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Balla coi cinghiali 2009. Intervista ai Linea 77

Annalisa Esposito - 12.08.2009 testo grande testo normale

Tra i protagonisti dell'ottava edizione del BALLA COI CINGHIALI Festival, che si terrà quest’anno dal 20 al 22 Agosto 2009 a Bardineto, i Linea 77.

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D: L'ottava edizione del BALLA COI CINGHIALI Festival si terrà quest'anno dal 20 al 22 Agosto 2009 e sarà, ancora una volta, ad ingresso rigorosamente gratuito. Ci sono poche Manifestazioni in Italia, purtroppo, di questo tipo e per di più non pubblicizzate a dovere. Perché la musica dal vivo deve ancora conquistarsi la sua giusta fetta di attenzione? E una delle ragioni per le quali non riescono a sopravvivere è di carattere monetario. Quali le soluzioni per permettere che queste piccole realtà continuino ad esistere?
R (Chinaski): La musica dal vivo non riesce a conquistarsi la giusta attenzione perché per il Governo e le Istituzioni del nostro paese, la musica pop e rock non ha dignità di "Arte" e conseguentemente non è supportata dallo Stato come una forma d'arte come per esempio l'Opera. Esiste in Italia un solo tipo di intervento economico statale a supporto delle attività artistiche che si chiama FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), pochi soldi in confronto ad altri capitoli di spesa, di cui la maggior parte viene assorbita dal Cinema (spesso sprecandoli), qualcosina dal Teatro e quel poco che resta per la Musica se lo contendono le sempre più rare Fondazioni che si occupano di Musica Classica e Opera. La nostra classe dirigente continua irresponsabilmente a non considerare queste forme di arte e cultura popolare (come la musica rock) degne di un supporto e la conseguenza diretta e paradossale, è che nel nostro paese non esiste una vera e propria industria dello spettacolo, abbiamo un atteggiamento passivo verso i mercati esteri, per la maggior parte assorbiamo quello che ci viene proposto dalla grandi multinazionali e quel poco che riusciamo ad esportare è musica tradizionale. Mi sembra riduttivo e fuorviante rispetto al patrimonio di realtà artistiche che abbiamo e che potrebbero avere grandi chances o perlomeno competere con americani e inglesi, se solo fossero messe nella condizione di farlo. Le soluzioni sono un intervento dello Stato sia a sostegno degli Artisti e degli operatori del settore, che al consumo di prodotti culturali del pubblico, abbassando per esempio l'iva sulla Musica, portandola dal 20 al 4%, come succede per i libri.

D: Venerdì 21 agosto vi esibirete davanti al pubblico di Bardineto (SV) (piccolo paese noto ai più per gli ottimi funghi e gli ottimi cinghiali, oltre che luogo strategico e fresco perché situato a 711mt. sul livello del mare e situato nell' immediato entroterra ligure) e non solo. Una ulteriore occasione per continuare a promuovere il vostro ultimo album "Horror Vacui". Che tipo di riscontro avete ricevuto fino ad ora e fino a quando pensate di rimanere in tour?
R (Chinaski): Abbiamo ricevuto un riscontro enorme e molto appagante, i nostri fan storici continuano a seguirci e se ne aggiungono nuovi ad ogni nuovo album. Quella di Bardineto è una delle ultime date che faremo prima di fermarci del tutto per fare l'album nuovo che registreremo a Los Angeles nei prossimi mesi di Ottobre e Novembre.

D: Assieme a voi, nella seconda serata del Festival, si esibiranno Motorcycle Irene, Eleven Prime, Splindeparì, A Brigà, Not An Exit e The Banshee. Che tipo di rapporto avete con la musica proposta da media, radio e tv? Siete semplici ascoltatori o siete favorevoli all'idea che qualche genere nuovo possa influire sul sound da voi proposto?
R (Nitto): siamo sempre molto aperti a tutto ciò che ci piace. Non siamo mai stata una band fossilizzata nel proprio genere musicale anche perchè troverei ancora difficile definire il genere dei linea 77. Ci muoviamo tra rock estremo, a volte metal, a volte ci sono aperture piu pop, a volte ci sentiamo più vicino al mondo hip hop. Non aprirsi a delle influenze esterne genererebbe solo il continuo ripetersi di una forma musicale che diverrebbe sterile e quasi grottesca con il passare del tempo.

