Goa Boa 2008. Intervista ai Linea 77
Giuseppe Galato - 12.08.2008

Tags: linea 77, nitto, dichiarazione dei diritti civili, goa boa
In occasione della 10° edizione del Goa Boa, che festeggia il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, abbiamo intervistato Nitto, dei Linea77.

D: Come sta andando il tour di “Horror Vacui”?
R: Bene, molto bene. Siam tornati appena adesso dalle ultime due date che abbiamo fatto. Due belle date, con gente che si è divertita, noi pure.
D: Parteciperete al Goa Boa Festival, che quest'anno festeggia il 60° Anniversario della Dichiarazione Universale per i Diritti Umani. Eppure nel mondo vediamo giornalmente i diritti delle persone calpestati. Credi che manifestazioni di questo genere possano muovere qualcosa?
R: Guarda, il fatto che ci siano è sempre un bene. Più che altro è che come essere umani dimentichiamo le cose. Dimentichiamo troppo spesso quello che succede nel mondo. Dimentichiamo anche quello che ci accade accanto. Quindi, non so se servano, ma la cosa principale è che ci si ricordi sempre di quello che ci sta succedendo accanto. Manifestazioni del genere magari non possono cambiare il mondo, ma almeno rinfrescano la memoria.
D: Sul vostro sito troviamo tra i link partner associazioni come Amnesty International ed AMREF. Un po' più su link di aziende private. Non credi sia un po' un controsenso?
R: Ma no. Ma sai cos'è? Non credo che sia un controsenso. Purtroppo il mondo della musica è in una crisi veramente allucinante. Un gruppo, oggi come oggi, deve riuscire a portare avanti le proprie cose anche avendo delle partnership. Il fatto che comunque ci siano delle aziende private che aiutano un gruppo nella propria vita non credo sia un problema, anzi. Cose tipo AMREF o Amnesty International portano un messaggio, vuol dire che il gruppo non si ferma a dire solo puttanate.
D: Voi siete partiti come cover band di Rage Against The Machine e CCCP e avete esordito dal vivo con una cover di “Curre Curre Uaglio'” dei 99 Posse. Come siete riusciti a far convivere questi mondi che, esclusa la matrice comunista, condividono ben poco?
R: Guarda, non lo so se era la matrice politica che ci portava a seguire certe cose. Sicuramente siamo simpatizzanti di quella parte lì. Erano pezzi che ci davano qualcosa. Noi provavamo delle emozioni ad ascoltare certi pezzi, quindi volevamo rifarli. Era solo perché questi pezzi ti regalavano qualche emozione. Non lo facevamo certamente perché la moda era quella.
D: E, parlando di Rage Against The Machine, lo scorso 14 Giugno avete aperto la loro tappa modenese. Com'è stato aprire per un gruppo che ha segnato il vostro percorso artistico?
R: Lascia stare (ride). È stato uno dei concerti più sentiti della mia vita, perché comunque suonare con la band che ti ha iniziato alla musica è stata un'emozione fortissima. Vedere tutta quella gente da tutta Italia, e che bene o male non ci ha accolto male, anzi. Non ci sono parole. Guarda, una cosa bellissima.
D: Perché la gente è affetta da Horror Vacui e come si esce da questa condizione di paura del vuoto?
R: Eh, questa è una bella domanda. Come uscirne non lo so. Ogni disco è un po' la fotografia del periodo che stai passando in quel momento, ed “Horror Vacui” ci sembrava il titolo ideale perché siamo comunque una società dove l'effimero, le cose più superficiali hanno preso ormai un'importanza che è devastante. Ci circondiamo di oggetti e cose proprio per riempire qualcosa che sentiamo vuoto. Però alla fine sono cose che non hanno senso. Non puoi riempire il vuoto con la tecnologia piuttosto che altri artefatti. Questo era quello che volevamo dire, dato che ci siamo accorti che in una società come oggi è così. Come uscirne non lo so. So solo che i fatti mi 'cosano' (ride) e non è bello.
D: Ne usciamo comprando un cellulare all'ultima moda.
