Majacovic terzet: Songs for pigs....e non solo
Roberta Ranaldi - 23.05.2009

Tags: musica, rock, concerti, umbria
I Majacovich terzet sono un buon compromesso tra novità e sonorità del rock vecchio stile. Il loro primo disco è Songs for pigs. Una piacevole scoperta.
La difficoltà nell'ascoltare gruppi emergenti è superare una certa diffidenza all'ascolto, dovuta alla paura di trovarsi di fronte a qualcosa di poco originale, una sorta di cover band senza troppa personalità, o al contrario alla paura di concedere le proprie orecchie ad avanguardie musicali, così sperimentali da essere al limite della musica.
I Majacovic terzet sono un buon compromesso tra novità e sonorità del rock vecchio stile.
Al primo ascolto conquistano la fiducia: non sono banali e scontati, hanno una bella musicalità, una voce graffiante quanto basta ed un bel modo di suonare. Al secondo ascolto sai già quali canzoni ti piacciono di più.
Insomma, una buona sorpresa avere il loro cd in auto in una fredda e nebbiosa sera, passata tra traffico e semafori.
Il loro primo disco è Songs for pigs in uscita a maggio 2009, autoprodotto e distribuito da JESTRAI, che a discapito del titolo è un buon lavoro e lascia subito intendere una spiccata esterofilia.
Si parte subito con "Frost", un pezzo deciso e ritmato che mostra che i ragazzi ci sanno fare, sanno ben suonare, ma hanno anche il coraggio di sperimentare varianti all'interno dello stesso pezzo ,rendendolo nella prima e nella seconda parte molto diverso.
Si passa alla seconda traccia, ”Numb”, un altro pezzo in inglese, decisamente più convincente del primo, un mix di metal e cross over, che tuttavia non esprime degli aspetti del tutto originali.
Con il susseguirsi del tempo aumenta la curiosità: la vera sorpresa è la terza traccia, ”La notte di Natale” inaspettatamente un pezzo in Italiano, dopo i due precedenti dall'aspetto a stelle e strisce. Brano intenso, belle sonorità, la voce che vibra intensa e per la prima volta si ha l'impressione di ascoltare in sottofondo i Pearl Jam, attraverso il respiro delle cose, come direbbero gli stessi Majacovich .
Il secondo pezzo in italiano, ”Corpo atletico, animo e Dio”, è convincente quanto il primo, meno melodico, ma allo stesso tempo accattivante.
Al contrario dei pezzi in inglese, la voce del cantante e di tutto il trio vibra con molta più intensità e l'interpretazione è più sentita e convincente.
Le note della ballata ”The usual one” chiudono l'album e fanno venir voglia di ascoltarlo ancora.
Dopo aver passato mezz'ora in buona compagnia, mi viene da chiedere chi siano questi Majacovich terzet.
Arrivo a casa, faccio un giro su Myspace e per la rete e scopro che sono tre: due Francesco(bass&voice&guitar) ed un Leonardo(drums).
Suonano insieme da relativamente poco, dal 2006, dopo esperienze precedenti non meglio precisate, ma in pochi anni hanno fatto un bel po' di strada.
Sono stati finalisti all'Heineken Jammin Contest nel 2007, Italia Wave nel 2008, Black Out Festival e Flandrika LifeStyle Festival nel 2009.
Vengono dall'Umbria, non nascondono una certa simpatia per la cultura e la musica partenopea, anche se, a dire il vero, questa passione non contamina affatto il loro modo di far musica, di chiara estrazione rock, metal, cross over.
Inotre, aprono i concerti di una serie di esponenti di tutto rispetto della musica indipendente italiana come Zu, Teatro degli orrori, Paolo Benvegnù, Lombroso, Morgan, Moltheni, 3 allegri ragazzi morti, Zulù Bisca, Malfunk, e della scena internazionale: Beangrowers (UK), Joe Lally (USA), Grimoon (SVI), Talibam (USA).
Decisamente meglio in italiano e non quando cercano di assomigliare a fantomatici gruppi del passato e del presente.
Nella convinzione che la buona musica e la nuova musica non parlino solo inglese, i Majacovich terzet esprimono una personalità più intensa quando cantano in lingua madre.
L'importante è avere qualcosa da dire ed avere le note per farla suonare. Staremo a sentire quello che avranno da dirci, questi ragazzi, in futuro.
Per ora lasciamo pure che facciano compagnia alle nostre orecchie con il loro cd e perché no, anche dal vivo.
Etichetta: Autoprodotto/JESTRAI
Anno: 2009
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