God help the girl: il ritorno dell'english pop anni ‘60

Fabio Dalmasso - 14.10.2009 testo grande testo normale

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Tags: God help the girl, Belle and Sebastian, sixties, pop

God help the girl è il nuovo progetto di Stuart Murdoch dei Belle and Sebastian: 14 canzoni di puro e semplice pop dal gusto retrò che delizieranno gli appassionati del genere.

Diciamolo subito: God help the girl non è assolutamente un disco originale: niente contaminazioni di generi né sperimentazioni ai limiti dell'udibile. God help the girl è puro e semplice pop. Fresco, leggero e terribilmente melodico. Uno di quei dischi in cui le canzoni ti entrano in testa dopo il primo ascolto e ti ritrovi a fischiettare i brani senza accorgertene.
I nomi a cui si potrebbe accostare questo album sono quelli classici del pop anni '60, come Petula Clark, Marianne Faithfull, Dusty Spingfield, Ronettes, per citare solo i più noti; un mix di armonie vocali ed eleganti arrangiamenti che hanno segnato la storia della musica di oltre 40 anni fa e che ora viene resuscitato da quel piccolo genio musicale che risponde al nome di Stuart Murdoch.

I brani che compongono questo album sono semplici, ma mai banali: una canzone come “If you could speak” è costruita su un giro di chitarra molto semplice, quasi banale, ma le due voci femminili e l'arrangiamento donano al brano un'armonia e una melodia unica.
La title track è un esempio classico del girl-pop anni '60: vengono in mente i tanti brani scritti da Holland – Dozier – per la Motown, anche se in questo caso è più lo stile inglese (o scozzese) a farla da padrone. Stesso discorso per “Musician please take heed” che inizia con una voce delicata per trasformarsi, a metà, in una cavalcata pop con sfumature northern soul.
Curiosi in due pezzi strumentali, il delicato “Music room window” e il jazzato “A unified theory”, degno di un film americano con bar fumoso e trio sul palco con classico saxofonista che soffia forte nello strumento per liberare nell'aria calde note avvolgenti.
A parte questa piccola fuga verso il mondo del jazz e il breve passo avanti temporale di “Funny little frog”, che richiama un suono più anni Settanta, soprattutto nel riff di chitarra, tutto l'album riecheggia i suoni e le atmosfere della Swinging London: “I'll have to dance with Cassie”, “Come monday night” o “I just want his jeans” (che ricorda gli Shivaree migliori) sono canzoni che uno si aspetterebbe di trovare su un vinile della Decca e non certo su un cd datato 2009.

Per molti, forse, God help the girl rappresenta unicamente un prodotto stilisticamente datato, senza aperture alla musica contemporanea e dal gusto eccessivamente retrò. Chi, invece, adora i suoni di un tempo e si è abbeverato alla fontana della musica inglese degli anni '60, non potrà che apprezzare appieno God Help the girl, un album con pochissime pecche e tanti meriti.
Probabilmente Stuart Murdoch ha capito quello che molti si rifiutano di comprendere:non serve sperimentare, creare contaminazioni o crossover (termine troppo abusato): a volte la semplicità di una melodia cantata bene è sufficiente.

Album: God help the girl
Etichetta: Rough Trade
Anno: 2009


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