Rassegna Gran Satori: Intervista a Valentino Bianchi (Quintorigo)

Annalisa Esposito, Giuseppe Galato - 30.03.2010 testo grande testo normale

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Tags: Intervista, Valentino Bianchi, Quintorigo, Rassegna Gran Satori

Le band e gli interpreti della SatoriCom incontrano grandi nomi della musica italiana all'Iroko Content Club di Salerno: Ten minutes with… Quintorigo.

Con 'Le origini Tour' i Quintorigo ripercorrono le tappe di una carriera iniziata nel 1996, portando in scena esclusivamente i brani dei primi tre album. Un repertorio che da subito ha sviluppato consensi ed evidenziato tanto la loro naturale propensione ad abbattere i confini tra generi musicali, quanto la naturalezza a sperimentare quel sound destandardizzato - che ancora li caratterizza - con la rinuncia della classica scatola sonora "basso-chitarra-batteria".
Mostrando rare versatilità e capacità strumentali, i Quintorigo si permettono di shakerare suoni e generi musicali: classico, rock, jazz, punk, reggae, funky, blues, in un continuo gioco tra musica e voce il cui risultato è come un cielo sereno da cui improvvisamente arriva un temporale. A Salerno, fanno tappa all'Iroko, alternativo e fatiscente club posizionato nel centro storico, e tra una sigaretta ed una birra fredda, facciamo un salto nel passato e nel futuro dei Quintorigo, con il bassista Valentino Bianchi.

D: Recentemente siete stati al Circolo degli Artisti e a tal proposito definiscono i vostri Live non un 'semplice' concerto ma un esperimento musicale/sonoro. Siete quindi la rivoluzione o l'evoluzione di un 'diverso' panorama musicale italiano?
R: Una domanda alquanto marzulliana direi… (e ride...) Lo prendiamo come un complimento, poiché siamo sempre alla ricerca, anche se in realtà i live sono anche fonte di divertimento, libero sfogo di emozioni e quando succede siamo contenti. Non sono concerti celebrali, o pretenziosi, sono semplicemente l'esecuzione delle nostre canzoni, stringi stringi sono canzoni, con però una ricerca in campo sonoro, diverse da quelle che solitamente si ascoltano su un 'palco rock'. A noi piace anche molto contaminare i vari generi musicali, quindi anche chi ascolta musica classica non rimane deluso perché vede questi strumenti snaturati; chi ascolta jazz si diverte perché il jazz fa parte del nostro linguaggio; il pubblico del rock è di solito quello che sente maggiormente le vibrazioni – non la band – ma quelle che trasmettiamo loro.

D: Con 'Le origini tour' ripercorrete le tappe di una carriera iniziata nel 1996 portando in scena esclusivamente i brani dei primi tre album. Com'è cambiato il vostro modo di fare musica dagli inizi ad oggi?
R: È cambiato molto inevitabilmente, come siamo cambiati noi. Sono passati più di 10 anni. Si possono trovare degli elementi di novità, di maturazione, il nostro modo di rapportarci al pubblico e alla musica stessa, però c'è anche l'elemento di continuità che da sempre contraddistingue il nostro modo di suonare e vedere la musica in generale. La ricerca della sperimentazione e della contaminazione sono costanti nella nostra storia, nella nostra misera carriera … (e ride) Le novità più evidenti sono ad esempio il cambio di vocalist. La new entry è Luca Sapio di Roma. Una voce che abbiamo ricercato a lungo, per tanto tempo, perché cercavamo un tipo di vocalità che si sposasse con la nostra musica ma che conferisse anche una patina di cross over, rock. Nel corso della nostra storia abbiamo cambiato parecchi cantanti…

D: Difatti, dopo l'uscita di John De Leo dal gruppo avete avuto due cantanti donna (Luisa Cottifogli e Maria Pia De Vito, coinvolte nel tributo a Charles Mingus) a cui si è aggiunto nel 2008 Luca Sapio. Come avete scelto le nuove voci?
R: Ripercorrendo brevemente la storia, noi abbiamo iniziato con un cantante che si chiamava John De Leo, poi dopo cinque/sei anni si è separato dalla band per seguire una carriera da solista, come spesso fanno i cantanti, dopodiché abbiamo cercato una voce femminile, Luisa Cottifogli, con la quale abbiamo collaborato per tre dischi. Poi Luisa ci ha abbandonato, nel senso che è viva e vegeta, però non suona più con noi dall'anno scorso quando abbiamo deciso di sdoppiare la nostra esistenza, la nostra psiche malata, due vocalist diversi per due contesti diversi: Maria Pia De Vito che tutt'ora suona con noi ed è una delle più quotate e brave cantanti jazz italiane e lavora con noi per il nostro aspetto jazzistico, teatrale nello spettacolo 'Play Mingus', che portiamo in giro da più di un anno e che eseguiamo in contesti 'nobili', cioè in teatri, feste, rassegne, anche quelle grosse, tipo Umbria Jazz; la nostra invece imprescindibile vena rock ci ha fatto ricercare questa voce con la quale al momento stiamo portando in giro ' Le origini', in teoria un sunto della nostra carriera dagli albori, ma stiamo anche preparando un lavoro discografico nuovo, che sarà un po' una svolta per noi. Sarà un disco fatto di canzoni rock in inglese, rock sperimentale ovviamente, con il quale pensiamo di rilanciarci sul mercato e sui palchi d'Italia, ma soprattutto dell'estero.

