Annalisa Esposito - 06.11.2009

Una personalità, uno stile, una storia, raccontata da Fabio Santini.
Intervista a Fabio Santini, giornalista professionista dal 1980 che ha saputo trasformare la sua forte passione per il teatro e per Sergio Leone in uno spettacolo ricco di fascino e in continua evoluzione, senza essere statico e scontato, per riprendere lo stile del maestro che con i suoi film ha incantato intere generazioni. La rappresentazione sarà in scena dal 10 al 20 novembre al Teatro Sala Fontana di Milano, il primo teatro che ha creduto nella sua idea e lo ha sostenuto fin dal debutto, avvenuto 12 anni fa.
D: A che età ha visto il primo film di Sergio Leone? E quali emozioni le ha suscitato?
R: A 13 anni, era il '64. Mi ha cambiato la vita, come le canzoni dei Beatles, i romanzi di Moravia e di Bukowski.
D: Come nasce l'idea di uno spettacolo dedicato ai film di Sergio Leone?
R: Sergio muore il 30 aprile '89. Mi sono detto: devo fare qualcosa di importante, di unico per ricordarlo. Incomincio ad andare in giro per le Scuole Superiori a parlare di Leone-Morricone. I ragazzi ne rimanevano affascinati. Quello è l'embrione di "C'era una volta il Cinema". Nel '97, la prima data, penso: vado avanti due anni. Così nel '99 celebro simbolicamente il decennale della morte di Leone. Sono ancora in giro dopo 12 anni e il 19 novembre celebro la 300^ replica.
D: Lo spettacolo "C'era una volta il cinema" torna a Milano dopo 12 anni. La formula originaria rimane la stessa o sono stati apportati dei cambiamenti?
R: L'impalcatura rimane la stessa. Ma ogni sera cambio qualcosa, un dettaglio, un movimento di scena.
D: Che tipo di riscontro si aspetta dal ritorno di "C'era una volta al cinema" al Teatro Sala Fontana di Milano dal 10 al 20 novembre 2009?
R: Quello che è sempre accaduto in questi 12 anni: l'entusiasmo e l'emozione della gente. Mi aspetto la gente in camerino che mi dice: da stasera guarderò i film di leone con occhio diverso.
D: Funziona raccontare il Cinema a Teatro?
R: I musical ispirati ai film funzionano. Spettacoli sulla falsariga del mio ne hanno realizzati pochissimi. E hanno avuto vite brevissime, 3, 4 repliche. Poi hanno chiuso.
D: C'è un altro progetto legato al cinema che le piacerebbe portare a Teatro?
R: No. Leone è il massimo per me. Sto pensando a un altro progetto. Ma ne parliamo un'altra volta.
D: Quali sono secondo lei i film che hanno maggiormente caratterizzato la carriera di Sergio Leone e perché?
R: Tutti. Aggiungerei la corsa delle quadrighe in "Ben Hur" di William Wyler girata da Leone. Già da lì si poteva intuire il genio del cineasta.
D: Qual è il ricordo più emozionante legato all'incontro con "il Maestro"?
R: Quando mi raccontò la prima scena di "C'era una volta Leningrado", il film che non ha mai girato, se n'è andato poco prima del primo ciak. Fu l'ultima volta che lo vidi.
D: E' giornalista professionista dal 1980. Com'è cambiato il giornalismo da allora?
R: Di vero giornalismo in giro ne vedo poco. I giovani hanno un po' perso quel senso di gioia e curiosità che ispirò i miei maestri e quelli della mia generazione.
D: Che cosa ne pensa delle varie forme di comunicazione presenti sul web? Dai blog privati a quelli appartenenti a giornalisti noti? Per passare poi per facebook e myspace?
R: I blog mi piacciono, rivelano la personalità di chi vi scrive. Sono il diario del 21° secolo. Facebook e Myspace come le email e Google sono strumenti utili. L'importante è non farsi usare da loro. Ma usarli.
D: Radio, televisione, teatro. In quali di questi ambiti si sente più a suo agio?
R: Dappertutto. Non tralascerei la gioia che mi dà ancora oggi vedere la mia firma in capo a un articolo di giornale.
D: Attualmente è su 7Gold come conduttore del programma Diretta Stadio e opinionista e responsabile del calciomercato nel Processo di Biscardi. Il calcio lo vive da tifoso, da spettatore o semplice appassionato?
R: Da giornalista appassionato. Cerco le notizie, cerco i riscontri. Ormai lo fanno in pochi.
D: Esistono trasmissioni intelligenti? Se si, quali sono?
R: Esistono persone intelligenti che fanno tv e che hanno molto da dire oltre al format che conducono.
D: In Teatro, ha anche presentato Let It Beatles, dedicato ai Beatles. Che ruolo ha la musica nella sua vita?
R: Enorme. Purtroppo sento sempre meno musica buona in giro.
D: «Mi sembra che oggi il cinema rischi una vera e propria regressione, trasformandosi in un intrattenimento puramente infantile» affermava Sergio Leone. Che tipo di riscontro o di percezione ha invece lei del cinema odierno?
R: Sergio si riferiva a certi film americani degli Anni '80. Nel cinema di oggi credo manchi un regista come Leone che sappia raccontare una storia sullo sfondo di un dramma sociale e umano come faceva lui. In parte ci riesce Clint Eastwood. E sappiamo da che scuola proviene...
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