Skiantos: la leggenda raccontata da Roberto ''Freak'' Antoni
Beatrice Elerdini - 30.03.2009

La voce inconfondibile di Freak, racconta la storia e le conquiste musicali degli Skiantos, un gruppo che ha segnato un'epoca, grazie al rock demenziale. Una band che dopo decenni di attività si aspetta delle spiegazioni persino dal supremo, direttamente da Dio.

Un'intensa intervista ai padri del rock demenziale, anzi alla loro voce inconfondibile, Roberto 'Freak' Antoni. Sarà lui, a nome di tutto il gruppo, a rispondere alle nostre domande, talvolta impertinenti.
D: Siete considerati i fondatori di un nuovo genere musicale il "Rock demenziale": vi riconoscete in questa definizione?
R: E' nel medesimo tempo colpa e opera nostra. L'aggettivo demenziale l'abbiamo inventato noi, lo potete trovare nel nostro primo album del '77, L'Inascoltable.
Con questo termine abbiamo da sempre voluto intendere una comicità surreale, non solo goliardia, ma qualcosa che sapesse andare oltre, qualcosa che fosse spiazzante e provocatorio.
D:"Ad una poetica alta da grande artista, voi contrapponete una poetica bassa da artisti sconnessi".
La chiave ironica attraverso la quale interpretate e raccontate la vita, è una scorciatoia? Intendo, è più facile raccontare la vita con ironia oppure con serietà?
R: E' indubbiamente più difficile raccontare la vita attraverso la luce dell'ironia ed espone maggiormente al rischio di fraintendimenti.
Bisogna utilizzare la metalettura per poterne comprenderne il vero significato, l'ironia presuppone una lettura smaliziata. Purtroppo però il pubblico spesso non è disposto ad accettare questo genere di comunicazione, predilige un messaggio semplice nettamente più chiaro ed immediatamente comprensibile.
Non tutti comprendono il fascino della metafora, che purtroppo per sua stessa natura non è di facile lettura.
Anche quando noi abbiamo cantato "Calpesta il paralitico" siamo stati tacciati di essere crudeli, in realtà l'intento era di destrutturate il perbenismo e sbattere in faccia a chi pensa certe cose, la barbarie dei loro stessi pensieri mascherati dal buonismo imperante di questa società.
E' paradossale come quelle persone che sono solite utilizzare certi termini offensivi, siano le prime a rimanere offese dalle nostre parole!
D:Gli Elio e le storie tese, sono considerati i vostri figli legittimi.
Pensate abbiano portato avanti dignitosamente il vostro progetto musicale, caratterizzato da uno stile goliardico, ironico e surreale?
R: In tutta sincerità sono piuttosto diversi da noi e dal nostro progetto. Diciamo che l'unica cosa che deriva dagli Skiantos è il loro nome: nasce da una canzone del nostro album del '78 Monotono che recitava così: "C'ho delle storie ragazzi, ho delle storie pese!" ovvero pesanti dal dialetto bolognese, che poi per gli Elio è diventato tese.
Per il resto, posso solo dire che la nostra commistione di punk ed ironia, era un mix troppo di nicchia per loro. Gli Elio e le storie tese volevano emergere più largamente, così hanno deciso di unire testi semplici, in buona sostanza barzellette da bar, al perfezionismo della tecnica musicale.
Infatti è proprio il virtuosismo tecnico che ha garantito loro un discreto successo.
I contenuti invece sono decisamente semplici ed è questo che ci differenzia nettamente, per noi la musica è un mezzo per comunicare qualcosa, quando si ha qualcosa da dire.
A questo punto avresti potuto citarmi anche gli Squallor, anche loro sostanzialmente molto distanti da noi, nonostante indubbie somiglianze.
D:L'ironia ricorre nella vostra musica, quasi in maniera ossessiva, quest'aspetto trascende il lavoro e scivola anche nella vostra vita di tutti i giorni?
R: Certo! L'ironia è una componente molto forte nella nostra professione, come nella vita. In fondo credo che dell'ironia o si è dotati oppure non c'è speranza, non è una componente del proprio carattere che si può acquisire con l'impegno!
Io credo sia davvero un antidoto naturale alle tragedie della vita, un talismano portafortuna, che si trova dentro di noi. Mi da l'idea della capacità di ognuno di resistere all'avversità della vita.
Se penso ad esempio a Woody Allen , credo sia il maestro dell'ironia per eccellenza.
D:Con il vostro pubblico avete un rapporto molto singolare: ai vostri esordi avete compiuto, durante i live, gesti che hanno caratterizzato per sempre la band, come il mitico lancio della verdura sul pubblico.
Perché questa esigenza di provocare il proprio pubblico?
Fate ancora queste nefandezze durante i vostri live?
R: No, ovviamente non lanciamo più né frutta, né verdura sul pubblico.
Dopo un po' di anni, sarebbe diventato prevedibile, addirittura scontato, avremmo rischiato di deludere ed annoiare il nostro pubblico.
Il nostro in realtà era un gioco per cercare di coinvolgere lo spettatore, proprio come dice il termine stesso, colui che aspetta che qualcuno lo faccia divertire, visto che ha pagato il biglietto. Noi non abbiamo mai amato questo genere di pubblico, quindi con un elemento a sorpresa cercavamo di scuotere e sorprendere nello stesso tempo, lo spettatore impassibile.
