la stesura del testo è avvenuta in buona parte prima delle avventure televisive. Poi ovviamente con l'impegno in TV ho dovuto temporaneamente abbandonare il progetto. Una volta terminata l'esperienza nel piccolo schermo, ho ripreso in mano il tutto. In fondo per scrivere ci vuole molto tempo e si viene assorbiti in un mondo tutto particolare.
D: A quale tipologia di lettore è rivolto il tuo libro? Qual è il tuo intento, il fine ultimo, nel voler divulgare il tuo metodo Vocal Classes?
R: Assolutamente a tutti. E' rivolto sia ai professionisti che ai principianti.
Inizialmente doveva essere un libro unico, poi in un secondo momento ho scelto di suddividerlo in tre volumi. Con le varie esperienze televisive mi sono accorto dei tanti messaggi distorti riguardanti la musica, che vengono passati soprattutto dai media. Così ho pensato di aggiungere alcune parti al libro in cui avrei chiarito questi aspetti. Vorrei davvero fare chiarezza e ripristinare il significato proprio di certe cose. Vorrei che quando si parla di musica e del canto, ci fosse un linguaggio universale, comprensibile a tutti.
D: La prima cosa che mi ha colpito del libro è stata la dedica. Dopo l'introduzione, su di una pagina completamente bianca, compaiono soltanto queste parole: «Ad Alex Baroni e a tutti gli allievi di ieri, di oggi e di domani». Tra le pagine si evince che tu abbia lavorato con questo grande artista. Che ricordo hai di lui e del tempo trascorso assieme?
R: Con Alex Baroni è stato molto di più che una semplice collaborazione. Con lui ho creato e sviluppato fortemente il mio metodo. Abbiamo lavorato insieme per ben 6 anni e durante questo periodo ho cercato di spingerlo al massimo, perchè desse il meglio di sé. Era un'artista molto timido, riservato, ma decisamente ligio al dovere, posso dire davvero l'allievo modello.
D: Se dovessi sintetizzare in poche righe, nel limite del possibile, il carattere rivoluzionario del tuo metodo, cosa diresti?
R: In realtà il mio non è un metodo rivoluzionario, bensì in evoluzione continua, non contiene concetti statici e si prefigge lo scopo di essere un metodo completo. In fondo bisogna capire che la musica ha delle regole che vanno necessariamente imparate. La tecnica non è un optional di cui si può fare a meno.
D: «Il cantante deve essere un grande comunicatore, deve saper parlare con il suo pubblico». Come spieghi allora il fenomeno Vasco Rossi che pur non parlando al proprio pubblico ha addirittura conquistato una laurea honoris causa in scienze delle comunicazione? Vasco sostiene di non saper parlare, o meglio ritiene che le sue canzoni sappiano esprimere al meglio ciò che pensa e vuole comunicare al suo pubblico.
R: Sì infatti Vasco non utilizza molte parole con il suo pubblico, ma in realtà i suoi testi hanno una forte carica comunicativa, sanno arrivare al cuore dei fans. E poi sa infilare una parola o una breve frase al momento giusto, facendo vibrare le corde dei sentimenti.
Non serve esclusivamente la parola, l'importante è acquisire una grande capacità di relazionarsi con il pubblico.
D: Affermi inoltre che per un'artista, gli effetti speciali devono essere un qualcosa in più, non l'essenza del concerto. Mi viene in mente a questo punto Madonna, la regina dei concerti ad effetto. Qual è la tua opinione su di lei?
R: Mah io in realtà mi occupo di musica, qui parliamo di artisti che prevalentemente costruiscono uno show. Di Madonna possiamo dire che è una grande Show-girl, un'intrattenitrice.
D: Dal tuo libro: «Perché solo una perfetta padronanza tecnica gli permette di esprimere al massimo la creatività». Ci sono però casi nella storia, come Mozart che componeva a 4 anni, Ligabue, definito pittore senza regola che dipinse quadri che hanno segnato la storia: entrambi non avevo di certo acquisito una tecnica perfetta. Esiste dunque una distinzione tra talento e genio?
R: Attenzione però perché il discorso è più complesso. Mozart quando componeva a quattro anni non era già il Mozart che è passato alla storia, lo sarebbe diventato negli anni, era sulla strada. E poi aveva un padre che lo induceva allo studio continuamente. Era indubbiamente un cervello fuori dal comune.
In realtà il talento artistico fa parte del genio, ma va sviluppato in ogni caso.
Per Ligabue il discorso è differente, probabilmente se avesse avuto le possibilità di acquisire una tecnica forse sarebbe diventato ancora più grande.
D: Socrate sosteneva che la filosofia fosse in continua evoluzione e metterla per iscritto avrebbe significato bloccarne la sua naturale crescita.
Non credi che mettendo nero su bianco il tuo metodo, che tu stesso definisci in continua trasformazione, potresti correre il rischio di limitarne lo sviluppo?
