The Zen Circus - Andate Tutti Affanculo

Giuseppe Galato - 01.10.2009 testo grande testo normale

Tags: The Zen Circus, Andate Tutti Affanculo, figlio di puttana, giorgio canali

A solo un anno dall'uscita di "Villa Inferno", album che consacrava gli Zen Circus come una delle realtà musicali più interessanti d'Italia, arriva la loro quinta fatica in studio: Andate Tutti Affanculo.

Un pugno in bocca dopo l'altro per mandare tutti affanculo, vittime e carnefici di un'Italietta catto-borghese ipocrita ed opprimente, a tempo di Beat dalla matrice cantautoriale: si potrebbe riassumere così la filosofia di Andate Tutti Affanculo, quinto album in studio degli Zen Circus.

Ad un solo anno dall'uscita del piccolo capolavoro che era stato “Villa Inferno", il trio Punk (non inteso strettamente come stilema musicale ma come modo di essere e di porsi) torna con un album, il primo cantato interamente in italiano, cinico e riflessivo, sarcastico e duro, che fa della satira il proprio manifesto: chiesa, borghesia, dio, classi popolari, nessuno si salva in questo mondo. Un album dai toni cupi, pregno di morte e disillusione, essenziale e minimale nel sound, con rimandi nella produzione al Beat anni '60, ma sorprendentemente pieno e corposo.

“L'Egoista” apre l'album con un malinconico inno a chi lo è diventato solo perché di vecchi, stronzi e falsi ne hai subiti troppi.
C'è chi l'ha presa in culo e non lo vuole raccontare” , così ci pensa Appino, insieme ad Ufo e Karim, a cantare per loro in “Vecchi Senza Esperienza”: feroce critica sociale a tempo di Cantautorato Folk-Rock dove spiccano le rullate di batteria.
“It's Paradise”, con il suo ossessivo ed ipnotico saliscendi al pianoforte, ironizza sul cinismo umano nei confronti dei morti. Considerando la lunghissima coda finale, forse il brano avrebbe trovato posto più consono a chiusura dell'album, anche tenendo conto della tematica “morte” come “fine”.
A prendere per il culo nella maniera più spudorata “We Just Wanna Live”, quasi un inno cattolico con tanto di cori da oratorio che ironizza proprio sulla religione cattolica.
“Vuoti A Perdere” è probabilmente il momento migliore dell'intero album. È un Beat tipicamente anni '60 dai ritmi serrati, ottimi incastri di chitarre, tante chitarre, ad abbandonare per un attimo gli arrangiamenti più scarni consoni alla band e le stupende voci, tante voci, di Nada, graffianti e dure, fino all'esplosione del finale.
“Andate Tutti Affanculo” riporta al Cantautorato dai toni malinconici alla Bob Dylan, (“Al cinismo più bieco e posato tipo quello da cantautorato, esser stronzi è dono di pochi, farlo apposta è roba da idioti”) come al solito in maniera ironica.
L'acida “Amico Mio” ironizza sui cambi di valori a cui sono sottoposti gli uomini con l'avanzare dell'età, così come “Ragazza Eroina” (che si avvale della partecipazione alla voce di Davite “Eltofo” Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti) ironizza sulle generazioni presenti.
"Gente Di Merda”, già ascoltata nella compilation voluta da Manuel Agnelli “Il Paese È Reale”, è forse il brano più debole dell'intero album: nulla di particolare a livello musicale, testo stranamente poco ispirato, anche nei tentativi di ironia, pessimo andare della voce in una sorta di filastrocca da regime.
Chiude l'album “Canzone Di Natale” cantata con bastarda e macabra ironia su un tappeto sonoro da tipica canzoncina natalizia.

Un album essenziale, come già detto, che fa di ottime melodie e di spietati quanto intelligenti testi, la sua forza. Non sarà un capolavoro di genialità compositiva, non sarà innovativo, ma Andate Tutti Affanculo è di sicuro un album che merita di essere ascoltato e riascoltato, imparato a memoria e cantato a squarciagola nelle notti insonni: voi, qualche amico, una chitarra e qualche bottiglia.

Etichetta: La Tempesta
Anno: 2009



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