D: Una Woodstock tutta italiana, dove però si mangia meglio. Ma quale altro motivo spinge artisti come voi ad esibirvi ad un evento musico-culturale indipendente, ad ingresso gratuito e organizzato interamente da volontari?
R (Chinaski): Basta quest'altro motivo, proprio il fatto che sia una situazione realizzata grazie al sudore e la passione di tante persone che lavorano spesso gratuitamente, ci spinge a simpatizzare e solidarizzare. Poi sicuramente l'aspetto gastronomico è un bonus che fa ancora più felici, visto che siamo tutti amanti della buona cucina e del buon vino.

D: Il 30 Gennaio è uscito Horror Vacui Limited Edition Cd + DVD, pubblicato da Universal, che chiude e completa un importante percorso, in questo anno ricco di cambiamenti, scelte ed esperienze. Quale istantanea, quali fotografie, scegliereste per riassumere i momenti caratterizzanti il vostro passato e il vostro presente?
R (Nitto): in questo tour abbiamo avuto la possibilità di lavorare insieme a persone che hanno lasciato un segno indelebile dentro tutti noi. Se dovessi scegliere le immagini sarebbero i volti di queste persone, Toby Wright, per esempio oppure Joe Campana, ma fare solo questi due nomi sarebbe veramente riduttivo e ingiusto. Con questo disco abbiamo creato una squadra di persone che nonostante noi non conoscessimo direttamente prima di iniziare a girare per l'Italia, ha riempito tutti i vuoti che potevamo avere sia tecnicamente parlando che in senso più intimo e affettivo.
R (Chinaski): Per me tre fotografie in tutto:
1. Los Angeles vista arrivando dalla San Fernando Valley,
2. noi e Tiziano
3. il 14 giugno 2008 a Modena quando abbiamo diviso il palco con i Rage Against The Machine.

D: Horror Vacui è La paura del vuoto. È una sensazione che vi appartiene? A cosa si riferisce?
R (Nitto): Horror Vacui è una definizione che ci piaceva perchè descriveva benissimo quello che è oggi la società consumistica.
La ricerca di qualcosa di materiale che riempia i vuoti che ognuno ha dentro di sé.
Credo che alla fine tutte le azioni dell'essere umano siano determinate da una paura intrinseca di rimanere da soli e dover conoscere e fare i conti con se stessi.

D: La vostra carriera inizia dodici anni fa dalla provincia torinese e il nome della band deriva dalla linea dell'autobus che vi conduceva alla sala prove. Quali ricordi di quei momenti vi suscitano ancora dei sorrisi e quali delle amarezze?
R (Nitto): sono passati talmente tanti anni che a volte è meglio non pensarci per paura di sentirsi troppo vecchi. I ricordi sono milioni, dall'Inghilterra, ai nostri primissimi concerti alla Principessa Isabella (un centro sociale di Torino), alla prima volta su un palco enorme come poteva essere quello dell 'Heineken o di Reading e Leeds. Devo dire che si parlava giusto in questi giorni dei tempi del Tora Tora Festival. Quello è stato un esperimento che è riuscito ad avvicinare tra loro un sacco di band musicalmente lontane ma spiritualmente affini.
Poi sarebbe stupido non dire che ci sono stati periodi terribili ma tutto è stato fagocitato dal continuo suonare assieme tra di noi.

D: Nel 1998 firmate il contratto con l'etichetta milanese Collapse Records e viene pubblicato la prima versione di Too Much Happiness Makes Kids Paranoid. Successivamente venite notati dall'etichetta inglese Earache Records, fino a giungere alla Universal Music Italia. Quale esperienza discografica vi ha permesso di sviluppare e potenziare appieno le vostre qualità artistiche?
R (Chinaski): Tutte, compresa la fase pre-Collapse in cui cercavamo di aggiustarci per conto nostro, occupandoci di tutto quello che normalmente viene seguito da case discografiche, agenzie di booking, uffici stampa. L'aver fatto esperienza autonomamente è stato determinante poi per saper affrontare la Earache, la Universal e tutte le altre realtà con cui abbiamo finora lavorato.