R: Direi di no. In fondo le basi sono già definite, nel tempo possiamo aggiungere degli elementi, delle peculiarità, ma il resto è già esistente… a meno che si inventino nuove note…
D: Nel tuo libro annunci già che questo sarà il primo di tre libri, seguiranno infatti altre due tappe. Sono già in lavorazione? Quando verranno pubblicati?
R: Nei due volumi successivi mi occuperò anche di spiegare come eseguire ad esempio certi esercizi, diciamo aspetti più pratici del metodo. Il secondo dovrebbe essere pubblicato nel 2011.
D: Nella prima parte del libro racconti del tuo passato, di come è nata in te la passione per la musica, il piano e in un secondo momento per il canto. Scrivi che ad un certo punto ti hanno soprannominato 'Il negher di Brera'. Ci racconti com'è nato questo appellativo?
R: Partiamo dal presupposto che non amo l'auto-celebrazione. In ogni caso, quella era un' epoca in cui circolava molto il soul, il funk e girava la voce che un bianco non avrebbe mai potuto cantare come un nero. Io in quel periodo avevo circa 16 anni e suonavo tutte le sere in questo noto quartiere milanese, Brera, dove c'erano veramente tanti locali che facevano musica dal vivo ogni sera. Questo appellativo mi fu dato perchè cantavo sorprendentemente con una voce black e devo dire che mi ha portato molta fortuna!
D: Ad un certo punto spieghi che prima della pubertà, momento in cui avviene il completo sviluppo della laringe, soprattutto per i maschi, è inopportuno tentare di allenare la voce al canto. Si rischia addirittura di creare danni irreparabili alle corde vocali. Cosa ne pensi quindi degli ultimi Talent Show 'Ti regalo una canzone' e 'Io canto' con bambini prodigio nel canto?
R: A dire il vero da piccolo cantavo anche io ed ho partecipato al programma che al tempo presentava i bambini prodigio, ovvero Lo Zecchino d'oro. E' necessario però fare delle precisazioni. Prima della pubertà, non essendo avvenuto ancora un completo sviluppo, è importante che un bambino che intende cantare, venga seguito da un buon didatta abituato a lavorare con i bambini, un medico otorinolaringoiatra e anche un foniatra, per evitare eventuali danni. L'altro aspetto che mi preoccupa è la sovraesposizione mediatica. A volte con la muta vocale, la voce cambia molto ed è possibile che alcuni di questi bambini prodigio non vengano più richiesti e per loro potrebbe essere un forte trauma, soprattutto se a questo si aggiunge la pressione spesso esercitata dai genitori sul figlio. Non sono uno psicologo, ma è evidente che la mente di un bambino è molto delicata e bisogna stare attenti. Se posso fare un aggiunta, il cantante Cristian Imparato che ha vinto la prima edizione di 'Io canto' è davvero un talento ed ora dovrebbe essere seguito. Se avrà una corretta formazione potrà diventare un'artista anche a livello internazionale.
D: Giunti quindi a questo punto, se qualche lettore fosse rimasto particolarmente colpito ed incuriosito dal metodo Vocal Classes, come dovrebbe muoversi per poter accedere alla tua scuola? Vogliamo dare alcune informazioni utili ai nostri lettori?
R: Beh, si possono trovare tutte le informazioni necessarie sul sito e in ogni caso la scuola segue un indirizzo professionale.
La caratteristica fondamentale che deve avere un mio futuro alunno è la volontà, la costanza di studiare. La consapevolezza che non si diventa cantanti in due giorni e soprattutto le persone che cercano il successo veloce non è a questa scuola che devono rivolgersi. Questo non è il tipo di percorso che propongo io.
D: Verso la fine del libro, parli delle tue esperienze legate al mondo televisivo ed in particolare esprimi la tua opinione sui talent show, che negli ultimi anni hanno popolato le serate in TV. Ci racconti qual è lo scopo che persegui nel partecipare a questi programmi?
R: Io in realtà ho partecipato a questi programmi perché mi hanno invitato. Ho poi avuto il piacere di aiutare alcuni ragazzi a migliorare, ma il mio obiettivo primo è fare chiarezza, come abbiamo già detto, ridare il giusto significato ad una serie di concetti ormai mistificati, attribuire nuovamente il giusto valore alle cose che appartengono al mondo del canto e della musica.
D: Un'ultima domanda, una curiosità per i lettori: tornerai quindi ad insegnare o quanto meno a presenziare ad Amici?
R: Come? A questa domanda sinceramente preferisco non rispondere. Posso solo dire che andrò semplicemente nei posti in cui mi condurrà la musica. Mi farò guidare soltanto da lei.
Ringraziamo Luca Jurman per la sua disponibilità e rinnoviamo l'appuntamento per una nuova intervista all'uscita del prossimo libro!
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