R: Veramente. Ci stiamo circondando di cose tipo il laptop più figo e più fine del mondo, il più potente, il cellulare più figo del mondo, e ci stiamo ricoprendo di oggetti che alla fine servono a riempire quel vuoto che hai.
D: “Horror Vacui” è stato prodotto da Toby Wright, famoso per le sue produzioni con Metallica, Fear Factory, Ozzy Osbourne, Kiss, Korn, Alice In Chains e Slayer, fra i vari. È stato importante il suo apporto e quanto ha gravato sul disco?
R: Il vero compito di Toby Wright alla fine è stato proprio far uscire le cose come noi le immaginavamo. L'avevamo chiamato in Italia, gli abbiamo fatto vedere due live nostri, è venuto in giro proprio con noi due giorni, e lui ha capito subito che comunque noi su disco eravamo una cosa invece ai concerti eravamo tutt'altro. Quindi quello che lui voleva principalmente fare era riproporre l'energia live, che è anche la nostra parte che ci caratterizza di più, riproporre quel suono, quell'energia anche su disco. Abbiamo registrato tutti insieme, senza fare prima batteria, poi basso, strumento per strumento, ma tirando giù le mazzate tutti insieme. Secondo me in parte c'è riuscito. Credo sia un disco che suona meglio di tutti i dischi precedenti dei Linea 77. E soprattutto, poi, è riuscito, quando c'era un momento di tensione, a far venire fuori veramente quello che si voleva dal pezzo. I momenti di tensione ci sono, perché è normale, è proprio umano. Quindi lui si metteva in mezzo agli equilibri della band, entrava negli equilibri della band e riusciva a tirarne fuori quello che volevamo senza creare troppe tensioni.
D: Un album che suona live, a livello di impatto.
R: Anche, certo. È il migliore sia a livello compositivo che a livello sonoro, perché se tu vedi gli altri album veramente o suonano di merda (ride), detto proprio papale papale, nel senso che con “Numb” il produttore ha sbagliato proprio la masterizzazione, ha sbagliato con i suoni. Suona veramente male. Con “Avaiable For Propaganda” pure. Suona malissimo quel disco.
D: Ci vai giù duro con le autocritiche.
R: Ma è normale. Sai qual è la cosa bella? È che questo disco, per la prima volta, ha proprio seguito le nostre aspettative. Era come te lo immaginavi. Gli altri, invece, sei sempre rimasto un po' deluso, perché comunque ti aspettavi di più. Ti aspettavi un suono diverso, una cosa diversa.
D: Poi sono cose che magari l'ascoltatore non avverte, ma per chi produce l'album ogni minimo dettaglio è rilevante.
R: Si, ma infatti. Ti dico, sono autocritiche e allo stesso tempo delle pippe mentali di chi fa il disco. Quando noi ascoltiamo i nostri dischi ascoltiamo solo i nostri errori. Sono pippe autoreferenziali. Son proprio quelle cazzate da artisti (ride).
D: Chi è il mostro?
R: Eh! Ce n'è tanti. Proprio tanti. Il mostro è una di quelle entità che vedi tutti i giorni, dal giovane senza nessun tipo di prospettiva ai vecchi senza un minimo di rispetto per quello che fai. Ci sono tanti mostri. Tutti intorno a te. Vivono con noi.
D: Cosa intendete quando dite “Ma quali figli di puttana siamo figli di Checov”?
R: Che siamo figli dell'assurdo. Riusciamo a dire le cose e a negarle allo stesso tempo. Riusciamo a negare l'evidenza. Ed è quello che rappresenta un po' Checov.
D: So che avete una fervida attività compositiva. Scrivete dappertutto, anche sul tour bus. Avete già altro materiale pronto?
R: Non lo so chi t'ha detto queste cose qua, però di solito noi siamo invece tutt'altro. Siamo uno di quei gruppi che ha bisogno di fermarsi e tirare giù roba.
D: A me l'ha detto Dade.
