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Laura Trent. I suoi segreti, i suoi sogni, le sue canzoni

Annalisa Esposito - 20.07.2009 testo grande testo normale

Canta fin da quando era bambina, ma soltanto oggi, Laura Trent, ha realizzato il suo sogno: pubblicare Wish Me Well, il disco d'esordio. Una grande emozione sviscerata nella nostra intervista.

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Wish me Well, è entrato in sordina nella nostra testa, ma Laura Trent grazie al suo album d'esordio è balzata subito al primo posto della classifica degli album più scaricati da iTunes. 13 domande per scoprire curiosità, passioni, obiettivi e sogni dell'artista italo-americana che con la sua voce dolce, ma graffiante, appassionata, energica, ha conquistato il popolo della rete, e non solo.

D:A quando risale il primo debutto come cantante?
R: All'età di tre anni in cucina da mia madre, quando usavo la spazzola come microfono.
Quello ufficiale è stato in America, all'interno di una festa privata e io cantavo "Proud Mary".

D:Quali momenti hanno caratterizzato il percorso che ti ha portato fino alla pubblicazione del tuo disco d'esordio "Wish me well"?
R: Avevo bisogno di dire delle cose prima di tutto a me stessa. L'album nasce con "1 life 2 leave" canzone scritta nel periodo in cui ero a stretto contatto con una persona che stava molto male e girando per i centri oncologici ho capito l'importanza di vivere bene. "1 life 2 leave" è proprio una vita da vivere, ringrazio Dio e mi scuso del fatto di non aver mai pensato prima a queste cose. La vita è un miracolo, ci sono persone a cui è data una seconda chance, mentre altre non ce l'hanno; è per questo che la vita va vissuta pienamente.

D:Il disco è composto da 10 tracce attraverso le quali hai cercato di raccontare il sentimento in tutte le sue forme. Quali sono secondo te i sentimenti che rispecchiano maggiormente il contesto sociale in cui viviamo?
R: Io vorrei che rispecchiasse di più "Wish me well". Nella canzone auguro il bene a tutti anche per riceverlo indietro, esprimo il desiderio di saper augurare il bene al prossimo.
Questo è il risultato di quello che scrivo, perché vorrei che fosse diverso da com'è ora. Per questo ho scritto "Wish me well" ma nello stesso tempo ho scritto "Shame on you" che è quello che noi viviamo. Viviamo le paure di chi ci minaccia di chiudere la manopola del riscaldamento per problemi non nostri, di quando ci affidiamo alle banche e ci ritroviamo senza un tetto. Poi però c'è chi ti regala un fiore e sembra oro, anche se a volte non ce ne accorgiamo neanche.

D:E qual è invece il sentimento che più ti qualifica?
R: Sicuramente la gioia. Davanti ad alcuni avvenimenti sono autentica, spontanea. Vivo col sorriso.

D:Nasci a Chicago, ma i tuoi genitori sono italiani. In che modo ti hanno influenzato artisticamente queste due culture?
R: Mi hanno influenzato positivamente entrambe le culture. Da piccola vivevo dei piccoli drammi con gli spostamenti tra l'Italia e gli Stati Uniti, a causa della lingua, della cultura e degli amici. Ma oggi mi rendo conto che non potrei fare a meno né dell'una né dell'altra realtà.

D:Nel 1989 hai realizzato il tuo primo singolo "A Kind of Feeling", con il nome d'arte di Carol Kelly. Cosa ti ha spinto a riappropriarti del tuo vero nome?
R: Il sangue. Mi hanno sempre voluto chiamare con un milione di nomi, e non capivo perché non potevo usare il mio. Non so quale sia stato il motivo, dicevano che apparivo ancora più americana.

D:Hai affiancato Gino Paoli nel suo "Quattro amici al bar tour". Che tipo di esperienza è stata?
R: Bellissima. Paoli, al di là di una gran bella amicizia che ci lega ancora nonostante non ci sentiamo spesso, è un vero professionista. Sono felice di avergli potuto fare da spalla, di duettare con lui e di essere stata la sua corista, tra l'altro credo l'unica in Italia ad essere messa fisicamente su un piedistallo. Non mi dimenticherò mai di come mi presentava sul palco dicendo "vi voglio presentare una cantante (Carol all'epoca, nda) che canta novecentocinquantacinquemila volte meglio di me".

D:Altra occasione importante è stata la composizione della musica del brano "Buon compleanno" di Irene Grandi, prodotto da Vasco Rossi. Hai avuto modo di conoscerli? Se si, che emozione ti ha dato e cosa ti sei portata dietro di questa collaborazione?
R: Non ho conosciuto né Vasco né Irene, ma è comunque stata grande l'emozione di sentire un'altra artista che cantava una melodia scritta da me.

D:Qual è la canzone alla quale sei più legata e perché?
R: "Over the raimbow" mi fa sognare, mi trasmette un senso di libertà; basta pensarlo per averlo.
Tra le mie invece, "In the name of love".

D:Dove ti potremo vedere questa estate? Sarai Live in giro per l'Italia e non solo?
R: Il mio tour in giro per l'Italia inizierà in autunno.
D:Che cosa vorresti che si percepisse ascoltando "Wish me well"?
R: Vorrei contagiare la gente ad augurare il bene a sé stessi e agli altri, tutto qui.

D:Immaginando il futuro, quale obiettivo speri invece di raggiungere?
R: Spero di raggiungere il massimo di me stessa nei confronti degli altri, sognando che questo album venga ascoltato e compreso.

D:C'è qualcuno in particolare che ti senti di ringraziare per questo tuo successo artistico?
R: Si, ma non ve lo dico.



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» Sito ufficiale di Laura Trent


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