D: A quando il nuovo album? E come mai la scelta di pubblicarlo in lingua inglese?
R: L'album lo stiamo finendo adesso, ma dobbiamo un attimo ragionare modificare e anche andare incontro alle strategie di mercato, di cui non siamo esperti e uscirà a settembre. La scelta dell'inglese è una scelta motivata dal fatto che l'inglese è diventata ormai una lingua globale, diffusa anche in Italia, utilizzata anche da band e artisti italiani, e poi vorremmo finalmente espatriare e quindi la lingua ci facilita. Per di più l'inglese è la lingua del rock, linguaggio che principalmente parliamo in qst disco.

D: Pensate quindi anche ad una scena internazionale?
R: Assolutamente si. Ci speriamo insomma, senza essere pretenziosi. Noi abbiamo sempre pensato che la nostra musica potesse essere ascoltata e capita anche all'estero, poi per una serie di motivi abbiamo avuto delle difficoltà e adesso, (prima dell'andropausa!) vorremmo cercare di andare fuori dall'Italia perché ormai il pubblico italiano ci conosce bene e vorremmo cercare di proporci magari inizialmente in Francia, Inghilterra, Germania e poi eventualmente, perché no, oltre Oceano.

D: Voi siete partiti lavorando sin da subito con la Universal, cosa abbastanza poco consona per una band come la vostra. Com'è potuto accadere questo e come credete debbano muoversi le giovani band che vogliono entrare nel mondo della musica?
R: Bisogna premettere che il panorama musicale/discografico, anche del business in generale, è molto cambiato rispetto a quando abbiamo iniziato. Dieci anni fa esisteva ancora la discografia, era ancora patrimonio esclusivo delle Major, ragione per cui abbiamo scelto quella etichetta all'inizio. Oggigiorno le cose sono diverse, molto diverse, perché le grosse case discografiche sono praticamente in fallimento, non hanno più soldi da investire né in promozione né in diffusione dei dischi. Quindi, l'aspetto positivo è che si ha più libertà, si ha modo e spazio per realizzare i dischi, appoggiandosi a realtà indie, di grande comunque significato con molta più libertà da parte dell'artista. Da un certo verso è peggio di dieci anni fa perché non ci sono soldi per nessuno e i dischi non li vende più nessuno. Anche quando si dice - il grande artista ha venduto etc etc – non è vero. Sono numeri approssimativi, pompati, non vende dischi più nessuno, da un altro punto di vista è positivo perché una band completamente sconosciuta, lontana dalle logiche delle multinazionali, può farsi conoscere, magari tramite internet ed autopromuoversi. Per le band emergenti possiamo dire che è difficile, non c'è spazio, il mercato è saturo, però se qualcuno ha una proposta interessante, intelligente, orinale, forse si può ancora dire o fare qualcosa.

D: Avete collaborato con personalità del calibro di Franco Battiato ed Ivano Fossati. Com'è stato lavorare con questi grandi maestri della musica italiana?
R: Si due nomi, ma se ne potevamo nominare tanti altri, sia in ambito pop che in ambito jazz. Tutte esperienze che fortunatamente o anche meritatamente ci siamo cercati negli anni passati e che ci hanno per forza di cose lasciato qualcosa. Non vorrei però fare uno sgarro a nessuno, quindi è stato bello, a noi piace collaborare e ci sono tanti artisti con cui ci piacerebbe collaborare, ma quasi tutti fuori dall'Italia. Amiamo il nostro paese ma a nostro avviso il panorama musicale è un tantino triste, quindi ci piacerebbe collaborare con artisti stranieri, senza nulla togliere ai nostri colleghi.

D: E' 'normale' quindi quel che avviene oggi a livello musicale e cioè che molte giovani band italiane decidono di esordire prima all'estero e poi di promuoversi anche nella loro terra natale?
R: Si, sono cose che sono sempre successe, perché magari all'estero ci credono un po' di più. Secondo me questo è dovuto più alla sterilità del mercato italiano che al di là dello stereotipo dichiarante – senza fare nomi - di Mtv, Radio Deejay e dei cosiddetti talent show che purtroppo veramente sfiniscono, appiattiscono i cervelli delle nuove generazioni, che vivono rincoglioniti guardando Amici, X – Factor e pensano che quella sia la musica. La musica fortunatamente è molto di più, è molto varia. Per questo molti artisti preferiscono espatriare dove, sì esistono i talent show, ma c'è più attenzione e curiosità nei confronti della musica classica, del jazz, del rock d'autore. Mi rincresce dirlo perché sono italiano e amo il mio paese, però è vero che l'autore, aspira a qualcosa di più, di più ascoltato, mentre la concentrazione è più per le leggi di mercato e le strategie per vendere i dischi. È bello quindi che ci siano dei club, realtà come queste appunto, che ci salvano e che possono rappresentare l'ancora di salvezza per i giovani italiani.

Ringraziamo Valentino per la disponibilità concessaci e auguriamo loro un ottimo proseguimento di tour. Per scoprire dove saranno successivamente i Quintorigo, non perdete di vista il loro myspace.

I live dell'Iroko proseguiranno con i concerti di Moltheni (10 Aprile), Gli Avvoltoi (17 Aprile) e The Hormonauts (24 Aprile). E continua anche il nostro viaggio alla scoperta dell'alternativo panorama musicale italiano… stay on whipart.it!

Foto di Pasquale Palumbo.



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