Love is the end: l'esordio brillante di una band venuta dal mondo
Beatrice Elerdini - 24.04.2009

Tags: mercury drops, musica,teutonico,jagh,beatles,devid bowie,talking heads,electro-punk, lemon kisses, love is the end
Ascoltando Love is the end, album d’esordio dei Mercury Drops, vi sembrerà di approdare su un altro pianeta. Un inizio davvero brillante per una band formatasi meno di due anni fa.

I Mercury Drops, nascono soltanto nel 2007 a Milano, ma sono dei veri cittadini del mondo: fatta eccezione per Fab, seconda voce e chitarra principale, che è italiano, Jagh (Jacopo) O.Z. autore delle musiche e dei testi, cantante e chitarrista, è della Svizzera franco-tedesca, il batterista, Diego Angelico Escobar è messicano, Oliver, il bassista, arriva da Belgrado.
Tutti hanno alle proprie spalle altre collaborazioni in campo musicale e nella loro nuova realtà, i Mercury Drops hanno unito queste esperienze, dando vita a ben dieci canzoni in un tempo davvero ristretto. Da subito è scattata un' eccezionale intesa.
Nell'inverno del 2008 hanno registrato il loro primo singolo “Lemon kisses”, che ha saputo conquistare immediatamente il pubblico.
La band ha così potuto partecipare a manifestazioni di rilievo, quali MTV Day Backstage Party, Nordkapp Indiependent Tour e ha avuto il prestigio di ottenere diversi passaggi su radio come Virgin Rock, Radio 105, MTV, Rock Tv e radio minori.
I primi di Maggio 2009, fiorirà nei negozi il loro album d'esordio Love is the end per l'etichetta Smoking Kills Records.
Il singolo “Lemon kisses” ha una forte impronta melodica, è un sound che ti fa viaggiare con la mente verso ricordi lontani; a tratti è molto semplice ed esprime la giovinezza musicale della band.
Al contrario "A Girl", "2 Drops" e "My Mother Told Me” hanno una ricchezza musicale davvero impressionante, sono a tratti psichedeliche, hanno un deciso substrato rock e per qualche imprecisato istante ricordano alla memoria, suoni che appartengo addirittura i Beatles (senza esagerazione e con il dovuto rispetto!).
Invece “Eisbaer”, cover dei Grauzone, richiede la giusta attenzione: la band prende le dovute distanze dall'originale e plasma il pezzo con un accento decisamente electro-punk.
E' un brano che in realtà si discosta anche dal resto dell'album, ma nel medesimo tempo potrebbe rappresentare uno stile, una strada da percorre nel futuro.
Nei testi e nelle musiche, nonché nell'impronta vocale dei Mercury drops, si coglie indubbiamente la forte presenza-influenza teutonica di Jagh, appunto di origini franco tedesche.
Inoltre possiamo affermare che la band è a tutti gli effetti un cocktail di sonorità provenienti dai più diversi e reconditi meandri della musica, da David Bowie, ai Talking Head, sino alle già menzionate contaminazioni con i Beatles.
La musica dei Mercury Drop è eterogenea e lo è anche l'origine dei suoi componenti: è un gruppo agli esordi, ma che possiede in sé una tale molteplicità di provenienze e appartenenze musicali, da fare quasi paura(nell'accezione positiva del termine).
Difatti, quando li ascolti, d'improvviso ti sembra di essere catapultato piacevolmente in un'altra dimensione.
Ci aspettiamo davvero una carriera decisamente tutta in crescendo per questa band italo-teutonica e non soltanto a livello italiano: non è inverosimile credere che possano varcare i confini italiani, per affrontare il mercato europeo.
Etichetta: Smoking Kills Records
Anno: 2009
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