59esima edizione del Festival di Sanremo – Sezione Big: trionfa Marco Carta...e vanno avanti sempre i soliti noti

Leonardo Follieri - 23.02.2009 testo grande testo normale

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Tags: sanremo, big, 2009

Si chiude il sipario della 59esima edizione del Festival di Sanremo con non poche perplessità.

Dopo le eliminatorie dei primi giorni da parte della giuria, il pubblico da casa mediante il televoto ha decretato il vincitore: Marco Carta. Il ragazzo, che aveva già trionfato nell'edizione del 2008 del talent-show Amici, si è aggiudicato il trofeo più prestigioso della kermesse con il brano La forza mia; forse non era la canzone degna di questo riconoscimento tra quelle dei big, ma è stata sicuramente ben interpretata dal giovane sardo nell'arco delle serate sanremesi in cui si è esibito; è un pezzo che sfrutta ottimamente le potenzialità dell'orchestra e che probabilmente conferma la tradizione sanremese per cui vince sempre un brano con quel solito stile orecchiabile, prevedibile e tipicamente festivaliero. L'ultima curiosità sul pezzo del vincitore riguarda la maestra Federica Fornabaio che ha diretto l'orchestra sia nella sua canzone e sia in quella di Arisa, vincitrice della categoria proposte con Sincerità.

Al secondo posto si è classificato Povia con Luca era gay, pezzo che ha suscitato diverse polemiche sin dal momento in cui è stato reso noto il titolo; l'artista toscano con il suo testo ha fomentato reazioni di sdegno da parte delle associazioni di coloro che rivendicano la coerenza dei propri orientamenti sessuali, ma probabilmente dal punto di vista musicale ha arricchito il suo brano di nuove sonorità che forse gli consentiranno di proseguire in maniera più consapevole la sua carriera. A Povia va anche il premio della sala stampa.

Il terzo posto lo ha ottenuto Sal Da Vinci con Non riesco a farti innamorare; il cantante napoletano ha rappresentato la “scuderia” di Gigi D'Alessio, il quale è tra gli autori del pezzo. Su questa canzone c'è poco da aggiungere in quanto la linea melodica tipicamente d'alessiana è pienamente confermata e quindi il pubblico che si identifica in questo genere musicale è stato sicuramente accontentato.

Tra gli altri big in gara molto suggestiva E io verrò un giorno là cantata da Patty Pravo, la quale però è apparsa vocalmente sottotono e poco incisiva nelle interpretazioni durante le varie serate. Lo sfogo di Marco Masini ne L'Italia si è manifestato paradossalmente fuori luogo nonostante il periodo non proprio roseo che attraversa il nostro paese a seguito della crisi economica mondiale; l'artista sembrava avulso dal contesto. Viceversa eccessivo è apparso l'atteggiamento “tenorile” di Francesco Renga nella sua Uomo senza età che è stata impreziosita unicamente nella serata dei duetti con il soprano Daniela Dessì. Il trio Pupo-Paolo Belli-Youssou N'Dour si è presentato con il brano L'opportunità nel tentativo poco riuscito di imitare il trio Tozzi-Morandi-Ruggeri che trionfò nell'edizione del 1987 con Si può dare di più. Al Bano con L'amore è sempre amore continua a ripetersi ormai da diversi anni e da svariate edizioni del festival; unico suo punto a favore è stato il duetto del venerdì con Michele Placido, il quale ha recitato magistralmente le strofe della canzone. Ben assortita la coppia Alexia-Mario Lavezzi in Biancaneve con degli ottimi giochi tra le due voci. Tra gli artisti giunti sino alla finale anche Fausto Leali con Una piccola parte di te è stato una piacevole conferma di questo Sanremo.

L'ultima carrellata riguarda gli eliminati che avrebbero meritato maggiore considerazione, ma che inspiegabilmente sono scomparsi dalla gara.
Tricarico si è presentato con un brano geniale dal ritmo incalzante e si è espresso in una delle sue singolari interpretazioni; forse doveva continuare la competizione e la sua Il bosco delle fragole dedicata alla moglie fa anche sorridere in quella parte del testo che recita: “Non è che non ti capisca...però non ho tempo...domani chissà!”.
Splendido anche il brano degli Afterhours Il paese è reale; il loro handicap, se così lo si vuol definire, è quello di appartenere ad un mondo troppo distante da quello del Festival di Sanremo e in questi casi un gruppo alternativo come il loro ne fa sempre le spese, poiché si preferisce la canzone che colpisce al primo ascolto e che si può canticchiare subito; a tale band è stato comunque assegnato il premio della critica “Mia Martini”. Vittime di questa costante tipicamente festivaliera anche i Gemelli Diversi che hanno abbandonato la gara il venerdì sera con Vivi per un miracolo; la loro canzone offre un buon ritmo che si rivela più gradevole negli ascolti successivi e che alla prima esibizione era risultato quasi incomprensibile. Esibizione gioiosa di Nicky Nicolai e Stefano Di Battista che hanno portato una ventata di freschezza con Più sole; il brano è stato scritto con la collaborazione di Jovanotti e le varie interpretazioni sul palco dell'Ariston sono state sicuramente impeccabili...ma evidentemente né la giuria né il pubblico con il televoto hanno ritenuto che la canzone fosse degna di continuare a gareggiare.
Altra eliminata eccellente è stata Dolcenera che è apparsa rinnovata nel look, ma soprattutto molto cresciuta musicalmente in Il mio amore unico, brano rock che ricorda le prime composizioni di Gianna Nannini. Altra canzone il cui testo, analogamente a quello di Povia, ha suscitato molte polemiche, è stato quello di Iva Zanicchi che ha cantato Ti voglio senza amore; il brano in generale era decisamente poco forte nonostante l'artista abbia continuato a sostenere in questi giorni di essere stata penalizzata dall'intervento di Roberto Benigni prima della sua esibizione durante la prima serata che avrebbe messo in ridicolo il testo della sua canzone; sta di fatto che se ne parla ancora.

A quanto pare per quanto riguarda i big il Festival di Sanremo rimane sempre uguale a sé stesso nel corso degli anni. Scelte coraggiose, come quella per esempio degli Afterhours, non vengono mai apprezzate, perché per quanto si voglia accontentare tutti i palati con cantanti che esprimono dei generi anche molto distanti tra loro, si finisce per favorire i soliti noti.
Se la gara è per tutti, sarebbe davvero innovativo premiare qualche artista “diverso”, anziché invitarlo ogni volta per completare la rosa dei cantanti e quindi tale problema può essere risolto solo alla radice evitando di invitare ogni anno i soliti noti.

Gli ultimi commenti

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Nome: Antonio
Commento: Alla fine vale sempre il "pezzo di carta"...


Nome: Bob
Commento: Carta, canta!!!!

Bel pezzo, Anny!!! Complimenti!!!

Bob


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