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Afterhours - I milanesi ammazzano il sabato (2008)

Annalisa Esposito - 23.05.2008 testo grande testo normale

Il 2 maggio 2008 è uscito il nuovo album degli Afterhours, I Milanesi Ammazzano il Sabato, e per la promozione, prima del concerto tenutosi l’8 maggio 2008 al Tendastrice, il gruppo ha scelto la sede della FNAC di Roma. Occasione durante la quale la band ha avuto modo di dialogare con il pubblico sul passato, sul presente e sul loro futuro musicale.

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Il 2 maggio 2008 è uscito il nuovo album degli Afterhours, I Milanesi Ammazzano il Sabato, e per la promozione, prima del concerto tenutosi l'8 maggio 2008 al Tendastrice, il gruppo ha scelto la sede della FNAC di Roma, per incontrare il pubblico. Numerose le domande dai parte dei Fan, partendo dalle origini, e attraversando il capitolo Ballads For Little Hyenas, fino a giungere all'entrata dei due nuovi componenti.

L'album si presenta ambiguamente più leggero, ma la leggerezza sta tutta nelle tematiche, nel voler parlare di più argomenti in maniera diversa, confrontandosi con la realtà che ci circonda e che cambia troppo velocemente, sebbene le canzoni siano nate quasi per caso, arrivando a creare qualcosa come accade forse a un gruppo esordiente.

Con uno sguardo verso gli odierni mezzi di comunicazione, tralasciando i media che si sono sempre dimostrati poco interessati all'attività degli Afterhours, oggigiorno molto singolare è il caso del passaparola su internet, che permette anche ad una band come loro di essere ancora sulla cresta dell'onda, di non subire la pressione dopo 18 anni di carriera. Gli After hanno difatti un carattere, molto rock, sebbene siano delle persone autocritiche, che li porta a salvare le cose riuscite meglio, a prendersi anche dei meriti.

Molte domande critiche sul sound del nuovo album, come annotazioni sulla non riconducibilità a quel passato caro ai fan che seguono il gruppo dai tempi di Germi o di Hai paura del dubbio, ma Manuel e soci sembrano proprio essere soddisfatti di questo cambiamento. Un progetto che con l'entrata di Enrico Gabrielli e Roberto Dell'Era, due elementi completamente diversi rispetto al nucleo storico, che hanno apportato un qualcosa e hanno permesso loro di sperimentare, andando a cercare così un suono nuovo, per arrivare a elaborare un disco diverso, appunto, faticando sicuramente, perché il lavoro più duro è sempre non scadere nella routine, senza però dimenticare quel percorso che li ha portati fino a qui.

Trovare un sistema per inserirsi all'interno degli Afterhours non è facile, ma alla fine sono sempre gli strumenti a parlare, a rendere semplice la comunicazione, anche in un gruppo che all'apparenza sembra ostico e che invece si entusiasma nel constatare quanti giovani li seguano.

L'interesse però volge prepotentemente su "Riprendere Berlino", su un luogo della memoria, poiché città cara al gruppo, sul riprendersi delle cose che si sono perse, non per forza materiali, che si può leggere con diverse chiavi di lettura, su cose che si sono perse crescendo e che in realtà si vogliono riprendere. Ciononostante c'è chi riesce a trovare spazio anche per rimandi (o velate polemiche) a quel tour che li ha portati in giro per gli Stati Uniti, suonando davanti a 5 o anche a 2000 persone, riscoprendo quelle sensazioni legate agli inizi, davanti ad un pubblico che li giudicasse soltanto per quello che riescono a trasmettere, senza filtri, senza sapere soprattutto chi sono. Un mettersi in gioco notevole, per colpa o non di un pregiudizio negativo o positivo, che in Italia stava incominciando a mancare e da qui la necessità di "esportarsi".

Tra aneddoti e ricordi simpatici riguardanti il rapporto fra di loro, e semplici curiosità, come il perché del nome Afterhours (è il nome di una canzone dei Velvet Underground) o di come sia nata l'idea di fare un concerto/karaoke (come è successo alla Casa 139 di Milano) senza che però nessuno ne fosse a conoscenza, il tempo scorre veloce.
Riguardo ad altri gruppi non ritengono, esclusivamente per una questione di un buon gusto, di doversi esprimere al riguardo, all'opposto invece, non si sprecano commenti positivi e negativi da parte dei fan sempre su quel passato (musicale) al quale molti sono legati ma che, attraverso le parole di Manuel Agnelli, sembrerebbe non dovere tornare più. Per quanto riguarda il nuovo album sono già pronti alcuni brani in inglese, giustappunto, poiché la band in America conta di ritornarci A Giugno, anche se per Manuel Agnelli fino ad ora il concerto più bello resta il "Roma Tendastrisce 2006", per una sorta di alchimia tra il gruppo e il pubblico creatasi durante quell'evento.

E tra regole di marketing, generazioni a confronto, internet e metodi di comunicazione molto veloci, motivi più o meno seri legati alle loro presenze al Primo Maggio, retoriche sull'odierna società, e argomenti vari, si conclude l'interessante incontro tra gli Afterhours e il (loro) pubblico. Con questo album insomma, i milanesi Afterhours si sperimentano completamente in una nuova veste, pronti a tutto, anche a una scissione da parte del pubblico nei loro confronti, tra chi (purtroppo o per fortuna) rimarrà per sempre incatenato solo ed esclusivamente a quel sound recepito fino a Ballate per piccole iene e chi invece avrà il coraggio di fare un tuffo nel buio, scoprendo e amando le diverse sfaccettature di I Milanesi ammazzano il sabato.

Componenti del gruppo:
Manuel Agnellli - vocals, guitars
Giorgio Prette - drums
Giorgio Ciccarelli - guitars
Dario Ciffo - violin
Roberto Dell'Era - bass (new)
Enrico Gabrielli - keyboards, sax, bass clarinet, flute (new)


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