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Simone Agostini, un talento da seguire

Fabio Dalmasso - 30.12.2009 testo grande testo normale

Che gioia ascoltare Simone Agostini! Il suo album Green lascia qualcosa in chi lo ascolta che è difficile descrivere. Un’artista da tenere d’occhio.

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Classe 1981. Simone Agostini è giovane, ma ascoltando il suo album Green non si direbbe: la sua abilità nel far vibrare le corde della chitarra sembra quella riservata a chi ha trascorso decenni su un palco, musicisti di antica esperienza divenuti un tutt'uno con lo strumento.
Invece Simone ha appena 28 anni. E' vero che il suo primo incontro con le sei corde avvenne quando ne aveva 10, cioè 16 anni fa, ma si rimane comunque stupiti dalla sua maestria nell'esecuzione e nella composizione dei brani.

Il pregio di Green è soprattutto quello di essere un ottimo disco di virtuosità tecniche abbinato a melodie e arrangiamenti accattivanti: il rischio che si corre spesso in questo genere di album è quello di mettere in fila una serie di canzoni che fanno si apprezzare la qualità tecnica del musicista, ma lasciano indifferenti dal punto di vista delle composizioni, trasformandosi così in lunghe esibizioni senza un'anima.
Simone Agostini, invece, riesce a dare un'anima ai suoi brani, un calore e una vitalità musicale che vengono trasmesse all'ascoltatore, chiunque esso sia: chitarrista provetto o assoluto profano, chiunque, ascoltando Green, può riconoscere l'abilità di questo giovane musicista e schiacciare il tasto "repeat all" alla fine delle dieci canzoni.

Da sottolineare inoltre che solo uno dei dieci brani presenti in Green è una cover: tutti gli altri sono scritti da Simone Agostini che, oltre ad esibizioni solistiche, sceglie anche l'accompagnamento di altri strumenti come in "Little suite DS", in cui la slide guitar del maestro pescarese Paolo Giordano, il chitarrista che ha aperto gli orizzonti di Simone alla chitarra acustica, si intreccia con l'harmonica suonata dallo stesso Agostini.
"Childhooh memories", uno dei brani più riusciti di tutto l'album, vede l'apporto della viola di Peppino Pezzulo e il piano di Sandro Paciocco: un trio strumentale che riesce a fondersi in melodie leggere. Chiudendo gli occhi e ascoltando le note di questa canzone sembra davvero di trovarsi distesi su di un verde prato, rilassati ad assaporare la brezza melodica scritta da Simone Agostini.
Degne di nota sono anche "A25", "El llanto de Luna" e "L'Enchantement du Phare", così come non si può rimanere che felicemente stupiti dalla versione acustica di un classico come "Brigante se more": il brano di Eugenio Bennato e Carlo D'Angiò, rivive in questa veste insolita, diversa dalle versioni finora ascoltate, e acquista un fascino particolare, intenso.

Green è un album da ascoltare con calma e più volte, andando alla lenta scoperta di tutte le sue caratteristiche: all'inizio possono attrarre le melodie, poi si impara ad apprezzare sempre di più l'esecuzione, godendo della capacità tecnica di Simone Agostini e della sua spiccata abilità nel creare musiche originali e di grande talento.

Album: Green
Anno: 2009

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