R: Dade è supersupercompositivo. Lui appena ha un'idea la butta giù. Però quando poi ci troviamo tutti insieme per tirare giù le cose abbiamo bisogno di un po' di tempo. Noi scriviamo sempre di getto, nel senso che comunque parte tutto dall'improvvisazione, e quindi c'è quell'attimo lì. Poi viene elaborato. Però abbiamo bisogno proprio un attimo di renderci conto che stiamo lì in quel momento a scrivere roba nuova.
D: A proposito di Dade, ha in mente di registrare qualcosa di nuovo come Antianti?
R: Lui dice di no. Io glielo auguro, sinceramente, perché comunque è un progetto dove tutti i Linea hanno partecipato con vari nomi e nomignoli proprio perché la Earache non doveva saperlo. Io, ad esempio, sono alla fine di “Spara(mi)”, NSG. C'è Paolo che suona in quello lento, non mi ricordo il titolo…
D: “Him In Me”.
R: Esatto, “Him In Me”, con Gionata dei Super Elastic Bubble Plastic. Tozzo in quasi tutte le batterie. Emo non lo so.
D: Al concerto del Primo Maggio del 2004, la famosa versione in “diretta in differita”, per via della Par Condicio veniste censurati. Possiamo sapere ora quali scandalose rivelazioni vennero eliminate dalla versione televisiva?
R: Ma quella è stata proprio una cazzata! Non abbiamo niente di così scandaloso. È partito tutto dal fatto che sei lì davanti a diverse centinaia di migliaia di persone ed hai un'adrenalina addosso che non è poca. E praticamente ad Emo, preso dalla foga, gli venne questa frase, del tipo, “Dove siamo? A una festa di Alleanza Nazionale e vi hanno dato il bromuro?!”. Però era veramente una cazzata, ecco (ride). Non l'avrei presa così male come l'avevano presa quelli della RAI. Siamo a livelli assurdi, non mi meraviglio più di niente. Ci meritiamo il peggio del peggio, non ho più parole.
D: Avete partecipato allo spettacolo “Volumi All'Idrogeno” prodotto dai Subsonica. Un incontro fra musica e letteratura. Quali sono i tuoi autori o libri preferiti?
R: Su tutti Pennac, che ho seguito da sempre. Poi in genere quello che vien fuori di interessante me lo leggo.
D: "Pur essendo rockettari e tatuati amiamo letteratura e cinema. Lo stereotipo del metallaro non si adatta a noi”. Perché, il metallaro standard non ama letteratura e cinema?
R: (ride) Questa cos' è?! Una frase di Emiliano?! È una cazzata. Quello che voleva dire, credo, è che comunque quello che vedi sul palco potrebbe sembrare una cosa cattiva. Talmente cattiva che sembra ignorante. Emiliano rappresenta la parte intellettuale, io la parte ignorante e istintiva. E quindi credo che volesse solo dire che non sei solo una persona che fa musica così per fare, grida così per gridare, ma hai anche una coscienza.
D: Come vedi l'inglobamento di RockFM al gruppo Mondadori e la conseguente chiusura del network?
R: Sono delle logiche aziendali che lasciano poco movimento alle persone che hanno dato la vita alla radio, l'hanno fatta per venti anni. Questa è una cosa brutta. Chi ha comprato le frequenze invece che sfruttare quelle persone, magari anche a livello nazionale, ha preferito chiudere. Ed è ridicolo perché poi faranno le stesse cose che fanno tutte le altre radio. La solita musica senza solfa. Invece di dare un riconoscimento a quelle persone che hanno portato avanti la radio fino a quel momento, e l'hanno portata avanti dignitosamente, preferiscono tagliare. Queste sono le classiche logiche aziendali.
D: “E non mi accorgo che io sono il mio peggior nemico”. Come se ne esce vivi da questa sfida contro sé stessi?
R: Continuando a combattere. A volte è normale non piacersi. L'importante è riuscire a rimanere lucidi e andare avanti.
D: “Are you still looking for an alibi?”. Alibi per cosa?
R: Per cercare lo scontro. Trovare a tutti i costi una ragione per lo scontro.
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