Per un periodo di transizione abbiamo lanciato cibi più leggeri, come caramelle e crackers, oggi invece abbiamo cambiato elemento di stupore, utilizziamo mezzi più intellettuali, come cartelli provocatori.
D: Come reagisce il pubblico alle vostre provocazioni?
R: C'è una buona fetta di pubblico che si aspetta, l'elemento a sorpresa e chi invece, non accetta la provocazione e si pone con aria di sfida nei nostri confronti. Questi personaggi sono gli stessi che non comprendono il nostro linguaggio, la satira e non sono in grado di andare oltre l'apparenza.
D: Passiamo al vostro ultimo lavoro "Dio ci deve delle spiegazioni", un lavoro fortemente introspettivo. Un album nel quale anche gli Skiantos si fanno domande sui "massimi sistemi". Com'è nata l'idea di un disco con queste caratteristiche?
R: Ogni album esprime realmente il nostro modo di vivere e pensare, del periodo in cui viene prodotto. Possiamo dire che ogni lavoro è una sorta di fotografia reale dell'esistere degli Skiantos. Nonostante i produttori, spesso cerchino di limitare determinate espressioni, alcuni argomenti, per evitare qualsiasi tipo di problema, noi siamo sempre riusciti a far emergere il nostro vero pensiero e il nostro stato d'animo.
Probabilmente questo è il tempo per soffermarsi a riflettere.
D: In questo lavoro avete riproposto anche un inedito addirittura di 15 anni fa, "Senza vergogna", un pezzo che, diciamolo, nessuno ha mai preso totalmente sul serio. Com'è nato un pezzo che parla di droga in questi termini, in un paese così pieno di tabù, come l'Italia?
R: Abbiamo appena detto che i produttori decidono di produrre solo ciò che per loro è conveniente, meno compromettente. In sintesi decidono di produrre non ciò che piace loro, ma ciò che conviene loro. E' questo il motivo per cui questa canzone è rimasta nel silenzio per addirittura 15 anni!!
Aver avuto la possibilità di produrla oggi, ci ha permesso di infrangere uno dei tabù ancora fortemente presenti in Italia, ovvero la droga.
Oggi si è creato anche un altro forte tabù, quello del lavoro. In Italia, così come nel resto del mondo la crisi impera ed il lavoro viene a mancare, quindi su questo non si può ironizzare. Ma chi l'ha detto? La scelta di utilizzare la satira su un argomento di così forte attualità, non deve essere scambiata per superficialità. L'ironia è uno strumento che serve ad esorcizzare le paure di una vita disseminata spesso di insidie e difficoltà. Perché non farne buon uso?
D: Poi abbiamo "Merda d'artista" che parla dell' opera di Piero Manzoni (le sue feci), intendendo che l'esagerazione, l'andare oltre gli schemi imposti dall'arte, talvolta costituisce un'avanguardia.
Voi che siete andati indiscutibilmente oltre gli schemi classici del rock, vi ritenete un'avanguardia musicale?
R: Mi permetto di affermare, forse con un pizzico di presunzione, che siamo un'avanguardia musicale. Abbiamo creato una nuova faccia del rock.
Pensa, quando abbiamo registrato il primo disco sperimentale, ci siamo trovati in sala di registrazione io con i miei testi e i musicisti che non sapevano nulla.
Così abbiamo cominciato a suonare alla ricerca di un'armonia, senza però cancellare gli errori. Abbiamo deciso di tenere tutto, anche le imprecisioni, anche perché a volte ci sono errori che valgono più di alcune vittorie. In questo abbiamo stabilito un'innovazione, abbiamo esorcizzato l'errore, che tanto terrorizza gli artisti e non solo.
La nostra è una società dove non è più ammesso alcuno sbaglio, esiste una vera e propria l'idolatria del vincente.
Le canzoni risistemate totalmente però sono certamente perfette, ma non sanno trasmettere alcuna emozione, il risultato è sterile.
Un'altra nostra avanguardia è stata l'utilizzo del gergo giovanile, che oggi è comunemente utilizzato per esempio da Vasco Rossi.
D: Quali date live avete in programma, per promuovere il vostro nuovo lavoro?
R:Ecco, per questo ti rimanderei al sito, che dovrebbe essere aggiornato…
D: A questo punto mi permetto di porvi una domanda molto ironica: Vi considerate uno Skiantos di nome e di fatto?
R: Più che Skiantos ci sentiamo un simbolo per i perdenti, ovviamente con assoluta soddisfazione. In una società dove i perdenti sono come dei fantasmi, noi scegliamo di stare con loro. Siamo un po' come il Bartali della situazione, dei portatori sani di ottimismo.
So che non amate molto i giornalisti e soprattutto la critica musicale… Spero di non avervi tediato troppo e in ogni caso vi ringrazio infinitamente per il tempo prezioso che avete regalato a me e ai lettori e complimenti per il vostro ottimismo dirompente!
Le date dei concerti:
28-03-2009 RONCADE (TV)
04-04-2009 CESENA (FC)
11-04-2009 COLLE VAL D'ELSA (SI)
16-04-2009 RENDE (CS)
17-04-2009 CATANIA
18-04-2009 PALERMO
La formazione attuale:
Roberto 'Freak' Antoni: Voce
Fabio 'Dandy Bestia' Testoni: Chitarra e Cori
Max 'Magnus' Magnani: Basso e Cori
Luca 'Tornado' Testoni: Chitarra
Gianluca 'La Molla' Schiavon: Batteria
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