Fabio Dalmasso - 23.04.2009

La casa discografica Storie di Note
mette a segno l’ennesimo colpo di gran classe: C’era un sogno per cappello di Alberto Cantone è un disco di grande spessore in cui il cantautore trevigiano sfoggia le sue qualità migliori: l’abilità di mettere in musica la realtà e i sogni unita alla bellezza di una voce profonda.
Cantastorie contemporaneo con una capacità straordinaria nel leggere la realtà sociale e trasformarla in un'arte fatta di musica e parole: a quasi tre anni dal suo Angeli e ribelli, il trevigiano Alberto Cantone conferma la sua maestria di abile cantautore con questo nuovo C'era un sogno per cappello, 12 brani (più ghost track) dedicati a Franco Basaglia e Oliver Sacks, due persone che hanno fatto dei sogni e del cambiamento possibile uno dei pilastri delle loro vite.
Ciò che stupisce, a un primo ascolto, è la voce di Cantone: in alcuni brani il timbro vocale e il modo di cantare sono esattamente uguali a quelli del maestro Fabrizio De Andrè; in altre canzoni, invece, viene il dubbio di aver sbagliato album e aver inserito nel lettore un cd di Claudio Fava o di Claudio Lolli. Una voce, quindi, calda e profonda che sa adattarsi ai diversi brani in modo naturale, esaltando le proprie diverse caratteristiche a seconda del brano.
Dei tre cantautori sopraccitati Cantone fa proprie anche le tematiche, attingendo a quell'immaginario poetico che unisce tematiche sociali a sogni d'autore. Un'ispirazione che però non sfiora mai la copia o la semplice imitazione: se i brani di Cantone sicuramente ricordano quelle immortali di De Andrè questo non significa che il cantautore trevigiano si limiti a copiare il maestro genovese sfruttando la fortuna di una voce incredibilmente simile; discorso analogo per le canzoni nelle quali riecheggiano i lavori di Carlo Fava o di
Claudio Lolli.
Alberto Cantone fa proprio l'insegnamento del meglio della musica italiana d'autore e la rilegge attraverso la sua sensibilità, dando vita a brani di una delicatezza unica. "Talento", ad esempio, è una delle canzoni migliori negli ultimi anni: semplice e lineare, fatta di voce e pianoforte, è una ballata melodica che unisce la voce di Fava e i temi cari a Lolli: la diversità sociale, le caratteristiche uniche di ogni persona, da chi ha il talento per la ribalta a chi invece ce l'ha per la rivolta, chi per sfondare e chi per riparare. Uno spaccato della nostra società messo in rima e musica in cui ognuno si può ritrovare e in cui un occhio di riguardo va a chi non ha il talento per essere primo attore, ma vive sempre e comunque come comparsa o dietro le quinte di quel gran palco che è le vita.
Da segnalare anche la bellezza di "Lo specchio", un brano che si presenta quasi come una filastrocca surreale con una musica arricchita da una quantità incredibile di strumenti classici e non, come lo strumento a percussione inventato e autocostruito o la frusta. La poesia delle parole viene così esaltata dalla quantità di strumenti inusuali che donano un tocco musicale molto originale e creano un'atmosfera unica in cui le frasi si adagiano in armonia sul tappeto musicale: E' solo uno specchio quel che si dice amore che svela i segreti di cosa si ha nel cuore.
In "C'era" riemergono invece le sensazioni e le speranze legate a un passato prossimo che si trascina, attraverso i ricordi, in un presente in cui la voglia di ascoltare e di ascoltarsi viene meno, mentre in "Una nave d'amore" Cantone racconta le diverse facce della vita, un'esperienza fatta di amore e poesia, sogni e pazzia.
Proprio la pazzia è un elemento che ricorre spesso in C'era un sogno per cappello: la dedica a Franco Basaglia non è casuale e la lettura della follia (o la cosiddetta tale) avviene attraverso il racconto magico di "Una moneta nella testa" o la descrizione dura di "La terapia".
"La mia città" è invece dedicata alla natia Treviso, anche se non viene mai menzionata: descritta come una contadina che si atteggia a regina, il ritratto che Cantone fa della città è impietoso, a tratti quasi rabbioso. Nel finale, con l'entrata in scena di Claudio Lolli come voce ospite, il rancore si trasforma nel classico rapporto di odio e amore che solo chi ama veramente può provare: e così mi sorprendo a tornare, e ogni volta mi riporta il vento, è una troia, una puttana... però di talento.
C'era un sogno per cappello è un album che rispecchia in pieno le grandi doti di Alberto Cantone, un autore che in questo disco ha percorso le strade del sogno e della follia che ognuno di noi si porta dentro e che spesso cerchiamo di mettere a tacere; brani che ridestano quella necessità di andare oltre la realtà per non lasciarsi intrappolare dalle briglie sociali: I sogni sono concessi solo ai giovani ed ai pazzi, ma da qualche tempo ai giovani un po' meno.
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