Le-Li where are you now? On a pear tree

Annalisa Esposito - 06.04.2010 testo grande testo normale

My life on a pear tree, il disco di debutto dei Le-Li, è un viaggio nel loro mondo fatato, raccontato e descritto in tredici canzoni dal tono fiabesco, talvolta trasognato, talvolta giocoso.

Girovaga e cittadina del mondo con in spalla uno zaino pieno di note e una chitarra acustica, Elisa De Munari, la parte femminile del progetto Le-Li, nasce nel 1981 a Vicenza. Diplomatasi in Contrabbasso al Conservatorio di Ferrara, in Sitar al Conservatorio di Musica Indiana di Vicenza e laureata al Dams di Bologna, nel 2001 conosce John (Matteo Romagnoli), suo compagno di giochi e parte maschile del duo folk-pop.

Aprile, dolce dormire. E sotto un albero di pere, i Le-Li compongono il loro primo disco, My Life on a Pear Tree, appunto. L'album conserva il carattere intimo e velatamente autobiografico con il quale le canzoni sono nate, quello di un songwriting che si rifà alla musica folk degli anni sessanta, ricco di suoni inconsueti e arrangiamenti variegati, dove il gioco e la malinconia sanno fondersi per convivere, costruendo un mondo alternativo dove potersi rifugiare dal torpore della vita quotidiana.
Strumenti giocattolo e un certo pop antico, coadiuvato da archi, fiati e altri strumenti canonici, attirano l'attenzione di Alessandro Grazian, il quale contribuisce all'arrangiamento di quattro canzoni: 01 – 08 – 09 – 13.
Brani corti, con ritornelli immediati, melodie e testi minimali, il cantato sussurrato è sempre centrale, sostenuto dal basso e dalla chitarra blues di Marcello Petruzzi (33ore) e dalle ritmiche essenziali di Francesco Brini (Swayzak e Pinktroinx), immerso nella magia avvolgente degli archi (Jacopo Ciani al violino e Maja Petrusevska al violoncello, la stessa Leli al contrabbasso).
In più tracce si distinguono inoltre i fiati di Elia Dalla Casa e Tiberio Turtura, il theremin di Valerio Canè (Mariposa), il rhodes di Nicola Manzan (Bologna Violenta, Teatro degli Orrori) ed il pianoforte di Simone De Lorenzis.

38 minuti e 45 secondi di pura fantasia trasportata sul pentagramma, tra fiori parlanti, alberi colorati e frutti giganti. Zuccherini e baci dolciastri, panchine mobili e un tempo che scorre senza senso, orme tracciate su sentieri luminosi, costellati da parole dimenticate, abbandonate. Rami rossi e gialli di un regno intero, dove vive un principe al contrario con peluche e pigiama. Tredici favole caratterizzate da un junk junk junk ("Junk Girl", traccia 1) trainante e da uno smile smile smile ("Bimba", traccia 9) esuberante, che giorno dopo giorno si confessano alle orecchie di chi le ascolta: «qui, di martedì, nessuna poesia. Tu sei quel che resta, quel che resta e non basta» ("Cenere sul tavolo", traccia 5).

'Chicche' di una tracklist scorrevole, garbata e 'curiosa', sono i brani "Lithium" (N°7), cover della canzone pubblicata da Kurt Cobain, e "Anyone else but you (io vedo quello che nessuno può)", facente parte della colonna sonora dell'ultra apprezzato film JUNO, diretto da Jason Reitman nel 2007. La pellicola cinematografica si conclude con i due giovani protagonisti, Juno e Paulie, che cantano e suonano insieme con la chitarra "Anyone Else but you", canzone interpretata da Michael Cera e Ellen Page, ma in origine incisa dai The Moldy Peaches.
Per l'occasione il pezzo è stato riadattato in italiano da Matteo Romagnoli (anche curatore della produzione artistica del disco). Una raffinatezza che non può passare di certo inosservata e che rende My Life on a Pear Tree maggiormente interessante.

Ascoltando l'album dei Le-Li si percepisce il continuo vivere in bilico tra l'essere bambini e il diventare grandi, con una unica certezza: dal pero non si scende. Non ne vale ancora la pena, abbandonare le sonorità piacevoli di questo disco per il 'solito rock and roll'.

Etichetta: Garrincha Dischi
Anno: 2010



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