59ma edizione del Festival di Sanremo - Intervista ai Gemelli DiVersi

Annalisa Esposito - 20.02.2009 testo grande testo normale

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Tags: Sanremo, Gemelli Di Versi, Vivi per un Miracolo

Stanco, emozionato, euforico, entusiasta. Queste sono stati gli stati d’animo di Alessandro, in arte THG, che ai nostri microfoni ci ha raccontato la “prima volta” dei Gemelli Di Versi al 59° festival della canzone italiana.

Ebbene si, è iniziato Sanremo e quest'anno tra i protagonisti, e anche tra i favoriti, vi sono proprio loro, THG (DJ), Grido e Thema (rappers) e Strano (cantante), in arte i Gemelli DiVersi, con un brano molto interessante, soprattutto dal punto di vista autoriale. “Vivi per un miracolo” è difatti uno sfogo personale, ovvero un pezzo che parla dei dimenticati, degli sconfitti, dei cuori infranti e della loro voglia di cambiare le cose. La canzone ricorda di rimanere vivi e di non farsi prendere dall'assuefazione che tende a trasformare le ingiustizie e perfino le tragedie in ordinaria quotidianità.

D: Alle 23.19 siete saliti sul palco di Sanremo. Problemi tecnici a parte, com'è stata la prima volta?
R: Travagliata, come il primo parto. Un po' come quando ho assistito al parto di mia figlia. Si può leggere di tutto, si può dire tutto, ma al momento ti trovi del tutto impreparato. Siamo scesi difatti belli carichi e basta che arrivi lì e un tecnico sbaglia a mettere un cavo che ti crolla il mondo addosso. Inoltre noi non potevamo fare niente, perché lì è tutto cablato in una maniera assurda. Ti dico solo una cosa che Strano è morto ed è risorto dopo due minuti (ride). Per quanto riguarda noi quindi il primo miracolo è avvenuto!

D: Per quanto riguarda la performance invece, ne siete soddisfatti?
R: Si si dai, abbiamo ricevuto molti consensi da diverse parti. Noi abbiamo sempre avuto il complimento o dal popolo della strada o dalla critica, dai giornalisti, dagli addetti ai lavori insomma, ma questa volta invece abbiamo ricevuto i complimenti dalla critica e le strette di mano dal popolo. E oggi è un continuo working in progress, ogni persona che incontriamo ci stringe la mano e ci dice “complimenti ragazzi, bellissima la canzone”, e per noi che facciamo musica è la cosa più importante.

D: Quale altro brano vi è piaciuto? Se avete avuto l'occasione di ascoltarli?
R: Quella di Marco Masini ci è piaciuta moltissimo perché la canzone non ha mezzi termini, in quanto Marco è un abile descrittore della società moderna, ma anche quella degli Afterhours non ci dispiace…

D: Purtroppo però sono stati esclusi..
R: Bhè non è detto. Da quest'anno infatti gli esclusi possono ritornare in gara. Vedremo come andrà mercoledì e sarà il pubblico a scegliere, come sarà il pubblico a decretare la vittoria.

D: A tal proposito, assieme a Marco Carta siete i favoriti tra i teenager. L'essere amati da questa fetta di pubblico è una marcia in più per essere considerati probabili vincitori?
R: Mah, noi non ci pensiamo. Te lo dico sinceramente. Non siamo qui per la vittoria, ma per presentarci all'Italia e dire “Ciao, piacere, siamo i Gemelli Di Versi”. Se qualunque cosa viene in più è del tutto inaspettata e noi, onestamente, non ci pensiamo nemmeno. Marco Carta invece ci pensa molto seriamente! (ride)

D: Il brano “Vivi per un miracolo” è una forte denuncia. Però se non volete gridare allo scandalo o fare la morale, allora qual è il vostro intento?
R: Il nostro intento è di riuscire a produrre un pensiero, di qualunque natura, in chi ascolta un pensiero. Noi già con “Mary” avevamo fatto la stessa cosa. Noi non siamo dei moralisti, non siamo delle persone che hanno già capito tutto della vita, quindi che cercano di insegne qualcosa o di mandare un messaggio definitivo. Mettiamo in luce dei problemi che sono nascosti o non vengono visti immediatamente. Se qualcuno leggendo il testo o ascoltandolo, riesce ad entrare un minimo dentro e non si fermasse solo all'esteriorità, in quel momento sono sicuro che un pensiero gli arriva in testa, quindi noi abbiamo fatto il nostro dovere. Questo è il bello del nostro pensiero.

