Annalisa Esposito - 29.07.2009

Un concerto, ma soprattutto stati d’animo indescrivibili suscitati e interpretati dalla straordinaria Tracy Chapman.
Luglio suona bene 2009, rassegna ideata, organizzata e prodotta dalla Fondazione Musica per Roma, per la settima edizione si caratterizza di numerosi protagonisti e tra i tanti, in particolare, un'artista d'eccezione: Tracy Chapman. Una donna dalla straordinaria capacità esecutiva, esibitasi il 27 luglio sul palco della Cavea dell'Auditorium Parco della Musica, emozionando il pubblico presente e confermando l'ineguagliabile talento che la contraddistingue.
Dopo diverse esibizioni per voce e chitarra, questa volta Tracy Chapman sceglie di presentarsi con tutta la sua band. L'esecuzione diviene difatti più dinamica, mettendo da parte quel tratto malinconico per far posto ad un sound più folk, rock, in cui l'ammirata songwriter sembra paradossalmente trovarsi molto a suo agio. Il suo ultimo lavoro Our Bright Future, non a caso, è carico di energia, come quella proveniente dal sole, come ci tiene a precisare la cantautrice afroamericana.
La sua musica comunica sempre messaggi importanti, e Tracy non perde occasione di diffonderli nemmeno durante il concerto. D'altronde venne subito notata dalla critica, negli anni '80, proprio per il genere di musica da lei proposto: un mix di ritmo afro, folk e rock e i testi impegnati che trattano di povertà e marginalità delle periferie americane, senza dimenticare il tema della religione.
Il concerto di Tracy Chapman al Parco della Musica è stato una lunga emozione durata una ora e mezza, attraversando passato e presente, con alcuni brani tratti dal suo ultimo album e altri caratterizzanti la sua carriera, impressi nella memoria dei fan, come "America", "Baby Can I Hold You", "The Promise", "Talkin About a Revolution", "Fast Car", "She's got her ticket".
Inoltre, la plurivincitrice di Grammy Awards, per questo tour ha deciso di dedicare una "cover" al pubblico presente ad ogni tappa, come ringraziamento dell'affetto dimostratole, fino ad ora, da tutti quelli che l'acclamano e accorrono numerosi ai suoi concerti. Alla calorosa platea dell'Auditorium "regala", in versione folk ovviamente, "Big Yellow Taxi" dei Counting Crows.
Infine, come da copione, quando il concerto sembra essere finito, basta attendere 5 minuti che Tracy ritorna con la sua band per eseguire ancora due canzoni: "She's got her ticket" e "Rollin' on the river (Proud Mary)" dei Creedence Clearwater Revival. Due canzoni, forse l'una l'opposto dell'altra a livello sonoro, che però scandiscano gli ultimi momenti di uno straordinario spettacolo.
Per molti Tracy Chapman è ormai sinonimo di emotività, eppure assistendo alla sua esibizione, lo strumento in grado di catalizzare l'attenzione e di far vibrare immediatamente il cuore è solo uno: la sua voce.
Una voce calda, passionale, malinconica, esaltante e trainante, che anima e rigenera, incanta e ammalia, senza distinzione di sesso, etnie, età, tutti coloro che la amano, la riscoprono, la ricordano, l'apprezzando album dopo album, continuando a conquistare fan e critica.
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