Annalisa Esposito - 26.11.2009

Raccontando la sua piccola ape furibonda, Giovanni Nuti apre il suo personale album delle memorie regalandoci qualche ricordo sulla poetessa recentemente scomparsa.
Anticipa l'uscita del nuovo album dell'artista di origini toscane il singolo, Una piccola ape furibonda, ultima testimonianza artistica della compianta poetessa milanese Alda Merini, che con Giovanni Nuti aveva un sodalizio umano e artistico (musical-poetico), concretizzatosi in dischi e concerti. Un'intervista per raccontarsi e per raccontare, attraverso alcuni ricordi, della sua "musa ispiratrice", della sua amica, del modello di artista a 360° che rappresentava Alda Merini.
D: Da venerdì 6 novembre è in rotazione radiofonica "Una piccola ape furibonda", che anticipa l'uscita del tuo nuovo album. Che tipo di riscontro ti aspetti di ricevere? Considerato che è anche l'ultimo album segnato dalla "presenza fisica" della poetessa milanese Alda Merini, recentemente scomparsa.
R: "Una piccola ape furibonda", come hai detto tu, anticipa il nuovo album con i testi di Alda Merini che uscirà all'inizio dell'anno nuovo. Spero il riscontro sia positivo e soprattutto che queste "leggende sonore", come Alda Merini definiva le nostre canzoni, possano arrivare a tutti, perché il linguaggio di Alda Merini, così diretto e "passionale", ha la capacità di arrivare sia alle persone colte che ai non colti. Quindi mi aspetto, perché no, un successo popolare. Si ha tanto bisogno di cibo per l'anima e le nostre poesie-canzoni possono esserlo.
D: Com'è nata e come si è sviluppata nel corso degli anni la collaborazione con Alda Merini?
R: La mia collaborazione artistica con Alda Merini è iniziata nel 1993 e, nel corso degli anni, si è sempre più rafforzata, grazie anche a una frequentazione assidua: ci si vedeva e ci si sentiva molto spesso. Avendo avuto modo di entrare nel suo universo quotidiano, è stato più facile per me musicare i suoi versi.
D: Come hanno influito le parole di Alda Merini nella composizione dei tuoi brani?
R: I versi della Merini hanno avuto un ruolo fondamentale per la mia musica. Come ho sempre detto, i suoi versi, essendo già di per sé musicali, hanno facilitato la mia composizione. Poi la bellezza delle sue poesie è sempre stata molto stimolante per me e in perfetta sintonia con il mio sentire.
D: A differenza degli altri brani, in "Una piccola ape furibonda" si tratta di aforismi e non di poesie. Hai riscontrato delle sottrazioni o delle aggiunte nella messa in musica?
R: "Una piccola ape furibonda" è la "canzone degli aforismi". Nata per gioco e con la pretesa di divertire, ma nello stesso tempo di colpire nel profondo come tutti gli aforismi-saette della Merini. Mi sono molto divertito a confezionare un abito musicale ritmato e "rabbiosamente" allegro, proprio per evidenziare questa sua bruciante ironia. E' stato naturale musicarla, con la stessa gioia con cui ho musicato le poesie.
D: Quale album con la poetessa milanese, ti ha regalato maggiori emozioni?
R: Tutto il mio lavoro con Alda Merini è stato una costante fonte di grandi emozioni. Non escluderei nulla. A partire da "Milva canta Merini", l'album con il quale ho propiziato l'incontro artistico tra due personalità molto forti, al "Poema della croce", in cui abbiamo sposato l'ispirazione religiosa dei sui versi al pathos di una grande orchestra, a "Rasoi di seta", così ricco di registri e "suoni" diversi (dall'organo di chiesa alle chitarre distorte), e adesso quest'ultimo lavoro, che rappresenta a mio giudizio, un passo ulteriore verso l'essenzialità, la semplicità.
D: Quale sarà invece il ricordo indelebile legato alla "musa dei Navigli"?
R: Pomeriggi a Milano d'inverno, nella sua casa magica, piena zeppa di ricordi. Io al pianoforte, che le canto "L'Albatros", e Alda che si commuove.
D: Inizi a studiare pianoforte classico all'età di dieci anni. Come ha influito la Musica classica nella tua formazione artistica?
R: Io ho grande facilità nel comporre melodie: sono un "melodista" naturale. Sicuramente aver ascoltato molto Mozart, Verdi e Puccini, penso mi abbia aiutato molto, oltre alla predisposizione che ho.
D: Nel 1989 esce l'album d'esordio "Al parco dei silenzi" che vede la collaborazione di Enrico Ruggeri. Che tipo di esperienza è stata?
R: Enrico Ruggeri è una persona estremamente sensibile e intelligente, nonché grande artista. Non ho avuto modo di frequentarlo molto purtroppo, ma ho fatto tesoro delle indicazioni che mi ha dato. Per me scrisse un bellissimo testo dal titolo "Notti di miele".
D: Quando hai avuto la tua prima occasione e quando invece hai iniziato a riscontrare un certa "notorietà" da parte di pubblico e critica?
R:Quando partecipai nel 1991 al Festival di Sanremo col brano "Non è poesia". Per un certo periodo non potei più uscire di casa senza essere avvicinato da fan che mi chiedevano gli autografi, ma non era quello che m'importava. M'importava crescere come uomo e come artista e la musica, assieme alla poesia, sono state lo strumento per dare un senso alla mia vita.
D: Se dovessi catalogarti, dove ti collocheresti nel panorama musicale italiano?
R: Non so risponderti. Posso dirti che spesso, quando vengo intervistato, il giornalista alla fine mi dice che non è come intervistare gli altri artisti della musica leggera e con questo non dico di essere migliore, né peggiore, per carità, ma probabilmente sono un'altra cosa: un po' un alieno direi, catapultato su questa terra dal passato o forse dal futuro della musica.
D: Che tipo di rapporto hai con il web e con la comunicazione via internet (social network, chat, myspace, etc)?
R: Navigo abbastanza in internet. Trovo che sia una grande ricchezza e una grande opportunità di contatti e comunicazione. Ovviamente non deve sostituire quello che sono i rapporti umani, altrimenti diventa un modo negativo di isolarsi e questo non fa bene. Come tutte le cose va usato in maniera equilibrata. Anche un monaco che abusa delle preghiere può andare in delirio.
D: Quali progetti seguiranno la pubblicazione del tuo nuovo album? Ti vedremo impegnato in un tour?
R: Assolutamente sì. Un tour nei teatri d'Italia per far conoscere il mio lungo lavoro fatto assieme a questa grande poetessa che è Alda Merini.
D: C'è un altro posto, oltre alla tua città di origine (Viareggio), dove ti senti a ‘casa'?
R: Sono nato a Viareggio, ma poi i miei genitori si trasferirono a Sarzana. Molto presto venni a Milano, che considero ormai la mia città, la mia casa.
D: Quali sogni vorresti ancora realizzare? Traguardi che vorresti raggiungere?
R: Ho avuto molto dalla vita sino adesso. Aver condiviso una parte del mio percorso con Alda Merini penso sia il sogno di moltissimi giovani e io l'ho coronato. Il sogno è quello di continuare a cantare, e scrivere musica, che sono le urgenze del mio cuore. Voglio far arrivare a più gente possibile, e non solo in Italia, la mia musica e la poesia di Alda. Penso che possa fare bene allo spirito in un momento come questo, di vuoto e apparenza.
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