Fabio Dalmasso - 02.03.2009

Torna sulle scene musicali Claudio Valente, nome di primo piano della musica indipendente italiana. In Un po' più adulto si fa spazio la maturità artistica, ma il risultato appare leggermente sotto tono.
Torna sulle scene musicali Claudio Valente, nome di primo piano della musica indipendente italiana. In Un po'più adulto si fa spazio la maturità artistica, ma il risultato appare leggermente sotto tono.
«Lacrime e sbagli certo rimangono, ma per fortuna le foto sbiadiscono. Non sono stanco e adesso canto»: Claudio Valente torna alla carica con un album solista in cui la maturità, artistica e umana, si unisce alle radici new wave nelle quali sguazzò quando era voce solita e compositore degli Art Decò. Una carriera musicale di tutto rispetto che ha visto il suo nome legato a quello di alcune tra le migliori band della scena indipendente italiana: dopo gli Arte Decò, fu la volta dei Circle, con i quali si esibì ad Arezzo Wave e al festival francese di Bearne. Collaborò quindi con i Definitive Gaze e i Revolution approdando infine ai Telegram, protagonisti, inoltre, della rassegna Voci per la libertà.
Dopo aver partecipato allo spettacolo - tributo dedicato a Nick Darke, Le cose dietro al sole, Valente inizia un'intensa collaborazione con il chitarrista, produttore e arrangiatore Simone Chivilò che è ora al suo fianco in questo album solista, Un po' più adulto. Sin dal titolo è evidente l'intenzione di Valente: sia la sua musica che la sua persona sono maturate e cresciute tanto da definire questo progetto adult pop.
Musicalmente sono evidenti le influenze anni ‘80 tipiche della migliore new wave, arricchite, qua e là, da spruzzate di un elettro pop accattivante. In Ci sei tu, ad esempio, vengono subito alla mente atmosfere musicali d'annata che formano la base per una canzone d'amore particolare, in cui, nonostante tutto il peggio che il mondo può andare, «almeno ci sei tu».
Più cupa Giada ha perso un tacco, storia di una neo diciottenne afflitta da mille problemi: prende pastiglie, «non mangia niente, beve solamente», è stata bambina, «ma non ricorda niente»; un brano classico di pop italiano, né pessimo né eccelso. E forse è proprio questo il limite dell'album: Claudio Valente mette insieme dieci canzoni normali, né più né meno.
Il mix di pop e rock di Perdendo te perdendo me è riuscito bene: il ritmo è costante, gli arrangiamenti sono ottimi e il brano suona bene, ma è una delle poche canzoni che colpiscano per qualcosa di suo, di caratteristico. Le altre canzoni sembrano quasi passare senza lasciare una traccia indelebile nell'ascoltatore, a parte l'inizio di La città dei sogni, in cui compare il giro di chitarra di Brimful of Asha dei Cornershop.
I testi affrontano i temi più disparati, certificando la voglia di mettersi in gioco di Claudio Valente: Questo sushi fa schifo è un eccellente esempio di come l'autore cerchi dentro sé stesso, tirando fuori la malinconia dello sguardo verso il passato, mentre in Senzasuono esplode lo smarrimento, la rabbia e la solitudine di un uomo: «Io grido forte ma non sento nulla, ma c'è qualcuno che mi può sentire? Ecco il mio urlo ma è senzasuono».
Complessivamente Un po' più adulto è un album orecchiabile, con alcune canzoni ben riuscite, ma che purtroppo non spiccano troppo da un quadro generalmente piatto, senza un'adeguata verve che riesca a caratterizzare l'album. Un buon lavoro, in cui emerge la qualità artistica di Claudio Valente, ma che forse rimane sottotono rispetto alle sue grandi capacità dimostrate in passato.
Nelle foto: la copertina dell'album e Claudio Valente
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