D: Hai citato “Mary”, canzone che un po' caratterizza la vostra carriera. Qual è la canzone al quale sei invece più legato?
R: Sembrerà strano ma attualmente la canzone a cui sono più legato è “Vivi per un miracolo”. Perché ci abbiamo lavorato veramente tanto, non per venire qua al Festival, ma per cercare di fare una canzone che avesse una forza indiscutibile.

D: Per la serata dei Duetti, ad attendervi sul palco del teatro Ariston ci saranno i 24 elementi della BMB – Marching Band. Una scelta interessante e anche un po' controsenso con il vostro stile di musica, quindi come nasce l'idea di creare un connubio del genere?
R: Prima di tutto la Marching Band di Besana Brianza non è da confondere con la Marcia di paese, con i vigili o cose del genere. Qui arriva tutto dagli Stati Uniti, dalla cultura che gira intorno ai college, dalle majorette, dal football e noi abbiamo avuto la fortuna di scoprire in Italia che c'è qualcuno legato a quella cultura lì. Tra l'altro la Marching Band è arrivata 4° ai Campionati Nazionali delle Marching Band, quindi sono molto bravi, persone fantastiche e per noi è una vittoria anche avere portato delle persone così sul palco di Sanremo.

D: Il Greatest Hits ripercorre 11 anni di carriera costellata da importanti riconoscimenti, ma c'è qualche episodio amaro che vorreste cancellare?
R: Personalmente no. Abbiamo sicuramente avuto i nostri sgambetti in tutti questi anni e abbiamo sempre cercato di rialzarci. Sappiamo che questo è un mondo difficile ma abbiamo sempre cercato di fare tesoro degli sbagli,anche se può sembrare una banalità, ma nessuno nasce imparato. Magari sbagli ma se capisci l'errore magari la prossima volta eviti di farlo.

D: Nel 1998 uscì il vostro primo album omonimo. in che modo è cambiato il vostro fare musica, se è cambiato
R: All'inizio eravamo meno padroni della nostra musica e avevamo più bisogno di una collaborazione esterna, invece questo disco lo abbiamo scritto, realizzato, registrato tutto noi. la tecnologia va avanti ed è questo che serve a noi. più ce ne appropriamo e più dovremmo essere capaci di fare musica migliore. io mi auguro di andare avanti sempre meglio, di non tornare indietro e di non fare come quelli che cantano sempre la stessa canzone, non hanno niente da dire. è un lavoraccio ma qualcuno lo deve pur fare.

D: “Voi siete quelli che hanno il logo coi tre pomodori”, cantate nella canzone “Senza fine”. Negli anni cosa vi siete portati dietro della spaghetti funk?
R: Su tutto gli insegnamenti di Ax. Lui ci ha aperto una porta, anzi un portone per questo genere musicale in Italia e tutto quello che dice lui noi lo prendiamo come un insegnamento, perché ovviamente J. AX ha fatto tutto prima di noi, tranne Sanremo (ride). Negli anni tanta gente ha collaborato con noi ed è anche uscita dalla Spaghetti Funk, però il cuore di questa famiglia è fatta in realtà da persone che sono molto amiche fra di loro, ovvero J. AX, Space One, Raptus, noi. Quindi questa vicinanza ha fatto si che il pensiero si accumunasse molto e io la Spaghetti Funk la vedo anche molto come era un tempo il clan di Celentano, oppure la combriccola del Blasco, queste cose così insomma. Noi abbiamo la fortuna di stare insieme e quando ci stringiamo, sempre per citare ancora il Blasco, diventiamo forti come un pugno e questa cosa qua secondo me è bellissima e non tutti la possono fare.

D: Avete dichiarato che la vostra musica è formata da 5 parti: testo, atmosfera, rap, parti cantate e musica, 5 dita di una mano che insieme diventano un pugno, forte e secco nello stomaco. È questa la caratteristica che vi riassume?
R: Bellissima! Chi è che l'ha detto? Ah, Grido! (ride) Si, direi che ha sintetizzato perfettamente. Noi siamo un incastro. Per esempio il pugno quando si stringe, le dita si incastrano ed è fondamentale. Se tu non incastri bene le dita rischi di farti male e magari non siamo sempre sincronizzati ma cerchiamo di esserlo. Consci ognuno del proprio ruolo e che non c'è un leader tra di noi, quindi non ci sono smanie o crucci che ci possono essere in altri gruppi, perché l'importante, in assoluto, è fare di più.

Ringraziamo i Gemelli Di Versi per il tempo concesso e auguriamo loro in bocca al lupo per il Festival!

Foto di Gianni Lo Giudice

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