Annalisa Esposito - 12.01.2010

Album d’esordio per Marco Bennici con il quale forse non farà parlare tanto di sé, ma che lo porterà a crescere artisticamente nota dopo nota.
«Il tempo sembra essersi dato appuntamento qui, tra le 13 tracce di un disco nato da un incontro. Ci sei tu, ci sono io e c'è la continua voce di Dio, presente in tutti i nostri sfoghi di perché. C'è tanto rumore intorno e c'è anche un soffio, quello di un domani che bussa alla porta del passato»: queste sono solo alcune delle parole con cui Marco Bennici descrive il suo album d'esordio all'interno del booklet. Un canto per chi ha tempo, per chi non aspetta tempo, per chi ringrazia la vita, per chi vive, per chi ci prova...sempre.
Marco Bennici, nato a Pisa il 23 maggio 1984, laureato in Giurisprudenza nel 2003, giornalista pubblicista ed editore, con Tutto il rumore del mondo si propone anche come musicista. Il suo intento, di percorrere delle modalità diverse di composizione, affrontando tematiche ben distanti dal suo primo lavoro (consulenza aziendale in materia di innovazione e trasferimento tecnologico), viene sviscerato attraverso 13 brani, di cui è autore sia di musica che di testi, che purtroppo, nel complesso, non producono un giudizio positivo.
Dalla prima traccia all'ottava, il prodotto musicale risulta piuttosto disomogeneo e privo di consistenza, mentre dalla traccia 9 in poi il sound del disco inizia ad assumere un riconoscimento maggiore, soprattutto grazie al divenire degli strumenti in protagonisti assoluti.
A primo impatto, Tutto il rumore del mondo, può apparire un album senza troppe pretese, con una misticità di fondo che potrebbe risultare affascinante e attraente, ma proseguendo nell'ascolto i generi si confondono e la struttura musicale su cui poggia tutto il lavoro risulta debole e poco efficace.
Le strade parallele percorse da voce e strumenti, senza nessuna intenzione di amalgamarsi, danno vita a una prima opera ancora troppo acerba per piazzarsi ad un buon posto in una qualunque classifica di dischi, soprattutto in vista di una crisi discografica che non dà molto supporto ai giovani, almeno per il momento.
L'intenzione di emergere è evidente, soprattutto in quei pochi momenti in cui Marco azzarda un tono di voce più determinato, valido, potente. Le venature rock/pop contenute nella traccia 6 "Invisibile" sono la base per poter ripartire e ricercare sonorità diverse che si adattino meglio alle peculiarità dell'artista toscano. Stesso discorso vale anche per i brani "Semplici parole" (n°7) e "Tutto il rumore del mondo" (n°8), il cui rimando ad artisti italiani di spessore, quali Renato Zero, Claudio Baglioni, Mango, è un elemento più che positivo per un album che nel complesso risulta "confusionario" e senza un filo conduttore.
Etichetta: Madamadorè records
Anno: 2008
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