Tetes de Bois: la Pace il Male della nostra società

Giovanna Pipari - 15.03.2005 testo grande testo normale

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Da qualche mese è uscito il doppio cd dei Têtes de Bois "Pace e male". Ma a volte i dischi non hanno data: non è mai tardi per conoscere quella musica che lascia un segno profondo con dei testi e una ricca e coinvolgente strumentazione che fa magicamente emozionare.


Da qualche mese è uscito il doppio cd dei Têtes de Bois "Pace e male". Ma a volte i dischi non hanno data: non è mai tardi per conoscere quella musica che lascia un segno profondo con dei testi e una ricca e coinvolgente strumentazione che fa magicamente emozionare.

Esce a due anni di distanza dal fortunatissimo "Ferré, l'amore e la rivolta" (2002), che li portò alla vittoria al Premio Tenco come migliori interpreti. Ma, nonostante i premi i Têtes sono rimasti gli artisti di strada che girano col furgoncino FIAT 615 del 1956 per portare a tutti la loro musica, nelle stazioni della metropolitana, in fabbriche abbandonate, lungo le strade, dentro la vasca delle otarie allo Zoo di Roma o lungo il Grande Raccordo Anulare; oltre alle esibizioni, grazie al successo del penultimo cd, su palchi ben più noti.

Anche in questo cd restano confermate delle collaborazioni illustri con delle aggiunte rispetto al precedente lavoro. Tra i tanti: Paolo Rossi e Daniele Silvestri, la fisarmonica di Antonio Salinas, i commenti sportivi di Gianni Mura e Davide Cassani, il violino dell'ex PFM Mauro Pagani, le voci di Arnoldo Foà e Marco Paolini.

Lo stile del gruppo passa come sempre attraverso la riscoperta della poesia di autori italiani come Ezio Vendrame ( in una delle tracce più intense Ce l'ho con l'amore) o Dino Campana (i cui versi ispirano Ondulava) e stranieri come l'amato Leo Ferré ancora presente con un caratteristico inno alla sessualità nella sua forma più carnale, ma non per questo meno lirica nella canzone Una ferita.
Caratteristico del loro impegno sociale lo sguardo rivolto verso i diversi della nostra società come tutti quelli che sono contro e scendono in strada per urlarlo nel testo d'apertura Abbasso Nixon o chi per la sua difformità viene rinchiuso, anche se è ancora capace di amare in Tute. Ma c'è anche un inno alla voglia di cantare solo per divertirsi in Io sono allegro (perché sono cretino) con la complicità del comico Rossi o una semplice struggente dichiarazione d'amore in Le rane.



Non manca una considerazione di rispetto per uno sport di fatica come il ciclismo, metafora della vita fatta di cose più o meno semplici ma tutte da conquistare, nella Canzone del ciclista, dedicata a Fabio Casartelli medaglia d'oro di ciclismo su strada alle Olimpiadi di Barcellona del '92 e morto tre anni dopo per una rovinosa caduta al Tour de France. Niente storie moderne di doping, però, il ciclismo e lo sport in genere per i Têtes de Bois è fatica e sudore, proprio come nei famosi versi di Dino Buzzati che si rimodernizzano con le voci di Gianni Mura e Davide Cassani in Arrivo in salita. Le musiche vanno dal jazz al folkloristico, passando per il pop, in un percorso omogeneo di stili, senza rotture.
Il secondo dei due cd del disco è un cd rom per poter seguire le esibizioni dal vivo del gruppo romano. I Tetes de Bois sono guidati dal carismatico Andrea Satta alla voce (personaggio dotato di forte teatralità nelle esibizioni dal vivo), Carlo Amato al basso, contrabbasso, computer e campionament: Luca De Carlo alla tromba: Angelo Pelini al pianoforte, fisarmonica, tastiere; Maurizio Pizzardi alle chitarre e Gianni Di Renzo alla batteria e percussioni.




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