Annalisa Esposito - 12.11.2009

Piccoli turbamenti, tra sguardi indifferenti e numerosi Mutamenti.
Primitivi, come primordiali, come necessari, come rudimentali, così sono i Mutamenti cantanti da Nerolidio, all'anagrafe Riccardo Busana, nato il 27 agosto 1967 e cresciuto artisticamente, tra i grandi autori e compositori di musica classica come Rossini, Puccini e Verdi, per poi scoprire il rock, in particolare quello britannico (Deep Purple e Black Sabbath), il jazz (George Benson e Miles Davis) e il cantautorato italiano (Lucio Dalla, Claudio Baglioni e Zucchero). Nel corso degli anni la passione per la musica aumenta sempre più e il cantautore comasco, dopo una serie di esibizioni come chitarrista turnista in vari locali del Nord Italia, inizia diverse collaborazioni importanti, come la stesura di testi e arrangiamenti per Davide Van De Sfroos. Nel 1991 fonda a Como una Scuola di musica, dove insegna chitarra e contemporaneamente approfondisce il suo stile cantautorale con la composizione di nuovi brani. Il 2001 è l'anno del suo primo lavoro, Riflessi, un disco autoprodotto con una forte matrice sonora pop.
Il secondo album, Mutamenti, edito da Egea Music e uscito il 28 settembre 2009, spazia tra i generi e si circonda di sonorità ricercate e accattivanti. Un disco per nulla eterogeno che ammalia e conquista proprio per questa peculiarità. Ascoltando la prima traccia omonima, proseguendo poi fino alla n°3, si ha come la percezione di essere investiti da una moltitudine di suoni carichi di allegria, vitalità, brio: note che si capovolgono e si ricostruiscono su di un pentagramma pronto ad ospitarle assieme a parole che cercano un senso. I testi di Nerolidio sono d'altronde poesie che raccontano di viaggi, sogni inaspettati e inattesi, capaci di creare atmosfere surreali, attimi di pace ("Non credevo capitasse", track n°4), ma anche scritti che descrivono grandi e piccole realtà: il brano "La grande pentola" racconta l'esperienza di tre anni dell'artista come insegnante all'interno di una struttura penitenziaria, a stretto contatto con i detenuti che gli ha permesso di conoscere un' ambiente molto diverso da quello che si immagina fuori dai cancelli.
Canzoni che puntano alla riflessione, al mutamento interno e che si adagiano su suoni profondi, magnetici e melodie incantatorie. Nerolidio pone l'accento sulle cose semplici che molte volte si danno per scontate, dimenticandosi delle bellezze che ci circondano, evitando soprattutto di analizzare il problema, ovvero la società in cui viviamo, spesso fonte di verità non capite, non comprese, per ignoranza, per superficialità, per mancanza di tempo e di interesse. "Tesa sul deserto" (track n° 8) è una divulgazione su quello che accade in Medioriente, Palestina, ma anche africa, Iran: i più deboli sono calpestati nei loro diritti più elementari; illusi e ingannati tra disinformazione, guerre sante e nuove armi.
Temi importanti ma cantati senza retorica e senza la presunzione di poter dare risposte, perché la musica smuove incondizionalmente. Basta un genere, una melodia, una parola, a tracciare confini, richiami logici che possono creare spunti su cui riflettere. Una musica che coinvolge e muta: quel che si ha dentro, quel che si conosce, quel che si osserva, quel che s'ignora, senza obbligatoriamente attutire i sintomi dell'indifferenza, della non curanza.
«Dove le parole finiscono, inizia la musica». H. HEINE
ETICHETTA: Egea Music
ANNO: 2009
Versione stampabile
Commenta questo articolo - Segnalalo ad un amico