Micol Martinez. La donna di fiori, delle parole e dell'incerto

Annalisa Esposito - 09.03.2010 testo grande testo normale

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Tags: Micol Martinez, Copenhagen, Cesare Basile, Recchia

In Copenaghen, ci sono i testi e le musiche che si rincorrono come l'alba con il tramonto, che portano la firma di Micol Martinez con incursioni di Massimiliano Fraticelli e più volte di Cesare Basile.

Dopo due anni passati alla realizzazione del disco d'esordio, esce finalmente Copenhagen. Pubblicato da Discipline il 29 Gennaio 2010 e prodotto artisticamente da Cesare Basile (presente anche dal punto di vista strumentale), con la partecipazione di Luca Recchia, Enrico Gabrielli, Rodrigo D'Erasmo, Alessio Russo,Roberto Dell'Era, Fabio Rondinini e Alberto Turra, il primo album di Micol Martinez, provvista di uno stile cantautorale “sporco” e sincero, è caratterizzato dai rumori del dolore, dai colori del banjo e del violino, dall'odore di frutta fresca e di fiori marci, dal peso delle parole e dalla leggerezza di un pianoforte.

L'eredità artistica trasmessale dal padre le fa scorrere la musica nelle vene, ma è la gavetta sui palchi fino agli opening act di Max Gazzè e Cristina Donà, a darle la possibilità di collaborare successivamente con numerosi artisti e di divenire una delle protagoniste femminili del panorama alternativo italiano. Un rock 'compresso' e personalizzato, ricco di sfumature, anticipato dal singolo “Cielo”, descrive il suo disco, con canzoni femminili, rischiose e fragili, che rompono gli schemi e cambiano l' “ordine” della quotidianità.

Un dinamismo musicale che scardina, passo dopo passo, il sound tradizionale della musica italiana arrivando a composizioni 'intraprendenti' e testi impegnati, come la traccia 7 “Testamento biologico” il cui verso finale esplica in maniera diretta il senso della canzone: «se è la sola cosa che rimane chiedo il pieno rispetto di lasciarmi andare». Il tema dell'eutanasia raccontato da Micol Martinez con audacia e coraggio, è intrapreso spiegando lo stato di assenteismo in cui versa l'essere umano in determinati casi e il (conseguente ?) desiderio di salvaguardare la dignità umana.
Ascoltando il resto dell'album, spuntano ciliegie dal nocciolo amaro, maghi e soldati mercanti d'amore, un vento che ripulisce la faccia da ogni paura, un biglietto del tram e il giallo della parete, figure nere di cui non si sà il nome, un cielo sotto cui non c'è alcun rumore, una donna di cuori e «quel che resta nel piatto se lasci, quel che resta del vanto che ora rinunci».

Copenhagen è un album nel complesso abbastanza profondo, qualificato da diverse contaminazioni sonore e purtroppo a tratti non eccessivamente entusiasmante. Purtroppo, perché il talento musicale di base c'è e se si considera che a coadiuvare con lei vi sono musicisti valenti e noti del panorama musicale italiano, la sua opera prima probabilmente poteva essere qualcosa di più affascinante o maggiormente accattivante, date le qualità vocali e compositive. Il lato negativo evidente del disco è però rappresentato dalla copertina del booklet 'non proprio interessante', al contrario invece del contenuto, il cui Progetto Grafico è stato ideato e realizzato da Micol Martinez e da Robert Herzig. E l'autore dei bellissimi disegni inclusi nel libretto è proprio Herzig, che riesce attraverso la matita a comunicare quel velo di mistero, di sensibile percezione, di stupore e sensualità, in apparenza appartenenti al disco.

Etichetta: Discipline
Anno: 2010



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