D: All'inizio la line up comprende anche un terzo cantante e un altro chitarrista (usciti presto di scena) ma la formazione si stabilizza con Nitto ed Emo alla voce, Dade al basso, Chinaski alla chitarra e Tokyo (diventato poi Tozzo) alla batteria. C'è un album in cui vi rispecchiate tutti e cinque? E quale canzone invece vi rappresenta singolarmente?
R (Chinaski): Ogni singolo album dei Linea 77 è rappresentativo per noi 5. La formazione incerta ha avuto vita breve e già 5 anni prima di uscire con il primo disco eravamo quelli che siamo ancora oggi. Individualmente poi ognuno ha più o meno amore verso certe cose piuttosto che altre, ma non farei un discorso di album, quanto di canzoni.
R (Nitto): Beh io posso dire che personalmente sono molto legato a "Overload" come canzone, anche se poi il mio giudizio cambia spesso e volentieri con il passare del tempo e con le esperienze che sto facendo in questo periodo. Ogni canzone si porta dietro una fetta di ricordi che in qualsiasi momento potrebbero farmi cambiare le preferenze.
"Fantasma" indubbiamente per ciò che descriveva e per il periodo in cui era uscita ci appartiene intimamente più di tutte le altre canzoni. Allo stesso tempo ci ha portato ad avere un pubblico più ampio e ci ha permesso di levarci delle bellissime soddisfazioni, sarebbe ingiusto non renderle merito.
Il disco a cui sono più legato? Un po' tutti proprio perchè ogni disco era lo specchio di un periodo che stavamo vivendo come band.

D: Il 2001 è stato un anno ricco di impegni, grazie anche ad Mtv Europe che vi dedica un trasmissione intera: Linea 77 Select. Che tipo di esperienza è stata? La rifareste? Che tipo di riscontro avete avuto da parte del pubblico?
R (Nitto): per noi era come essere presi e sparati dentro un cannone verso l'ignoto.
Arrivavamo da un piccolo paese della provincia industriale italiana per eccellenza e un secondo dopo eravamo su una televisione inglese, quando sapevi benissimo che quella stessa televisione veniva presa come riferimento sia da tutta Europa che oltre oceano.
Non ci rendevamo conto di quello che ci stava accadendo e allo stesso tempo sentivamo che le cose si muovevano ogni secondo. I ragazzi inglesi ci conoscevano e venivano a pogare e a riempire i nostri concerti.
Si aveva la netta sensazione di aver fatto la cosa giusta al momento giusto e tutte le cose coincidevano giorno dopo giorno. Poi ovviamente c'era sempre qualche lacuna con il linguaggio ma una volta saliti su un qualsiasi palco inglese, dal più piccolo pub al più grosso festival, il pubblico si divertiva, cantava e ballava sulle nostre canzoni... un'esperienza da rifare? Assolutamente si.

D: Avete suonato in giro per tutta Europa, registrato il quarto LP ai Paramount/Ameraycan Studios di Los Angeles e collaborato con produttori del calibro di Dave Dominguez e Toby Wright. Ne avete ancora di sogni del cassetto?
R (Nitto): Non avere sogni nel cassetto o comunque dei traguardi da raggiungere come band sarebbe distruttivo, perchè ci si sentirebbe ormai arrivati, e cosi non è.
Ci sono un sacco di Nazioni in cui non abbiamo ancora suonato e migliaia di palchi da solcare ancora . Un mio personalissimo desiderio è riuscire a suonare in Giappone e Australia.

D: Com'è nata la collaborazione artistica con Tiziano Ferro, confluita nel brano "I sogni risplendono" (traccia contenuta nell'album Horror vacui)?
R (Chinaski): E' nata conseguentemente ad una sua intervista con MTV dove dichiarava che gli sarebbe piaciuto collaborare con noi. L'abbiamo chiamato, ci siamo conosciuti e piaciuti ed è nata la canzone.
R (Nitto): Non c'è stato alcun pensiero meramente economico e discografico. La nostra idea era quella di far incontrare due mondi che per il pubblico sono distanti anni luce ma per noi viaggiano sullo stesso campo da gioco, ovvero la musica.

D: Ripercorrendo tappa dopo tappa la vostra carriera artistica, avendo la macchina del tempo, in quale momento vi fermereste (singolarmente) e perché?
R (Nitto): Mi fermerei nel periodo di Ketchup Suicide in Inghilterra.
Ai tempi avremmo fatto 4 o 5 tour in terra inglese, si suonava ogni giorno, ci si sentiva una vera e propria band che faceva parte di un mondo più ampio che era quello della musica, del rock.
Era un periodo ricco di uscite discografiche.. Deftones, Korn, Glassjaw, Far e un milione di altri gruppi. Un lasso di tempo vivo e in continuo cambiamento sia musicale che socio-politico-economico.



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